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06/09/2016, 18:47

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 Il capolavoro di Luigi Zampa nella versione restaurata a cura della Cineteca Nazionale e di Astrea, l’Associazione di giuristi napoletani, presentato



La Cineteca Nazionale presenta a Venezia il restauro di

"Processo alla città" di Luigi Zampa

realizzato in collaborazione con l’Associazione di giuristi napoletani "Astrea. Sentimenti di giustizia".

Una lezione civile e etica



Nella splendida sezione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, "Venezia Classici" dedicata ai film restaurati, irrompe il 7 settembre l’opera vigorosa e rigorosa di Luigi Zampa "Processo alla città" (1952).  Un film che oltre a ispirarsi a una vicenda processuale che fece epoca (il processo Cuocolo), mostra per la prima volta in Italia  una sorta di notabilato di camorra.


Non a caso il soggetto, accanto a quella di Ettore Giannini, porta la firma di un Francesco Rosi appena trentenne che con questo film getta le basi per quello che undici anni dopo sarà il suo capolavoro, "Le mani sulla città". E dove fin dal titolo risaltano le affinità tra i due lavori.


Il restauro è stato curato da CSC-Cineteca Nazionale e Gaumont con la collaborazione dell’Associazione di Giuristi Napoletani  "Astrea. Sentimenti di giustizia" che ha dato impulso all’intero progetto.


Per testimoniare l’importanza dell’operazione che trova riscontri non solo simbolici nell’attualità giudiziaria e di contrasto alla criminalità organizzata, la proiezione sarà introdotta di persona da Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.


La storia.

Ai primi del secolo, a Napoli, il giudice Antonio Spicacci emette mandati di cattura nei confronti di alcune persone coinvolte in due omicidi di stampo camorristico. La matassa è intricatissima, gli indiziati sono numerosi, alcuni insospettabili, e i malviventi godono di protezioni e conoscenze altolocate. Il giudice  si trova di fronte a un bivio: lasciar perdere l’indagine o andare fino in fondo, a costo di mettere a soqquadro la città?


Scrive Morando Morandini, uno dei padri nobili della critica cinematografica: "Non è solo il miglior film di Zampa, anche per merito dell’efficace sceneggiatura (Suso Cecchi D’Amico, Ettore Giannini, Diego Fabbri, Turi Vasile) è uno dei rari drammi giudiziari riusciti del cinema italiano oltreché una di quelle opere in cui le istanze civili e morali del neorealismo s’innestano sul robusto tronco di un melodramma popolare attento alla lezione del cinema americano d’azione".


 



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