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“Quel posto nel tempo”, un viaggio metaforico sull’Alzheimer

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La poesia del tempo nel film di Nuzzo sull’Alzheimer

Quel posto nel tempo‘ è il secondo lungometraggio da regista per Giuseppe Alessio Nuzzo e prende ispirazione da due suoi lavori precedenti, il corto Lettere a mia figlia e il docufilm ‘Manuale sull’Alzheimer‘.

Il tema da cui parte la narrazione è lo stesso per le tre opere, la malattia che cancella la memoria; ma la sceneggiatura del lavoro più recente, scritta da Nuzzo con Eitan Pitigliani, nasce da un soggetto di Giovanni Mazzitelli e da anni di ricerca attraverso studi, interviste e il supporto scientifico del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova.

Il film racconta la storia di Mario, direttore d’orchestra in pensione, che trascorre i suoi giorni in un resort di lusso nel sud dell’Inghilterra. Soffre da tempo di Alzheimer e viene spesso assalito da ricordi improvvisi che poi, puntualmente, dimentica. Vive con la paura che la malattia possa cancellare il suo passato, fatto di fama e successi. Ma soprattutto dell’amore di sua moglie Amelia, morta anni prima, e di sua figlia Michela, che spera un giorno di ritrovare in un posto lontano dal tempo. La realtà si confonde tra flashback e visioni immaginarie, fino a portare lo spettatore a vivere in prima persona, attraverso gli occhi del protagonista, il terrore della malattia.

La pellicola, prodotta da Eduardo Angeloni per An.tra.cine., affronta in modo originale il tema dell’Alzheimer: un continuo viaggio nel tempo attraverso ricordi veri o immaginari. Come era già avvenuto per l’esordio, con ‘Le verità‘, Nuzzo osa sia a livello tecnico che narrativo.

Lo spettatore viene messo dinanzi ad un labirinto metaforico che dispiega la trama con un montaggio quasi onirico, non distaccandosi e non eludendo mai l’effetto impietoso della malattia. I ricordi che svaniscono, quelli che tornano inesorabili, improvvisi e incontrollabili sono tutti accomunati e condizionati dall’Amore, svanito, cercato, perduto, ritrovato. L’Amore necessario, fondamentale ad affrontare una patologia che dissolve l’esistenza degli individui.

Un’opera impegnata e impegnativa con un grande Leo Gullotta

Un bravissimo Leo Gullotta veste i panni del protagonista Mario, riuscendo a sconvolgere e commuovere con lo sguardo assente, l’espressione di smarrimento, paura per sensazioni e pensieri che sono destinati a durare pochi minuti, se non addirittura secondi.

Il cast che lo circonda, chiamato ad una prova attoriale ed emozionale tutt’altro che semplice, non delude con Giovanna Rei, Gigi Savoia, Tina Femiano, Erasmo Genzini, il cameo di Tomas Arana e soprattutto la convincente Beatrice Arnera nel ruolo della figlia Michela.

Girato in luoghi suggestivi come la Reggia di Caserta, la Reggia di Portici, le strade di Sorrento e Napoli e piazza Plebiscito, ‘Quel posto nel tempo‘ è un film impegnato e impegnativo, un’esperienza che coinvolge il pubblico sia per la probabile immedesimazione, data la diffusione sempre più larga dell’Alzheimer nella società contemporanea, sia perché non è semplice tessere i fili di una trama emblematicamente metaforica.

Per un’opera cinematografica che tratta questo tipo di patologia in maniera inusuale, la scelta narrativa diventa un pregio. Il percorso emotivo di chi vede il film può viaggiare parallelamente, almeno per un’ora e mezza, alla condizione psico-affettiva di chi soffre di Alzheimer e di coloro che gli vivono accanto prendendosene cura.

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