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29/06/2018, 10:43

Peter Greenaway,Ischia Film Award,Ischia Film Festival



Ischia-Film-Award-2018-a-Peter-Greenaway
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 Il regista gallese si è fatto prestare le valigie dal suo Tulse Luper per venire a prendere un premio a Ischia



Pittore, regista,scrittore. Ma anche architetto, chef, garden designer, matematico, astronomo etutto quello che i suoi film hanno raccontato e trasmesso. Insomma, parlare diPeter Greenaway è un po’ come confrontarsi con un Leonardo Da Vinci dell’artecinematografica, sempre pronto a stupire il mondo con una nuova invenzione.


Unvizio che non è mai riuscito, fortunatamente, a perdere, questo artista nato inGalles, ma già dalla più tenera età trapiantato in Inghilterra. Voleva fare ilpittore, ma appena uscito dalla scuola d’arte non riuscì a sfuggire al suodestino, quello della pellicola, vivendola prima come montatore e poi comecineasta. Per fortuna non sempre si riescono a seguire i propri desideri,perché spesso le passioni sono molto più potenti.


E d’altronde è sempre statoquesto il motore del cinema di Peter Greenaway, la passione, spinta fino allesue estreme conseguenze. Un messaggio chiaro e magnifico sin dal suo primogrande successo internazionale, lo straordinario The Draughtman’s Contract, noto in Italia come I misteri del giardino di Compton House. Opera spiazzante cheintroduce in tutto e per tutto la poetica di Greenaway, un cinema geometrico ecaotico al tempo stesso, ricco ai limiti dell’opulenza per visione, lettura eascolto.


Lo zoo di Venere, il suofilm successivo, è un folle triangolo di amore, arte e decomposizione, Il ventre dell’architetto unacostruzione fisica e mentale sul processo creativo. Gli anni Ottanta diGreenaway si completano con Giochidell’acqua e soprattutto Il cuoco,il ladro, sua moglie e l’amante, un compendio di sensualità, lussuria earte, Eros e Thanatos nella loro forma più pura, accompagnati da profumi,sapori e colori. Cinema sensoriale, ma anche matematicamente dimostrabile, a uncerto punto troppo dirompente per essere ingabbiato in un solo piano divisione.


L’ultima Tempesta e I racconti del cuscino sono gli esperimentiprimordiali del successivo livello narrativo dell’arte multimediale di PeterGreenaway, quella che teneva gelosamente nascosta nelle valigie di Tulse Lupere che ha portato il giro per tanti mondi.


Senza limiti, sedovessimo dare una definizione al cinema di Greenaway sarebbe questa la piùcalzante. Semplicemente perché lui non se n’è mai posti, e proprio grazie aquesta beata incoscienza è riuscito a creare un immaginario che ha resistitomagnificamente nel tempo, anche grazie alla sua straordinaria abilità nelcircondarsi di collaboratori il cui livello base era l’eccellenza.


SachaVierney, il direttore della fotografia che ha dato un’impronta inconfondibileall’atelier Greenaway. E naturalmente Michael Nyman e le sue meravigliosecomposizioni musicali.


Da tempo Greenaway sidiverte, cinematograficamente parlando, a raccontare le vite di grandi artisti,da Rembrandt a Ejsenstein, ricordandoci che di loro, di questi sovversivipersonaggi votati al bello e alla conoscenza avremo sempre bisogno. Così comeavremo sempre bisogno di un Mr. Greenaway per rendere il mondo molto menonoioso




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