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“Isola. Luoghi e miti di Alfonso Gatto”: la poesia che torna nei suoi luoghi

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Al Cilento Fest 2026 l’anteprima del docufilm di Marcello Napoli, con la supervisione e la scrittura di Maurizio Fiume. Un viaggio nella vita, nella poesia e nella memoria di Alfonso Gatto, a cinquant’anni dalla scomparsa

Ci sono poeti che appartengono ai libri e poeti che, invece, sembrano chiedere continuamente di essere riportati nei luoghi da cui sono partiti. Alfonso Gatto appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ed è proprio da questa esigenza, più che da una semplice volontà celebrativa, che nasce Isola. Luoghi e miti di Alfonso Gatto, il docufilm diretto da Marcello Napoli, scritto e seguito nella supervisione da Maurizio Fiume, presentato in anteprima nazionale il 18 agosto al Cilento Fest – Cinema e Borghi 2026, nel borgo di Perito.

Prodotto da Solefilm, il documentario arriva nel cinquantenario della scomparsa del poeta salernitano e sceglie una strada interessante: non costruire un monumento a Gatto, ma provare a rimettere in movimento la sua poesia, facendola dialogare con i luoghi, le persone e la sensibilità del presente. Il progetto nasce infatti dall’idea di riportare la poesia di Gatto «nei luoghi e nelle vite di oggi», trasformandola in una voce ancora capace di parlare di identità, memoria e cura. Il titolo è già una dichiarazione di poetica. Isola è infatti la raccolta con cui, nel 1932, il giovanissimo Alfonso Gatto entrò sulla scena letteraria italiana e si avvicinò alla stagione dell’ermetismo.

Ma l’isola, nel film, non è soltanto un riferimento bibliografico: diventa una condizione dell’anima, un luogo fisico e insieme interiore, fatto di appartenenza e distanza, radici e solitudine. È questo il punto di partenza di un racconto che attraversa la biografia e la poesia di Gatto senza separarle. Nato a Salerno nel 1909, figlio di una famiglia legata al mare, Gatto porta il Sud dentro tutta la propria esperienza umana e letteraria. La sua vicenda passa attraverso il giornalismo, l’insegnamento, la militanza antifascista, l’arresto, la Resistenza e una produzione che, dalla stagione ermetica, approda progressivamente a una poesia più civile, luminosa e profondamente legata alla memoria, agli affetti e al paesaggio meridionale.

Isola sceglie di raccontare tutto questo attraverso un dispositivo che evita, per quanto possibile, la rigidità della biografia documentaria tradizionale. Il film evoca, spiega e interpreta il mondo poetico di Gatto, affidandosi alle parole e alle immagini, ma anche alla presenza degli interpreti Yari Gugliucci, Ludovica Ferraro e Ariele Fiume, alla voce narrante di Roberto De Francesco e soprattutto agli interventi di Silvio Ramat, tra i massimi studiosi della poesia italiana del Novecento e uno dei più autorevoli conoscitori dell’opera di Gatto.

La presenza di Ramat costituisce uno degli elementi di maggiore forza del progetto. Il suo rapporto con Gatto non è quello di un semplice esperto chiamato a fornire informazioni: Ramat ha curato per Mondadori l’edizione delle Tutte le poesie del poeta salernitano, un lavoro sviluppatosi nel corso di decenni e arrivato nel 2017 a una forma accresciuta e aggiornata.

Nel docufilm la sua lettura contribuisce dunque a restituire profondità critica a un racconto che vuole, allo stesso tempo, raggiungere anche chi non conosce ancora Gatto. Ed è proprio qui che Isola trova la propria ragione cinematografica. Raccontare un poeta attraverso un documentario significa correre il rischio di trasformare il cinema in un’illustrazione della letteratura. Il progetto di Napoli prova invece a compiere il percorso inverso: sono la poesia e la figura di Gatto a diventare strumenti per guardare nuovamente i luoghi. Il paesaggio meridionale, il mare, la memoria, le «cose povere», l’infanzia diventano così non semplicemente lo sfondo della vicenda del poeta, ma parte integrante della sua identità.

Nel mondo di Gatto il luogo non è mai soltanto geografico: è una forma della memoria. E l’isola è contemporaneamente radice e separazione, appartenenza e condizione di solitudine. Il film sembra dunque suggerire che la poesia di Gatto non debba essere necessariamente «spiegata» per tornare a vivere. Deve piuttosto essere rimessa in ascolto. La stessa dichiarazione d’intenti dell’autore parla di una «valigia» mai completamente aperta: quella di un poeta viaggiatore, capace di attraversare l’Italia osservandone le contraddizioni, le ferite, la resistenza al potere, ma anche la ricchezza del paesaggio umano e naturale. È un’immagine particolarmente efficace per comprendere la struttura ideale del documentario: Gatto come uomo con una valigia sempre pronta, e dentro quella valigia non soltanto libri e versi, ma luoghi, incontri, storia, memoria e vita. In questa prospettiva assume un significato particolare anche il rapporto fra poesia e testimonianza.

Gatto non viene presentato come una figura immobile della letteratura del Novecento, ma come un autore nel quale esperienza individuale e storia collettiva si incontrano continuamente. La sua poesia nasce dall’ermetismo, ma non resta confinata nell’ermetismo; attraversa la guerra, l’antifascismo e la Resistenza e torna poi verso una dimensione più intima, senza perdere quella tensione morale che ne costituisce uno degli elementi distintivi.

Il docufilm, con i suoi 53 minuti, alterna colore e bianco e nero ed è realizzato in 4K. La fotografia è di Antonio Grambone, le animazioni sono di Sole Fiume, il montaggio di Alessandra Carchedi. Una struttura produttiva che conferma la volontà di far dialogare linguaggi differenti, evitando che la dimensione letteraria rimanga separata da quella propriamente cinematografica. La scelta del Cilento Fest come luogo dell’anteprima appare, in questo senso, particolarmente coerente. Il festival nasce infatti con una vocazione precisa: raccontare attraverso il cinema i paesi e le aree interne.

Isola porta all’interno di questa cornice un autore che proprio nel rapporto con il Sud, con il paesaggio e con la memoria trova una delle chiavi essenziali della propria opera. Il risultato più interessante dell’operazione è allora quello di non trattare Alfonso Gatto come una figura da commemorare, ma come una presenza da interrogare. A cinquant’anni dalla sua morte, la domanda implicita del film non è soltanto «chi è stato Alfonso Gatto?», ma soprattutto «che cosa può ancora dirci Alfonso Gatto?».

La risposta passa attraverso un’idea semplice e, proprio per questo, potente: la poesia può continuare a essere un luogo. Un rifugio, come suggerisce il concept del film, ma anche uno spazio di incontro e di riconoscimento. Un luogo nel quale la memoria individuale può incrociare quella collettiva e nel quale il passato non viene conservato sotto una teca, ma rimesso in circolo.

Isola. Luoghi e miti di Alfonso Gatto sembra voler fare esattamente questo: aprire una valigia e guardare cosa è rimasto dentro. Versi, paesaggi, fotografie, voci, testimonianze, frammenti di una vita. E scoprire che, a cinquant’anni dalla scomparsa del poeta, quella valigia non è ancora vuota. Perché Alfonso Gatto, come suggerisce il film, non è soltanto un autore da ricordare. È ancora un compagno di viaggio.

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