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“Immoral Love”: una parabola sulla im-moralità artistica ed umana

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“Cosa sei disposto a fare pur di girare un film?”

Al Teatro Zona Vomero di Napoli il 12 aprile è stato presentato ‘Immoral Love‘, lungometraggio d’esordio del regista Nicola Guarino. Remake dell’opera giapponese Lowlife Love’ di Eiji Uchida, il film di Guarino ne riprende il soggetto mantenendo i nomi asiatici dei personaggi e adattando la sceneggiatura al contesto italiano, ancor di più a quello napoletano dato che la vena ironica nella narrazione diventa predominante. Il sottotitolo che accompagna ‘Immoral Love è esemplificativo dell’argomento trattato: “Cosa sei disposto a fare pur di girare un film?

La storia raccontata ha per protagonista Tetsuo, un regista che, dopo un fantomatico esordio dietro la macchina da presa con ‘La cavalla insanguinata’, insegue l’illusione di trovare la sceneggiatura perfetta per girare l’opera della sua vita. Intanto, per evitare di prendersi delle responsabilità sia come professionista che come uomo, il fallito trentanovenne vive ancora con la madre, frequenta ogni sera una o più donne diverse portandole a casa, ruba i soldi della pensione del padre e chiede continuamente “in prestito” agli amici e alla sorella denaro che non ha alcuna intenzione di restituire.

Con un amico e fido collaboratore che gira filmini porno da rivendere per fare cassa, ha aperto una scuola di recitazione promettendo a tutti un ruolo nel suo prossimo film, consapevole del fatto che probabilmente non lo realizzerà mai, con l’unico vero intento di fare soldi e ricevere i favori sessuali delle studentesse. Eppure, nonostante lo squallore e l’inettitudine che pervadono la sua esistenza, Tetsuo inizia concretamente a pensare di tornare a girare quando gli capita tra le mani un’ottima sceneggiatura e intravede le potenzialità artistiche di una sua talentuosa alunna. E così il sogno pare prendere forma… ma c’è da fare i conti con quella guerra chiamata Cinema.

Una parabola sulla im-moralità artistica ed umana

Immoral Love è una parabola sulla im-moralità artistica ed umana, un atto d’amore verso il Cinema ma allo stesso tempo un ritratto impietoso della Settima Arte considerata “una troia di cui ci si innamora ma che non bisogna mai lasciare sola, quindi tanto vale continuare a scoparsela“. Nicola Guarino, apprezzato già per lavori come il corto ‘I really love…’ e la web serie ‘Fade to black‘, ha trovato nel film giapponese di cui ha deciso di fare il remake un’idea da sviluppare per provare a dimostrare che fare Cinema indipendente è possibile, a budget ridotto, con la voglia di sperimentare, affidandosi ad un gruppo di attori e tecnici di valore, grazie alla collaborazione artistica di Vittorio Adinolfi e di Giovanni Del Monte e alla lungimiranza produttiva di Dina Ariniello, senza necessariamente stare a pensare se si riuscirà o meno ad andare in sala.

Girato in 4 settimane per colpa delle impreviste nevicate su Napoli, con altre 4 di post produzione, ‘Immoral Love‘ sorprende per la varietà tecnica di ripresa, merito del direttore della fotografia Vincenzo Pascolo e del cast tecnico, che alterna lo stile documentaristico alle scene “teatralizzate” in interni sia con camera fissa che con camera a mano; da sottolineare anche il suono in presa diretta con la maggior parte dei rumori di sottofondo presenti con l’intenzione di dare l’idea allo spettatore di essere nel luogo della scena a cui sta assistendo e le belle canzoni del gruppo funky partenopeo Vintinove e Trenta che accompagnano la colonna sonora di Giulio Fazio. Molto bravi i protagonisti Giovanni Del Monte e Diego Sommaripa, nei panni del regista e del suo fido assistente, soprattutto nei duetti e nei cambi di registro interpretativo evidenti nell’evoluzione emotiva dei loro personaggi.

Addirittura spassoso il ruolo che si ritaglia lo stesso Guarino impersonando l’ambiguo produttore che finisce per fare quasi da termometro morale per il protagonista con i suoi continui aforismi. Un plauso va fatto a tutto il cast artistico e in particolare a Noemi Coppola, a cui è affidato il tocco nipponico del film, alla bravissima Simona Barattolo, a Giovanna Landolfi, a Daniela Cenciotti, a Marco Cavalli, a Francesca Laino, e ai ragazzi della gang del contrabbando di Cinema. A proposito di questi ultimi, una delle trovate più simboliche di ‘Immoral Love‘, una divertente “genialata”, è quella degli spacciatori di film d’autore, oltre che porno, da cui si recano, di nascosto, veri e propri cinemadipendenti per scovare le opere di Buñuel, Fassbinder, Truffaut, Herzog con parola d’ordine “Woody Allen e Kurosawa” in risposta alla domanda “a dummeneca cu chi t’a faje“.

Alcune caratterizzazioni macchiettistiche così come la tecnica di ripresa non univoca potrebbero risultare pecche per lo spettatore convenzionale, mentre vanno segnalate come capacità di sperimentazione e di originalità che dovrebbero essere ricerca costante per il Cinema indipendente. Come annunciato dal regista Nicola Guarino e dalla produttrice Dina Ariniello ‘Immoral Love‘ comincerà un percorso di presentazioni festivaliere in cui potrà essere visionato dagli addetti ai lavori, ma la speranza è che quanto prima oltre ad altre proiezioni in sala arrivi sul web per raggiungere un pubblico più vasto… del resto anche il Cinema indipendente, a prescindere dalla mancanza di distribuzione, merita di essere visto dagli spettatori interessati.

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