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11/12/2018, 12:22

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Al-cinema-un-“Manuale-sull’Alzheimer”-con-Leo-Gullotta


 Il docufilm di Giuseppe Alessio Nuzzo, anticipato dall’omonimo cortometraggio premiato ai Nastri d’Argento e al Giffoni Film Festival, è stato presentato in anteprima assoluta alle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento



Il docufilm "Lettere a mia figlia,manuale sull’Alzheimer",anticipato dal pluripremiato cortometraggio e dall’omonimo libro (CinemaEdizioni), racconta la malattia in poco meno di un’ora attraverso quattro capitoli,come un vero manuale.


«Un tema importante, un atto di solidarietà affettiva,verso chi ne ha bisogno». Sono le parole dell’attore Leo Gullotta, volto della parte di finzione del progetto. Allospaccato di ricostruzione di finzione della patologia si alternano interviste aricercatori, studiosi, medici, istituzioni ma anche operatori e pazientiraccolte negli ultimi cinque anni dal registae autore Giuseppe Alessio Nuzzo.


L’opera è stata presentata alle GiornateProfessionali di Cinema di Sorrento con proiezione in anteprima al Cinema Teatro Tasso.   


SINOSSI.

Un viaggio alla scoperta della curadell’Alzheimer per approfondire la conoscenza attraverso la potenza delleimmagini. Da nord a sud, da ovest ad est, il regista Giuseppe Alessio Nuzzo percinque anni viaggia, osserva, impara quella malattia che ha visto da vicino pertanto tempo ma che non conosceva, che non ha mai voluto conoscere.


Un veromanuale, diviso in quattro capitoli, in cui interviste a ricercatori, studiosi,medici, istituzioni ma anche operatori e pazienti si alternano alla fedelericostruzione di finzione che ha come volto quello dell’attore Leo Gullotta. 


Il docufilm è stato anticipato dall’omonimocortometraggio pluripremiato in tutto il mondo, menzione speciale ai Nastrid’Argento, primo premio al Giffoni Film Festival e premio Ettore Scola allaCasa del Cinema di Roma.  


LA STRUTTURA.

Il docufilm, prodotto da Paradise Pictures, si compone di una parte di finzione e una diracconto del reale che camminano parallele per l’intera durata dell’opera.Cinquantadue minuti divisi in quattro capitoli (La malattia, Lecaratteristiche, L’assistenza, La cura) che approfondiscono la conoscenzaattraverso le forti e potenti emozioni delle immagini. 


LE INTERVISTE.

Il racconto del docufilm è arricchito danumerose interviste ed immagini del reale raccolte negli ultimi cinque anni diattività del regista e autore Giuseppe Alessio Nuzzo. Marco Trabucchi, tra imassimi ricercatori e studiosi della patologia in Italia, docente universitarioe direttore scientifico del Gruppo di Ricerca Geriatricadirettore scientificodel Gruppo di Ricerca Geriatrica di Bresci, Gabriella Salvini Porro, presidentedella Federazione Alzheimer Italia, Marco Predazzi, medico e responsabile delprogetto Hotel Alzheimer di Gallarate, ma anche operatori, pazienti. 


 LA FINZIONE.

«Raccontare di una malattia così delicata nonè facile - dichiara il regista partenopeo, già direttore generale del SocialWorld Film Festival - Ho ritenuto necessario far trasparire sin dai primiscript il rispetto della dignità della persona in quanto tale cercandocollaborazione nella stesura della sceneggiatura da parte di scienziati edesperti in materia. ’Lettere a mia figlia, manuale sull’Alzheimer’ è stato perme, e lo è ancora, un percorso di vita». 


Al racconto del cinema del reale si alterna, in maniera parallela, laricostruzione di finzione. «La storia che si racconta è quella di un uomo cheha vissuto la sua vita gioiosa in famiglia con la moglie e la bambina chediventerà presto donna - racconta Gullotta, protagonista del segmento difinzione - In questo percorso lo aggredisce la malattia che porterà lui e lasua famiglia ad attraversare un dolore quasi ’cosciente’».  


Il docufilm è stato anticipato dall’omonimo cortometraggio, girato traNapoli e provincia; nelle oltre duecento proiezioni ha ottenuto oltre sessantariconoscimenti tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento, miglior cortometraggio al Giffoni Film Festival e premio EttoreScola alla Casa del Cinema di Roma.


Protagonista è Leo Gullotta nei pannidi un anziano padre che scrive delle lettere alla figlia nel tentativo dispiegare la sua malattia: «Un corto che serve a far entrare chi guarda inquesta piccola storia di una malattia terribile, l’Alzheimer».  


L’AUTORE.

Giuseppe Alessio Nuzzo (classe 1989) studiacinema e organizzazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, regiaalla National Film e Tv School di Londra e si laurea con massimi votiall’Università della Campania Luigi Vanvitelli in odontoiatria con una tesisperimentale a Los Angeles dal tema "L’odontoiatria nel cinema e lospettacolo".


È fondatore e direttore generale del "Social World FilmFestival", la mostra internazionale del cinema sociale, per il quale hacurato 37 eventi internazionali in 27 città dei 5 continenti. Nel 2011 è tra ledieci eccellenze del cinema giovane italiano a Los Angeles e giurato ufficialeal Festival, ora Festa, del Cinema di Roma.


Nel 2013 ha ideato e fattorealizzare il primo ed unico monumento al cinema in Italia, "The Wall ofFame" a Vico Equense; nello stesso anno è sua l’idea di istituire unMuseo/Mostra permanente del cinema del territorio e della Penisola Sorrentina.Ha diretto e prodotto numerosi documentari, cortometraggi e spot per i quali haricevuto importanti premi tra cui Ia menzione speciale ai "Nastrid’Argento", il primo premio al "Giffoni Film Festival" e ilPremio "Ettore Scola" alla Casa del Cinema di Roma.


Nel 2015 è autoredell’antologia "Cinema e sogno" (Pulcinella Editore) definita "monumentale"dallo storico presidente dei David di Donatello, Gian Luigi Rondi, che ne hacurato la prefazione. Nel 2017 esce al cinema il suo primo lungometraggio, ilthriller psicologico "Le verità", vincitore del Gran Premio della Criticaal Siena Film Festival; l’edizione home video del film è raccolta nell’omonimoromanzo (Cinema Edizioni).




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