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26/09/2015, 12:46

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 Il film del regista napoletano premiato alle Giornate degli Autori di Venezia finalmente in sala



Da qualche giorno è uscito nelle sale italiane LA PRIMA LUCE, il film di Vincenzo Marra riconosciuto miglior opera alle Giornate degli Autori dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ricevendo il Premio Pasinetti Speciale, e interpretato da Riccardo Scamarcio, Daniela Ramirez e Gianni Pezzolla. In allegato trovate l’elenco delle sale cinematografiche in cui è possibile vederlo.

Il regista napoletano, che era già stato premiato a Venezia al suo esordio con TORNANDO A CASA del 2001 racconta così la genesi e la storia del suo ultimo lavoro:

"L’idea del film nasce dalla somma di tante cose: la mia costante osservazione della realtà, la voglia di raccontare le trasformazioni in atto nella società e questa storia sempre più urgente. La storia narra della vicenda dei figli contesi, bambini figli della globalizzazione: una storia di fatto universale, al di là dei due paesi scelti.

Quando una storia d’amore finisce e ci sono i bambini di mezzo è sempre molto doloroso e difficile ricomporre l’esistenza delle persone coinvolte, ma quando a questo si aggiunge la distanza fisica, la complessità che nasce da mentalità e culture differenti , le complicazioni diventano imponenti. Sempre più frequentemente queste vicende si svolgono tra paesi diversi, le cui leggi differenti costituiscono un ulteriore motivo di problematicità e non è raro che in questi casi spesso si tende a tutelare il cittadino residente, più che salvaguardare l’interesse principale quello cioè del minore coinvolto. Martina è arrivata in Italia, dopo aver vinto un master e spinta dal mito delle sue origini italiane. Martina si innamora di Marco viene travolta dalla passione e decide di rimanere con lui.

Ma dopo essere diventata mamma, col passare degli anni, il rapporto con Marco va in crisi. Martina inizia a sentire il bisogno di "tornare a casa" sua. Le logiche del mondo si sono ribaltate: nel suo paese si aprono possibilità economiche di benessere e di futuro per lei e per suo figlio, che la vecchia Europa non sembra poter più assicurare , man mano dentro di sé questa consapevolezza prende il sopravvento e "tornare a casa" diventa una necessità sempre più impellente.

D’altra parte Marco è il classico giovane del sud Italia rampante, diviso tra valori antichi, quelli di una famiglia e di un benessere economico e sociale, ma anche "figlio" di un cinismo e di tante storture dei nostri giorni. Marco fa l’errore di considerare Martina come una cosa già conquistata e tutta la sua energia si riversa sul figlio e sul desiderio della sua carriera.

Una volta rimasto solo però dovrà crescere, prendere in mano la sua vita e capire quali sono le cose veramente importanti della vita. In questi anni ho visto una trasformazione inversamente proporzionale tra l’Europa e l’America Latina. Da una parte la decadenza, la crisi economica e meccanismi invecchiati, dall’altra, un paese giovane che scommette nel futuro e in espansione economica.

Ogni giorno di più nelle strade di Santiago si scorge la presenza di giovani europei (in particolare spagnoli, italiani) che come i loro nonni hanno attraversato l’oceano con la speranza di un futuro migliore.

I confini si sono ancora una volta ribaltati. Partendo quindi da una mia urgenza di realizzare un film su questa storia così attuale e ad oggi ancora molto poco raccontata dal cinema, ho capito che la materia si offriva a tanti altri spunti e metafore.

Martina che all’inizio del film potrebbe essere vista come la straniera senza patria e senza possibilità, una volta tornata a casa, riesce a beneficiare delle enormi possibilità economiche che offre il suo paese e la vediamo inserita in un contesto di benessere in una città in espansione. Marco ha pensato di poter trovare in Martina il "prototipo" di una figura femminile antica ma una volta però che è costretto a attraversare l’oceano, come molti emigranti italiani ad inizio secolo, si renderà conto che la cosa più importante che ha è suo figlio e sarà anche pronto a ripartire da capo, pur di non perderlo.

Nella vicenda inoltre affiora un’altra metafora sottile che mi è sembrata utile inserire nel film: quella dei desaparecidos cileni. Martina di fatto fa scomparire suo figlio e Marco è costretto a tutto pur di ritrovarlo."




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