NAPOLInelCINEMA

Napoli è Cinema…fa Cinema…ispira il Cinema

Cinema ItalianoFilmRecensioni

“Mi batte il corazon” riempie le sale: la scommessa vinta da Peppe Iodice con la regia di Francesco Prisco

condividi articolo

C’è sempre una certa diffidenza che accompagna il debutto cinematografico, da protagonista, di un comico affermato. La storia del cinema italiano è disseminata di tentativi incerti, opere fragili incapaci di tradurre la forza del palcoscenico (teatrale o televisivo) sul grande schermo. Ecco perché Mi batte il corazon rappresentava, alla vigilia, una scommessa tutt’altro che semplice. E invece la sorpresa arriva, ed è di quelle che meritano attenzione e che hanno tutti gli elementi per portare la gente al cinema.

Ambientato tra Napoli e la sua provincia, il film segue la parabola di Peppe Iovine, giornalista di una piccola emittente locale, intrappolato in una insoddisfacente vita da ipocondriaco cronico fino a quando un vero infarto lo strappa improvvisamente alla quotidianità. Fine dei giochi — o almeno così sembra. Perché il giorno dopo, nel pieno del suo funerale, Peppe si risveglia nella bara. Da quel momento inizia una surreale odissea: per lo Stato è morto, per la moglie è un enigma, per gli amici un miracolato. Alla domanda inevitabile — “cosa hai visto nell’aldilà?” — la risposta è tanto semplice quanto destabilizzante: “ho visto Maradona!“. Da qui prende forma una rinascita esistenziale fatta di verità senza filtri, confessioni scomode e un percorso umano che oscilla tra ironia e malinconia.

Il merito principale della riuscita del film va condiviso tra il regista Francesco Prisco e il protagonista Peppe Iodice. Una collaborazione che funziona perché costruita sull’equilibrio: Iodice abbandona la tentazione di dominare la scena come fa a teatro e in tv e si affida alla regia, mentre Prisco dimostra grande sensibilità nel contenerne l’energia, modellandola sulle esigenze del racconto. Determinante è la sceneggiatura, firmata dal regista insieme a Marco Critelli e Francesco Burzo, che riesce in un’impresa non scontata: espandere l’impianto del testo teatrale, Ho visto Maradona, senza disperderne l’intensità.

Il film guadagna così respiro, stratifica i temi e introduce una coralità che arricchisce la narrazione. Ed è proprio il cast a rappresentare uno dei punti di forza più evidenti. Attorno a Iodice si muove una compagnia affiatata — da Antonio Milo a Francesco Procopio, passando per Francesco Mastandrea, Maria Bolignano e Yari Gugliucci — sostenuta da interpreti solidi come Gigi Savoia, Ivan Castiglione, Gianni Ferreri, Alan De Luca, Gianni Parisi, Mimmo Manfredi e il giovane Nicola Bello.

Ma è soprattutto Ivana Lotito, nel ruolo della moglie di Iovine, a dare profondità emotiva al racconto, costruendo un contrappunto credibile che evita al film di trasformarsi in un monologo prolungato. A rendere il tutto ancora più autentico contribuiscono le apparizioni delle figlie di Iodice, Sofia e Gloria, insieme a un irresistibile gruppo di anziani che fa da spalla al protagonista in alcune delle scene più esilaranti.

Sul piano produttivo, il film si inserisce pienamente nel fermento del cinema napoletano e campano degli ultimi vent’anni. È prodotto da Alessandro e Andrea Cannavale per Run Film, in collaborazione con realtà eterogenee e produttive indipendenti; un sistema virtuoso sostenuto anche da partner del territorio e da presidi culturali locali, che contribuiscono a rendere il film profondamente radicato nel suo contesto.

Dal punto di vista tecnico, Mi batte il corazon mostra una cura tutt’altro che secondaria: la fotografia di Emilio Costa, il montaggio di Davide Franco, i costumi di Martina Picciola e le scenografie di Pasquale Topo , così come le musiche originali del maestro Adriano Pennino (reduce dalla vittoria di Sanremo con “Per sempre si” di Sal Da Vinci) che sottolineano con discrezione i passaggi emotivi. E, a proposito di musica, vanno citate due canzoni presenti nel film: “E si turnasse a nascere” di Gigi D’Alessio e “Chella llà” di Gabriele Esposito.

Anche se evidente, e dichiaratamente ironico, non tutti coglieranno l’omaggio all’emittente televisiva Canale 21: nel film la rete per cui lavora il protagonista diventa “Canale 31”, il direttore si chiama Chiarienzo — evidente rimando al giornalista Umberto Chiariello — mentre il proprietario è l’ingegner Piemonte, gioco di specchi che richiama l’editore storico del canale napoletano, il Dottor Torino. Un dettaglio che sottolinea il legame con il territorio e aggiunge un ulteriore livello di lettura per il pubblico locale.

Peppe Iodice (foto di Alfonso Romano)

Il tono è forse l’aspetto più riuscito dell’opera: il film evita la scorciatoia della comicità facile, dosa con intelligenza le battute e lascia spazio a momenti di sincera tenerezza. Si parla di vita e di morte, di adolescenza e di anzianità, del tempo che passa come l’intensità dei rapporti di coppia, e non mancano le frecciatine al mondo giornalistico e a quello accademico. L’istrionismo di Iodice è presente ma mai invadente, segno di una scelta azzeccata per il passaggio al cinema nel momento giusto.

Francesco Prisco, già autore di opere come Nottetempo e Bob & Marys, oltre che sceneggiatore e supervisore artistico per i film de I Ditelo Voi e per il bellissimo Nero di Giovanni Esposito, conferma la sua capacità di muoversi tra commedia e dramma, mescolando i registri con naturalezza. Mi batte il corazon è un film divertente che può incontrare il gradimento di un vasto pubblico, come stanno dimostrando gli incassi dei primi giorni (primo al botteghino per media/copie nella prima settimana di uscita in sala).

condividi articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *