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ERA di Vincenzo Marra, una commedia umana che parla a tutte le età

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Presentato al Bif&st tra risate fragorose e applausi convinti, ERA segna una svolta sorprendente nella filmografia di Vincenzo Marra. Autore da sempre legato a un cinema del reale (sia di finzione che nei documentari), spesso duro e spigoloso, Marra si cimenta per la prima volta con la commedia, senza però tradire il suo sguardo: lo sposta, semmai, su un terreno più leggero solo in apparenza, dove il sorriso convive costantemente con la malinconia.

Ambientato in una Napoli borghese e viva, il film ruota attorno alla figura di Lina, un’anziana combattiva che si ostina a restare padrona della propria esistenza. Attorno a lei si muove un piccolo universo familiare disfunzionale e tenerissimo: figli sessantenni irrisolti, una sorella battagliera, un vicino innamorato e una badante straniera destinata a scardinare equilibri e pregiudizi.

Marra costruisce una commedia “alla De Filippo”, più per eredità di tradizione che per volontà ben precisa, capace di affrontare temi profondamente contemporanei: l’invecchiamento, la paura della perdita di autonomia, l’integrazione culturale, ma anche la fragilità delle relazioni familiari.

Il rapporto tra Lina e Amilà, la badante cingalese che inizialmente sembra distante anni luce dal mondo della protagonista, diventa il cuore pulsante del film: uno scontro che evolve in alleanza, poi in autentica amicizia. È qui che Marra dimostra la sua sensibilità di autore del reale, cogliendo nei dettagli quotidiani la verità dei sentimenti.

Straordinaria Dalia Frediani nel ruolo di Lina, capace di oscillare con naturalezza tra rabbia, ironia e commozione, partendo da una recitazione quasi urlata arrivando a sussurrare le sue parole nell’epilogo . I battibecchi con la sorella interpretata da Rosaria D’Urso sono tra i momenti più riusciti del film: ritmo, verve e un sapore autenticamente partenopeo.

Sempre più convincente Giovanni Esposito, ormai vicino ai grandi caratteristi della commedia all’italiana, così come Maurizio Casagrande e Angela De Matteo, perfettamente inseriti in un meccanismo corale che non concede protagonismi eccessivi. Vanno segnalati i cameo di Antonio Gerardi e di un ispirato Biagio Manna. Delizioso il contributo delle due badanti, interpretate da Marinì Fernando e Francisca Mahawasala, ma la vera sorpresa è il gruppo di anziane non professioniste, che dona al film una freschezza quasi neorealista. E poi c’è Antonio Venturini: il suo Don Eduardo è una figura di struggente dolcezza, un innamorato fuori dal tempo che conquista lo spettatore con una semplicità disarmante.

La regia di Marra è solida, misurata, mai invadente. Si avverte la lezione del documentario nella scelta di lasciare respirare le scene, anche in interni, di affidarsi ai tempi naturali degli attori e alla verità dei dialoghi. Ma allo stesso tempo emerge un amore dichiarato per la grande tradizione della commedia all’italiana, da Monicelli a Risi, filtrata attraverso una sensibilità contemporanea. Il risultato è un equilibrio riuscito tra costruzione narrativa e spontaneità, tra scrittura e vita vissuta.

Il finale è di quelli che arrivano piano, senza forzature, e colpiscono dritto al cuore. Sulle note di “Era de maggio” cantata da Roberto Murolo, il film trova la sua sintesi più autentica: la vita che sfuma, ma lascia dietro di sé legami, ricordi, amore. È un momento di rara delicatezza, che trasforma la risata in commozione e restituisce senso a tutto il percorso narrativo.

Con “ERA”, Vincenzo Marra firma una commedia umana, capace di far ridere senza superficialità e di emozionare senza retorica. Un film che guarda alla vecchiaia senza paura, ma con rispetto e ironia…e che, proprio per questo, parla a tutte le età.

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