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Peppe Iodice: “Raccontare una Napoli eccellente è la mia sfida”. L’incontro al Social World Film Festival

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Al XVI Social World Film Festival con Mi batte il corazon, il suo primo film da protagonista

L’attore racconta la forza del lavoro di squadra, l’incontro con Francesco Prisco e la responsabilità di raccontare una Napoli diversa dagli stereotipi

C’è un momento nella carriera di ogni artista che rappresenta una svolta. Per Peppe Iodice, volto amatissimo della comicità partenopea, quel momento si chiama Mi batte il corazon, il primo film che lo vede protagonista assoluto sul grande schermo. Arrivato in sala in primavera, incassando a sorpresa quasi un milione di euro, presentato in occasione della sedicesima edizione del Social World Film Festival, il film segna un nuovo capitolo nel percorso artistico di Iodice, da anni protagonista tra teatro, televisione e spettacoli dal vivo, dove ha saputo conquistare il pubblico con una comicità capace di far sorridere senza rinunciare alla riflessione.

A dirigere il film è Francesco Prisco, regista sensibile e raffinato, autore di opere come Nottetempo e Bob & Marys, che con Mi batte il corazon conferma una cifra stilistica fatta di autenticità, umanità e attenzione ai personaggi. La produzione porta la firma della Run Film di Andrea e Alessandro Cannavale, realtà ormai consolidata del panorama cinematografico italiano e sempre più impegnata nella valorizzazione di storie e talenti del territorio.

Dopo aver recensito il film accompagnandone l’uscita in sala, abbiamo incontrato Peppe Iodice durante la Mostra Internazionale del Cinema Sociale di Vico Equense per approfondire il dietro le quinte di questa esperienza, parlare del valore del lavoro di squadra e riflettere sul modo in cui Napoli continua a essere raccontata dal cinema contemporaneo.

Un film non si fa da soli

Il primo argomento affrontato riguarda proprio il debutto di Iodice come protagonista cinematografico. Gli chiediamo quanto abbia inciso il gruppo di lavoro nella costruzione del film e se abbia mai pensato di assumere anche il ruolo di regista.

La risposta arriva senza esitazioni.

“Il gruppo non è importante: è tutto. È la base di qualsiasi progetto. Io non riesco proprio a lavorare senza una squadra, e non parlo soltanto di professionisti. Devono esserci fiducia, amicizia e la voglia di costruire qualcosa insieme. Solo così riesco a dare il meglio di me.

Un concetto che diventa quasi una filosofia di lavoro.

Quando gli chiediamo se gli fosse stata proposta anche la regia del film, sorride e chiarisce immediatamente la sua posizione.

Per un momento sì, se n’è parlato. Ma ho detto subito di no. Fare il regista è un mestiere vero e va lasciato a chi lo fa ogni giorno. Ognuno deve fare il proprio lavoro e io credo profondamente nel valore delle competenze.

Parole che introducono spontaneamente il nome di Francesco Prisco, nei cui confronti Iodice spende parole di grande stima.

Per me Francesco è uno dei registi più talentuosi che abbiamo oggi in Italia. Forse non sempre viene valorizzato come meriterebbe. Questo film gli sta dando una visibilità importante, ma il suo talento lo aveva dimostrato già da tempo.

Un attestato di fiducia che racconta anche il clima di collaborazione vissuto sul set e il rispetto reciproco che ha accompagnato la lavorazione del film.

Raccontare Napoli oltre i luoghi comuni

L’attenzione si sposta poi su un tema da sempre al centro del dibattito culturale: la rappresentazione di Napoli nel cinema e nelle serie televisive.

Negli ultimi anni la città è tornata protagonista di numerose produzioni, spesso molto diverse tra loro, alimentando un confronto continuo tra chi teme una narrazione legata agli stereotipi e chi, invece, rivendica la libertà del racconto cinematografico.

A Peppe Iodice chiediamo se la vera sfida non sia quella di educare gli spettatori, soprattutto i più giovani, a guardare il cinema con spirito critico.

La sua riflessione è equilibrata.

Sì, tendenzialmente la penso così. È vero che alcuni linguaggi possono influenzare, e capisco chi lo sostiene. Però la responsabilità principale resta quella delle famiglie. Sono i genitori che devono aiutare i ragazzi a distinguere la finzione dalla realtà e a sviluppare uno spirito critico…è una responsabilità che avverto avendo due figlie adolescenti. Se un ragazzo ha basi solide, non credo che un film o una serie possano determinarne il comportamento.

Poi arriva la frase che sintetizza perfettamente il suo pensiero.

A me interessa raccontare una Napoli eccellente. È anche il motivo per cui il mio prossimo spettacolo teatrale si intitolerà Il solito napoletano: voglio raccontare che i ‘soliti napoletani‘ sono quelli che fanno cose belle, che lavorano, che rappresentano il meglio della nostra città.

Un messaggio semplice ma potente, che ribalta un’espressione spesso utilizzata con accezione negativa e la trasforma in un motivo di orgoglio.

Un nuovo capitolo

L’impressione, al termine dell’incontro, è quella di un artista arrivato a una nuova fase della propria carriera. Peppe Iodice conserva la spontaneità e l’ironia che il pubblico conosce da anni, ma affronta il cinema con un approccio sorprendentemente misurato, mettendo al centro il valore del collettivo e riconoscendo il ruolo di chi lavora dietro la macchina da presa.

Mi batte il corazon rappresenta così molto più di un semplice debutto da protagonista: è la dimostrazione che la comicità può dialogare con il cinema senza perdere autenticità e che, quando è sostenuta da una squadra affiatata, può trasformarsi in un racconto capace di emozionare e far riflettere.

Anche per questo il pubblico del Social World Film Festival, travolto dall’ironia a ruota libera di un Peppe Iodice mattatore della serata finale, ha accolto con calore il film e i suoi protagonisti, confermando ancora una volta come il festival di Vico Equense, diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo, sia un “luogo” privilegiato d’incontro tra autori, interpreti e spettatori, nel segno di un cinema che continua a raccontare il presente.

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