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07/09/2017, 11:02

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L’EQUILIBRIO-di-Vincenzo-Marra-dal-21-settembre-al-cinema


 Applaudito e apprezzato alla presentazione alle Giornate degli Autori di Venezia 74 il nuovo film del regista partenopeo sarà al cinema dal 21 settembre




Il nuovo film del regista partenopeo Vincenzo Marra, L’EQUILIBRIO, è stato presentato alle Giornate degli Autori della 74a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia accolto da applausi e critiche entusiaste. Prodotto da Gianluca Arcopinto e scritto dallo stesso Marra, interpretato da Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Paolo Sassanelli, Francesca Zazzera, Lucio Giannetti, Autilia Ranieri, Giuseppe D’Ambrosio, il film sarà nei cinema dal 21 settembre distribuito da Warner Pictures.


L’EQUILIBRIO è un’opera che parla di fede, soprusi, spiritualità, cambiamenti, dolore, umanità, lotta sociale, sopravvivenza, che affonda le mani nella martoriata "terra dei fuochi" trattando l’argomento attraverso lo sguardo e lo stato d’animo di chi vive e lavora in quelle zone ogni giorno indossando un abito talare, quindi dovendo rappresentare fiducia e speranza per coloro che gli stanno attorno.

L’EQUILIBRIO è un film importante, un altro significativo tassello nella cinematografia di uno dei migliori registi italiani contemporanei.


Giuseppe, un sacerdote campano già missionario in Africa, opera in una piccola diocesi di Roma. Messo in crisi nella sua Fede, chiede al Vescovo di essere traferito in un comune della sua terra, e così viene spostato in un piccolo paesino del napoletano.


Giuseppe prenderà il posto del parroco del quartiere, Don Antonio, un uomo dal grande carisma e dalla magnifica eloquenza, ascoltato e rispettato da tutti perché combatte una battaglia contro i sotterramenti illegittimi di rifiuti tossici. Don Antonio per meriti acquisiti sta per essere trasferito a Roma.


Prima di partire Don Antonio introduce Giuseppe nella dura realtà del quartiere. Una volta rimasto solo, il sacerdote si dà da fare cercando di aiutare in tutti i modi la comunità, fino a quando, scoprirà la vera scomoda realtà di quel luogo. Giuseppe decide di seguire il suo percorso spirituale senza paura ma malgrado la sua grande tenacia e il suo coraggio, si scontrerà con una realtà molto dura che lo metterà nell’angolo.


Una storia commovente che parla di umanità e della forza di difendere la propria fede davanti al dolore.



Vincenzo Marra e l’idea del film

"Da quando ho iniziato a fare cinema circa 20 anni fa, ho custodito l’idea di voler fare un film sulla religione, un film su un cammino spirituale.

L’idea è sempre stata ossessiva e cioè quella di raccontare un percorso cristologico ambientato nel reale, ma pieno zeppo di metafore e allegorie.


Già nel mio secondo cortometraggio LA VESTIZIONE girato nel 1998 , avevo raccontato la storia di un ragazzo che prima di indossare gli abiti talari va in crisi. Con gli anni la possibilità di tornare ad avvicinarmi a questi temi così importanti è tornata molto forte dentro di me. In un primo momento, ho pensato che il mezzo migliore potesse essere il documentario.


Seguendo una metodologia di lavoro già collaudata in passato, ho iniziato a confrontarmi con il reale e così mi sono messo a battere la periferia della mia terra con grande meticolosità, metro su metro. La ricerca ad un tratto è caduta su quella parte di territorio denominato Terra dei Fuochi e sui sacerdoti che vivono e lavorano in quella zona. Come spesso accade la realtà che è apparsa davanti ai miei occhi, ha superato e di molto l’immaginazione .


Molte delle situazioni incredibili mostrate, in seguito, nel film,  all’improvviso apparivano reali davanti ai miei occhi, era il primo passo della messa in discussione del come raccontare questa storia Il dovermi confrontare giorno per giorno, con territori di confine, pieni di contraddizioni, di dolore, di vita e di morte, l’aver conosciuto e aver stretto rapporti con i sacerdoti di quella zona, ma soprattutto come detto, aver toccato con mano realtà inimmaginabili, impossibili da riprendere con l’occhio invadente della telecamera del documentario, mi ha portato a cambiare l’angolatura, avrei dovuto fare un film di finzione .


Così è nato L’EQUILIBRIO sull’idea di uno scontro ideologico e spirituale di due sacerdoti che vivono il loro percorso in modo diverso. L’uno, Don Antonio, che cercando di fare del bene e tutelare le buone persone che vivono in quel territorio, è costretto a fare dei compromessi con la propria coscienza, con la realtà delle cose che lo circondano, l’altro invece, Don Giuseppe per formazione, anima e coscienza, non riesce a chiudere gli occhi e deve andare avanti senza compromessi . Il film racconta il dilemma su quale sia la scelta giusta da fare in una terra abbandonata.


Per disegnare il protagonista del film Don Giuseppe, interpretato dall’ottimo Mimmo Borrelli, mi sono ispirato non solo all’osservazione della realtà, ma anche ad un percorso cristologico. Don Giuseppe è sostanzialmente un uomo che non ha paura, non teme, lui come un monolite va avanti, la sua luce è la fede e i principi in cui ha sempre creduto, come tutti gli esseri umani, però è pervaso da dubbi e tentazioni, ma rispetto alle scelte, al suo percorso spirituale non si fa mettere in crisi da niente e da nessuno, pur di aiutare il prossimo.


L’idea di come poter sviluppare il concetto di paura è stato da sempre un ossessione per questo film. Viviamo un momento storico dove nella quotidianità siamo bloccati dalla paura, ogni giorno di più abbiamo paura del futuro, di deludere e di rimanere delusi, di rimanere da soli, del giudizio conformista, di dover esprimere il nostro dissenso, figuriamoci il dover affrontare situazioni molto più grandi di noi come in alcuni territori la malavita organizzata, le malattie, in definitiva la morte.


Don Giuseppe non cerca il martirio, non vuole emulare Gesù, ma semplicemente va avanti passo dopo passo, cercando di essere coerente con se stesso e con le cose normali della vita . Lui deve salvare una bambina e pur di fare questo è pronto a subirne le conseguenze senza paura. Per cercare di alzare l’asticella della difficoltà e sentendo il bisogno di mettermi ancor più in gioco a livello stilistico, ho pensato che il modo migliore per fare questo film, fosse l’uso esclusivo del piano sequenza e il mettere in scena il protagonista in tutte le inquadrature del film.


Il film non dà soluzioni né certezze, non ha una verità precostituita al suo interno, ma apre al dubbio e alla discussione, lo stesso che sul set i miei due meravigliosi sacerdoti Mimmo Borrelli e Roberto del Gaudio, hanno continuato ad interpretare anche a luci spente, anche quando andandosene a fine giornata, erano tornati ad indossare i comodi abiti civili dismettendo quelli talari, tante volte li ho lasciati camminare soli sentendo stralci delle loro conversazioni, su chi avesse ragione Don Antonio o Don Giuseppe.



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