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28/06/2018, 11:01

Carlo Verdone,Ischia Film Festival,Epomeo Award



Ischia-Film-Festival-2018:-Epomeo-Award-a-Carlo-Verdone


 A Quarant’anni dall’esordio televisivo in Non-Stop, l’uomo dalle 170 personalità ha ancora tante storie da raccontare



L’errore più frequente che si può commettereparlando di Carlo Verdone è banalizzarlo. Concentrarsi sul giovane innovatoreche vedemmo in tv o sul regista e protagonista di commedie entrate nel mito peri suoi personaggi, le battute che inevitabilmente, a cena, escono fuori in gareconviviali tra appassionati del suo cinema. Spesso ci si adagia pigramente suisuoi successi più clamorosi, su quegli anni ’80 che lo portarono ad altezzevertiginose, trascurando perle che hanno avuto la sola colpa di trovare, inseguito, un pubblico più distratto e probabilmente immemore.


Finisci, beandotidi quel talento dietro la macchina da presa, anche nel dirigersi, perdimenticare che interprete di razza sia. In fondo, sul grande schermo cominciòcon Bernardo Bertolucci, ne La Luna (verso la fine, alle Terme di Caracalla, ve loricordate?) e l’ultima volta che è stato diretto da un collega, PaoloSorrentino, il film ha vinto un Oscar. E lui, con quello scrittore nonprotagonista della propria stessa vita, dà un’altra marcia al racconto delcineasta napoletano, consegnandogli malinconia, profondità e quel candore che isuoi personaggi, anche nei momenti più oscuri, non perdono mai. Che sia unapurezza coatta, fragile, buona o fanfarona, perché tutti gli uomini chein-carna, alla ne, sono spaesati e disorientati in un mondo che si illudono disaper domare.


Carlo Verdone è un raffinato intellettuale - si sente tanto, inlui, l’eredità sentimentale e culturale di papà Mario, critico e studioso dieccellente valore - che negli ultimi decenni si è fatto antropologo ed etologo.Non ha mai smesso di guardare e vivere, da pari a pari, le strade e, inparticolare, la sua Roma. Nessuno meglio di lui sa che dentro la Capitale, locationprevalente della sua narrazione cinematografica, c’è La grande bellezza, sì, maanche quel Gallo Cedrone che allora sottovalutammo e ora scopriamo profetico,in quel finale ferocissimo e geniale.


Difficile fare una gerarchia deicapolavori di questo regista: verrebbe, forse, naturale citare Compagni discuola, in cui lui sa dirigere un’orchestra, da generoso amante d’attori qualè, in uno spartito che valorizza la sua capacità di scrittura, la sua visionedelle nostre ombre, persino quella satira di costume, sociale e politica che hasempre saputo racchiudere in una sola battuta. Come fai a scegliere opere cosìdiverse?


Come fai a scegliere tra Mimmo, Leo, Ruggero, Furio, Raniero, Ivano,Oscar, Don Alfio, Armando Feroci (per non parlare delle icone consegnate adaltri, da Brega in poi)? Oppure tra i suoi duetti, da Maledetto il giorno chet’ho incontrato a Sono pazzo di Iris Blond, da Borotalco a Io e mia sorellafino a Benedetta Follia: chi, più di lui, ha saputo scoprire e scolpire ruolifemminili e talenti di attrici? Buy, Gerini, Giorgi, Muti, Pastorelli con lui egrazie a lui sono divenute regine di cuori a cui è stata offerta un’occasioneunica, uscire dagli stereotipi della commedia moderna per entrare nel pantheonverdoniano.


E vale per la mitica Magda, per Marisol e Fiorenza, intuizionigeniali, o per ritratti completamente differenti e altrettanto potenticonsegnati alla Sora Lella come a Natasha Hovey.  Quellidi Verdone non sono solo film, ma mondi che entrano dentro gli spettatori, liaiutano a mettere a fuoco quello che vivono e non di rado ciò che succederà.Lui li dipinge con la sua sensibilità, con quel pudore sfacciato di chi sa cosae come lo racconterà e non ha bisogno di sbattertelo in faccia. Con un’eleganzaregistica, etica ed estetica, rara.


L’eleganza di chi è profondamentesentimentale pur rimanendo lucido - a volte al limite della ferocia ma maidello sberle -, di chi, come è accaduto in Benedetta Follia, decide di onorarela propria città riportandola a una bellezza dimenticata, un merito che èdifficile non notare se organizzi il festival delle location. Roma l’ha sempreamata e raccontata, l’ha criticata quando viveva il suo momento migliore, lacelebra ora, che è in ginocchio. La Roma di Verdone è la poesia della musica del maestroMorricone in Un sacco bello, della Trastevere di uomini alla finestra, turistealla ricerca di un ostello e olio in strada. E uno sguardo perso, interrogativoche chiede a se stesso, a noi, alla vita "...in che senso?".  


Carlo Verdone è unico e irripetibile, anchein quella scena di Morto Troisi Viva Troisi, in cui c’è tutto il suo stile, ilsuo sguardo, la sua gentilezza piena di umorismo. E viceversa. La senti quandocon devozione partecipa al film di Sordi, In viaggio con papà (e la suascrittura si mette al servizio del genio di Albertone). Carlo Verdone è questo:uno capace di one man show incredibili e indimenticabili che sa essereartisticamente generoso e altruista. Un po’ Billy Wilder, un po’ Woody Allen,un po’ Aldo Fabrizi. Ma sopratutto Carlo Verdone.




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