Andare al cinema o film a casa? come dire, fare l’amore o masturbarsi?


Quando nel 2012 Larry Clark decise di distribuire Marfa Girl esclusivamente online, evitando le sale cinematografiche, molti considerarono quella scelta una provocazione estrema, quasi un gesto politico contro l’industria cinematografica tradizionale. Il fotografo e regista americano, autore di opere controverse e radicali come Kids e Ken Park, sosteneva che il futuro del Cinema sarebbe inevitabilmente passato attraverso internet, perché le piccole sale indipendenti stavano chiudendo una dopo l’altra e il sistema distributivo hollywoodiano era diventato economicamente insostenibile per chiunque volesse fare un Cinema libero.
A distanza di oltre dieci anni bisogna ammettere che Larry Clark, almeno in parte, aveva visto giusto.
Oggi viviamo immersi nello streaming. Le piattaforme si sono moltiplicate a dismisura: Netflix, Prime Video, Disney+, Apple TV, Paramount+, Mubi, Now, la neo nata HBO Max e decine di altre ancora, combattono ogni giorno una guerra silenziosa per conquistare spettatori, abbonamenti e tempo libero. Il Cinema è diventato un contenuto disponibile ovunque, in qualsiasi momento, consumabile sul divano, sul letto, in treno, sullo smartphone o sul monitor di un computer mentre si fa altro. La ritualità della sala cinematografica è stata progressivamente sostituita dalla comodità domestica e dall’idea che vedere un film equivalga semplicemente a “guardare qualcosa”.
E nel frattempo le sale continuano a morire.
Soprattutto quelle piccole, cittadine, indipendenti. Quelle che per anni hanno rappresentato un presidio culturale nei quartieri, luoghi dove si formavano cinefili, dove si scoprivano registi sconosciuti, dove un film poteva ancora essere un’esperienza condivisa e non soltanto un prodotto da consumare rapidamente prima di passare alla serie successiva suggerita da un algoritmo. Oggi sopravvivono quasi esclusivamente i multiplex, sempre più simili a centri commerciali dell’intrattenimento, dove il Cinema spesso conta meno dei popcorn, dei menù combo e delle operazioni commerciali legate ai blockbuster.

E come se non bastasse, andare al cinema è diventato costoso.
Il prezzo dei biglietti continua ad aumentare costantemente, spesso senza alcuna reale giustificazione qualitativa dell’esperienza offerta. Per una famiglia vedere un film in sala può trasformarsi facilmente in una spesa importante, soprattutto in un periodo storico in cui il costo della vita cresce ovunque. Così molte persone rinunciano, aspettano l’uscita sulle piattaforme oppure scelgono la strada dello streaming illegale, fenomeno che non è mai realmente scomparso e che anzi continua ad esistere proprio perché l’offerta legale, frammentata tra decine di abbonamenti differenti, è diventata economicamente complicata da sostenere.
Per anni l’industria ha raccontato che il nemico del cinema fosse internet, che la colpa della crisi delle sale appartenesse ai download illegali, ai torrent, ai siti pirata. Ma questa è sempre stata una verità parziale. Le persone non hanno smesso di amare il Cinema; hanno smesso di percepire la sala come accessibile, conveniente e soprattutto necessaria. Perché ormai quasi tutto arriva in streaming dopo poche settimane. A volte addirittura contemporaneamente all’uscita cinematografica. Centinaia di migliaia di film saltano completamente l’uscita in sala per essere distribuiti esclusivamente on line. E allora il pubblico si abitua ad aspettare, perde il desiderio dell’evento, della condivisione collettiva, del buio in sala. Si disabitua lentamente al Cinema come esperienza fisica.

Eppure dovrebbe essere inutile sottolineare che esiste una differenza enorme tra vedere un film al cinema e guardarlo a casa. Non importa quanto grande sia il televisore, quanto perfetto l’impianto audio o quanto comodo possa essere il divano: un’opera cinematografica, di qualsiasi genere, nasce per il grande schermo, per l’immersione totale, per quell’isolamento dal mondo che soltanto una sala può offrire. A casa il film compete con notifiche, pause, telefoni, frigoriferi, conversazioni, distrazioni continue. Diventa spesso un sottofondo. Il Cinema, invece, richiede attenzione. Presenza. Abbandono.
Ed è qui che nasce inevitabilmente il paragone provocatorio: la differenza tra vedere un film al cinema e guardarlo a casa è la stessa che passa tra fare l’amore con qualcuno e masturbarsi. Certo, il piacere può esistere in entrambi i casi, nessuno lo nega. Ma l’esperienza non è la stessa. Nel primo caso c’è condivisione, coinvolgimento emotivo, partecipazione fisica; nel secondo c’è comodità, immediatezza, controllo totale dell’esperienza. Funziona, ma manca qualcosa.
Il rischio vero, oggi, non è la morte del Cinema, ma la perdita della sua identità. Perché se ogni film diventa semplicemente un contenuto da piattaforma, indistinguibile da una serie tv, da un video YouTube o da un reel consumato distrattamente sul telefono, allora il problema non sarà più dove guardiamo i film, ma il modo in cui abbiamo smesso di viverli. L’importante è essere sempre consci della differenza sostanziale che c’è tra fare l’amore e masturbarsi.
* L’articolo in questione è un “aggiornamento” di quello pubblicato nel novembre 2012 su L’Indiependente…stesso tema, stesso titolo…riscritto oggi nell’era delle piattaforme e dello streaming totale

