MARCHIO_WEB_NAPOLINELCINEMA
25/07/2018, 20:01

ridotte capacita lavorative,fiat,pomigliano,marchionne,rcl,paolo rossi,napoli,fabbrica,operai,lavoro,referendum,catena di montaggio



"RCL-–-Ridotte-Capacità-Lavorative"-:-il-cinema-come-memoria


 In un documentario il viaggio tragicomico di Paolo Rossi nel dramma dei lavoratori della Fiat di Pomigliano nel 2010 a ridosso delreferendum interno dei dipendenti sulle nuove modalità contrattuali vincolate alla missione produttiva



La forza dei documentari negli ultimi anni è stata l’abbandonare la narrazione esclusivamente didattica e didascalica acquisendo popolarità e visibilità grazie a lavori che unissero l’impegno del reportage all’originalità dei testi. In Italia la scuola documentaristica è molto attiva e capace di sfruttare i media alternativi a quelli tradizionali per sopperire alla crisi produttiva e distributiva di cinema e televisione: eppure alcune eccezioni in campo produttivo cinematografico esistono soprattutto quando si è al cospetto di nomi di autori-attori già popolari.


È in questo stesso filone che rientra RCL-Ridotte Capacità Lavorative del regista Massimo Carboni: nato da un’idea del giornalista napoletano Alessandro Di Rienzo, il documentario prodotto da Mauro Berardi vede in Paolo Rossi il protagonista di un viaggio nella Pomigliano d’Arco della Fiat dei 5000 lavoratori a rischio. Correva l’anno 2010.


Lo spunto di partenza dell’attore è fare dei sopralluoghi per un film da girare su Pomigliano, una cittadina salita agli onori della cronaca nazionale grazie al referendum interno dei dipendenti Fiat sulle nuove modalità contrattuali, imposte dalla direzione, vincolate alla missione produttiva.


Così si va dalla stazione ultramoderna e polifunzionale all’unica piazza cittadina, scambiando opinioni con la gente comune sulla condizione in cui verranno a trovarsi i lavoratori dopo l’accordo passato con il referendum e raccogliendo testimonianze importanti come quelle del sindaco di centrodestra Raffaele Russo, spalleggiatore di Marchionne e promotore dell’accordo, e del parroco locale Gambardella che con estrema calma e lucidità loda le virtù dei suoi concittadini divenuti oramai competenti e specializzati a differenza di quando dall’oggi al domani Pomigliano venne trasformata da realtà contadina e autosufficiente a polo industriale colonizzato dalla casa automobilistica torinese e condizionato dal miraggio della ricchezza a breve termine.


Paolo Rossi vaga nel quartiere operaio la cui toponomastica post anni ’60 (Parco Piemonte, Via Po, Via Torino e Via Alfa) sottolinea il cambiamento radicale portato dalla Fiat nella vita cittadina, attraversa i palazzoni dell’era fascista, fino a giungere ai cancelli della fabbrica, con vista Vesuvio, per scambiare quattro chiacchiere con un sindacalista: da questo incontro viene fuori il titolo del documentario, perché l’attore viene a sapere che oltre a creare un clima perenne di tensione e propaganda, la Fiat, da un po’ di tempo, ha messo su comparti esterni all’azienda riservati ai lavoratori che danno fastidio con le loro rivendicazioni e ai cosiddetti RCL, lavoratori con Ridotte Capacità Lavorative che, in seguito a problemi fisici conseguenti alla fatica, devono svolgere attività più adatte alla loro condizione. Questa sorta di "caienna" viene tenuta in piedi come esempio per dissuadere i dipendenti a continuare le proteste dei loro colleghi.


Uno dei momenti più significativi del documentario è senz’altro quello della discussione tra i lavoratori: ci si trova al cospetto di quelli che hanno votato "no" al referendum perché non riescono ad accettare il ricatto dei dirigenti che hanno promesso i nuovi investimenti solo se verranno modificate le condizioni contrattuali, ad esempio con l’introduzione di fantomatiche commissioni a giudicare ammissibilità o meno degli scioperi e delle assenze per malattia, ma ci sono anche gli operai che hanno votato "si" e non nascondono che la loro principale se non unica motivazione a tale scelta è quella bambina che portano in braccio e che hanno fatto nascere durante la cassa integrazione e, rinunciando a buona parte di quei diritti conquistati in decenni di lotte, credono di poterle assicurare un futuro tranquillo accettando il diktat della Fiat.


Quando si sentono le parole scritte in una lettera dagli operai della Fiat di Tichy in Polonia ai loro colleghi di Pomigliano si capisce della guerra tra poveri che ai piani alti della dirigenza hanno fomentato e continueranno a fomentare per tenere sotto ricatto i dipendenti dei vari paesi dimostrando che c’è sempre qualcuno a voler lavorare a condizioni peggiori, tutto questo con la complice e totale assenza della classe politica nella sua funzione di controllo sui poteri forti in difesa dei diritti del popolo. Dopo giorni di sopralluoghi, ricerche, testimonianze, Paolo Rossi arriva alla conclusione che un film sulla Pomigliano di oggi non può essere altro che di genere fantascientifico, un fantasy di surrealismo civile che in 180 minuti provi a dimostrare l’alienazione dei lavoratori alla catena di montaggio: la risposta di Pomigliano ad Avatar.


Ma in un periodo di crisi come quello attuale il finale non poteva che arrivare con il rifiuto del produttore ad un progetto del genere, e quindi alla troupe non resta che affidarsi all’anima di Chaplin, unico che in oltre 100 anni di cinema (ma io non dimenticherei Elio Petri e La classe operaia va in Paradiso!) è stato capace, con Tempi Moderni, di rendere appieno la sensazione di un lavoratore alla catena di montaggio ("immaginate di percorrere una scala mobile in senso contrario e allo stesso tempo di lavorare...questa è una catena di montaggio!"). 


RCL è un’insolita opera documentaristica che unisce la bravura di Paolo Rossi all’importanza di un argomento come quello dei diritti dei lavoratori, in particolare quelli della Fiat che nel giro di pochi mesi si sono visti espropriare di quasi tutte le conquiste sindacali prima a Termini Imerese, poi a Pomigliano d’Arco e negli ultimi giorni anche a Mirafiori.


All’inizio della pellicola ci sono due cose che mi piace sottolineare, una tragicomica che riguarda l’ex-presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro che forse in un eccesso di estasi per l’accordo raggiunto alla Fiat di Pomigliano chiama "Melchiorre" l’amministratore delegato dell’azienda torinese  Marchionne (da poco defunto) scambiandolo forse per un Re Magio; l’altra è l’emblematica frase di Gianni Rodari che apre la visione di RCL e che racchiude in poche parole il senso di un problema che riguarda tutti i cittadini e non solo i lavoratori Fiat : "Tutti gli usi della parola a tutti. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo".




1
SOCIAL1SOCIAL2
facebook-64
twitter-64
Create a website