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24/07/2015, 10:48

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 Antonio Capuano torna alla Settimana della Critica a 24 anni dal premio ricevuto con VITO E GLI ALTRI



La Settimana Internazionale della Critica (Sic) è una sezione parallela della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolge dal 1984; organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani in collaborazione con la Biennale di Venezia, promuove ed è punto di riferimento per autori e cinematografie emergenti.

Per l’edizione numero 30 è stato scelto come evento speciale di chiusura, fuori concorso, l’ultimo film del regista napoletano Antonio Capuano dal titolo emblematico BAGNOLI JUNGLE.

Capuano nel ’91 vinse la Settimana della Critica con la sua opera d’esordio, VITO E GLI ALTRI. Ora ci torna raccontando la "giungla" di Bagnoli.

Un territorio. Tre personaggi in rappresentanza di altrettante generazioni. Tre capitoli che sfumano l’uno nell’altro. Un percorso nel presente e nel passato che convivono inestricabili, nei segni lasciati dal tempo sui corpi delle persone come delle strutture dismesse dell’Italsider. Questo racconta Antonio Capuano in BAGNOLI JUNGLE con la visionarietà e la creatività che contraddistinguono il suo cinema mai riconciliato, fin dall’esordio crudo e realista di VITO E GLI ALTRI.

Uno stile, quello del cineasta napoletano, che osa l’imperfezione, che si espande e contrae, che corre fino all’ultimo respiro e si immobilizza, che in BAGNOLI JUNGLE è tanto il maratoneta Giggino quanto la "statua dell’Italia" in mezzo alla spazzatura. In un’opera slabbrata e sontuosa, surreale e realista, sperimentale e politica, radicalmente indipendente.

La trama di BAGNOLI JUNGLE

Bagnoli. Tra le rovine dell’Italsider, grande fabbrica di progresso ieri, desolato atto d’accusa oggi, si muovono e vivono e sopravvivono Giggino (Luigi Attrice), Antonio (Antonio Casagrande) e Marco (Marco Grieco). Tre generazioni diverse, che nell’arco di tre capitoli s’incrociano occasionalmente. E che incrociano, ora l’uno ora l’altro, musicisti di strada e pittori d’appartamento, monache e malavitosi, casalinghe discinte o disperate, bottegai satolli e migranti morti di fame.

E ancora rappers, "fujenti", gente normale in un corteo di protesta... Senza un ordine, senza un senso. Se non quelli che restano dove la Storia ha smarrito la sua strada per ritrovarsi in una steppa, o in una giungla, desolata, inquinata e vuota...Bagnoli abbandonata al suo destino






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