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26/04/2018, 17:02

Loro, Paolo Sorrentino, Silvio Berlusconi, Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Roberto De Francesco



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 Il regista napoletano racconta il suo film su Berlusconi e le "prevedibili e indecifrabili anime di un purgatorio immaginario e moderno" che lo circondano




Dal 24 aprile è al cinema LORO 1, la prima parte del film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi, mentre dal 10 maggio arriverà nelle sale LORO 2, a completare l’opera scritta con Umberto Contarello, interpretata da Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Bentivoglio, Kasia Smutniak, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Roberto De Francesco, Euridice Axen, Ricky Memphis, Dario Cantarelli, con la fotografia di Luca Bigazzi, il montaggio di Cristiano Travaglioli e le musiche di Lele Marchitelli.


Visionario e visivamente potente, il regista napoletano riesce a stupire nel suo racconto volutamente ridondante e lussurioso quando si tratta di mostrare la "fauna" affamata di denaro, fama e potere a tutti i costi, e placidamente misterioso e ambiguo (a tratti addirittura romantico) quando la storia mostra finalmente LUI, così come alla stregua di un "innominato" viene definito Berlusconi da LORO.


A prescindere da un giudizio critico, positivo o negativo, che spettatori e addetti ai lavori possono dare sull’opera, é affascinante e sorprendente leggere come Paolo Sorrentino ha descritto il suo film:



"Loro, diviso in due parti, è un racconto di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati, in Italia, tra il 2006 e il 2010.


Attraverso una composita costellazione di personaggi, Loro ambisce a tratteggiare, per squarci o intuizioni, un momento storico definitivamente chiuso che, in una visione molto sintetica delle cose, potrebbe definirsi amorale, decadente, ma straordinariamente vitale. E Loro ambisce altresì a raccontare alcuni italiani, nuovi e antichi al contempo. Anime di un purgatorio immaginario e moderno che stabiliscono, sulla base di spinte eterogenee quali ambizione, ammirazione, innamoramento, interesse, tornaconto personale, di provare a ruotare intorno a una sorta di paradiso in carne e ossa: un uomo di nome Silvio Berlusconi.


Questi italiani, ai miei occhi, contengono una contraddizione: sono prevedibili ma indecifrabili. Una contraddizione che è un mistero. Un mistero nostrano di cui il film prova a occuparsi, senza emettere giudizi. Mosso solo da una volontà di comprendere, e adottando un tono che oggi, giustamente, viene considerato rivoluzionario. Il tono della tenerezza.


Ma ecco che appare un altro italiano. Silvio Berlusconi. Così come l’ho immaginato. Il racconto dell’uomo, innanzitutto, e in modo solo marginale del politico. Si potrebbe obiettare che si sa molto non solo del politico, ma anche dell’uomo. Io ne dubito. Un uomo è, per quanto mi riguarda, il risultato dei suoi sentimenti più che la somma biografica dei fatti. Quindi, all’interno di questa storia, la scelta dei fatti da raccontare non segue un principio di rilevanza dettata dalla cronaca di quei giorni, ma insegue unicamente il fine di provare a scavare, a tentoni, nella coscienza dell’uomo.


Dunque, quali sono i sentimenti che muovono le giornate di Silvio Berlusconi in quegli anni? Quali le emozioni, le paure, le delusioni di quest’uomo nell’affrontare eventi che sembrano montagne? Questo, per me, è un altro mistero di cui si occupa il film. Gli uomini di potere di generazioni precedenti a quella di Berlusconi erano altri misteri, perché erano inavvicinabili. Un tempo si parlava, si ricorderà, di disincarnazione del potere. Silvio Berlusconi, invece, è probabilmente il primo uomo di potere a essere un mistero avvicinabile.


È sempre stato un infaticabile narratore di se stesso, valga come esempio sommo il fotoromanzo Una storia italiana che spedì a tutti gli italiani nel 2001, e anche per questa ragione è inevitabilmente diventato un simbolo. E un simbolo, a differenza di un comune essere umano, è una proprietà comune. E dunque, in questo senso, rappresenta anche una parte di tutti gli italiani.


Ma, naturalmente, Silvio Berlusconi è molto altro. E non è facile esprimere una sintesi. Per questo devo chiedere aiuto a chi è molto più bravo di me: Hemingway. In Fiesta, Hemingway scrive: ’Non c’è nessuno che vive la propria vita sino in fondo, eccetto i toreri’. Ecco, parafrasando, forse l’immagine più compendiaria che si può avere di Silvio Berlusconi è questa: un torero." (Paolo Sorrentino)



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