MARCHIO_WEB_NAPOLINELCINEMA
28/06/2018, 11:12

Gabriele Salvatores,Ischia Film Award, Ischia Film Festival,Napoli nel Cinema,Oscar,Mediterraneo



Ischia-Fim-Award-2018-a-Gabriele-Salvatores
Ischia-Fim-Award-2018-a-Gabriele-Salvatores


 Dal Teatro dell’Elfo agli Oscar e ritorno, una carriera straordinaria dalla commedia ai supereroi



Un bravo regista gira ogni suo film come fosse l’ultimo. Un grandemaestro, invece, sempre come fosse il primo. Gabriele Salvatores è unesordiente continuo, alla ricerca di qualcosa che non conosce e che puòesplorare con il suo talento, la curiosità, la capacità di cambiare lente alsuo sguardo e non solo alle sue macchine da presa.


Gabriele è un punk che nonrinuncia a essere pop, è Truffaut che sa diventare Chabrol, non ha mai smessodi essere lo stesso ragazzo che fu l’anima di quel collettivo straordinario eirripetibile che fu il Teatro dell’Elfo. Doveva fare l’avvocato, voleva essereuna rockstar, è diventato un grande artista, un cineasta imprevedibile egeniale. Instancabile e insaziabile, ama ricambiato il cinema con passionetotale: a dimostrarlo è anche, ora, l’impegno preso con il Milano FilmFestival, da direttore, pochi mesi fa. O il seguire per anni il progetto di unaminisaga su un supereroe teen italiano, Ilragazzo invisibile, operazione artistica, creativa e produttiva - insieme aNicola Giuliano, altro cacciatore di sogni - ambiziosa (quasi) come lo fu,nella sua carriera, quel Nirvana chetutt’ora è un capolavoro da troppi sottovalutato.


Salvatores è la trilogiadella fuga, è l’Oscar con Mediterraneoquasi ignorato - da lui, non dagli altri - per rimanere se stesso e continuareil viaggio che voleva e non quello che gli conveniva fare. Le tappe: gli anni’70 del teatro dell’Elfo, fenomeno politico e di costume, gli ’80 delle storiepicaresche, i ’90 che lo vedono spaziare nei generi - pensate a che filmgeniale e spiazzante sia Denti -, i2000 che lo vedono vorace adattatore noir di penne ispirate, da Ammaniti allaVerasani per arrivare a Nicolai Lilin. Impressiona la sua capacità dipercorrere le oscurità, le fragilità, le contraddizioni.


Di disegnare la paurasui suoi personaggi come i tatuaggi di Educazione siberiana, ma allo stesso tempodi illuminare scene, sentimenti, speranze. Non smette, mai, di consegnare alpubblico un’opera imprevedibile. Pensiamo a Happy Family: nell’ondata noir (non casuale, si pensi al progettodella Colorado con Totti e Dazieri) che lo aveva investito nel nuovo millennio,ecco una commedia quasi debordiana nel voler destrutturare le consuete lineenarrative del cinema italiano.


Cita Fellini, Wes Anderson e Bryan Singer,Stanlio e Ollio e se stesso (MarrakechExpress, uno dei suoi film più belli, con un’irresistibile scena traBentivoglio e Abatantuono), si diletta nel tratteggiare una famiglia totalmentelontana dagli stereotipi sociali e cinematografici, si diverte a offrirci unracconto metacinematografico prezioso nel mostrarci la sua libertà totale e nelraccontarci l’immaginario senza recinti di quest’artista.


Non a caso, lì,regala a Fabio De Luigi un ruolo che ne avrebbe fatto il Peter Sellers italianose solo i nostri produttori fossero meno pigri e svogliati. Non ha paura dinulla, Gabriele, se non forse di sedersi, di accontentarsi. "E se ti accontenti, se sei tropposoddisfatto, sei vicino alla morte" ha confessato in un’intervista aGianmaria Tammaro. Racconta sempre che dell’Oscar vinto al quarto film diffidava,come se potesse in qualche modo ingabbiarlo. Ma se uno è Kamikaze(n) dentro,non c’è pericolo. Se poi ha una visione politica dell’arte, nel senso più altodel termine, per formazione culturale e creativa, allora hai il cineasta piùcoraggioso del dopoguerra.


"Al quartofilm, con Mediterraneo, ho avuto la fortuna di vincere un Oscar, e ho pensatoche nella vita qualcosa bisogna anche restituire. Come potevo usare ilsuperpotere dell’Oscar? Forse, mi sono detto, provando a fare cose che ilcinema italiano allora non faceva".


Non ha mai smesso di provarci eriuscirci, anche nel cercare nuovi visi, nuovi talenti. I suoi cast, in passatoespressione di un gruppo coeso e proiettato in un progetto comune, ora di unaricerca curiosa e costante di nuovo, che siano attori esordienti o s de dalanciare a chi comincia ad avere curriculum troppo rassicuranti, lo dimostrano.


Non si può premiare la carriera di chi ne ha avute almeno quattro. E ne avràalmeno altrettante. Si può solo ricordare a tutti, come faremo noi all’IschiaFilm Festival, che Gabriele Salvatores è il più entusiasmante, ostinato (e pureun po’ contrario) esordiente del nostro cinema. E continuerà a esserlo.




1
SOCIAL1SOCIAL2
facebook-64
twitter-64
Create a website