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30/10/2014, 14:47

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 Maria Vittoria Scarpetta (nipote di Vincenzo Scarpetta protagonista del film, e pronipote di Eduardo Scarpetta), riordinando l’archivio di suo fratello, l’attore Mario Scarpetta, prematuramente scompa



Maria Vittoria Scarpetta (nipote di Vincenzo Scarpetta protagonista del film, e pronipote di Eduardo Scarpetta), riordinando l’archivio di suo fratello, l’attore Mario Scarpetta, prematuramente scomparso nel 2004, insieme a copioni teatrali, foto di scena e documenti vari, ha trovato una scatola di cartone che al suo interno conteneva una pellicola cinematografica. Portato il film alla Cineteca Nazionale, ci si è subito resi conto della sua importanza, ma soprattutto del pessimo stato in cui versava. In tutti questi anni, infatti, era stata conservata in condizioni non idonee a un film nitrato e pertanto, se non si fosse intervenuti tempestivamente con una operazione di restauro si sarebbe corso il rischio, nel giro di poco tempo, di perdere per sempre questo preziosa testimonianza filmata.

La pellicola, purtroppo, presentava moltissime parti con la gelatina quasi del tutto asportata rendendo in diversi punti quasi indecifrabili le immagini, tanto che, ad esempio, alcune didascalie risultavano quasi del tutto illeggibili.

Tuttavia, nonostante le pessime condizioni, il film era completo e conservava ancora le colorazioni originali.

Per risolvere al meglio questo tipo di difetti e per ricostruire una versione del film il più possibile fedele all’originale, si è deciso di intervenire attraverso un restauro in digitale con ritorno poi su pellicola in 35mm.

Il film è stato scansionato, fotogramma per fotogramma, ad alta risoluzione (2K) e lavorato in digitale con il software "Revival".

Le didascalie più danneggiate sono state ricostruite digitalmente cercando di ripristinare il font originario. Successivamente, dai file digitali restaurati si è ottenuto un nuovo negativo da cui è stato stampato un positivo su pellicola.

Le colorazioni originali sono state riprodotte facendo ricorso ad un procedimento specifico per i film d’epoca chiamato "metodo Desmet" dal nome del suo inventore, il restauratore belga Noël Desmet. Il restauro è a cura della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio l’Immagine Ritrovata di Bologna.

Il film, distribuito dalla Latium Film nel 1911, è la riduzione cinematografica di un testo della tradizione teatrale napoletana, Vì che m’ha fatto frateme!, scritto nel 1892 da Eduardo Scarpetta.

La commedia, a sua volta, è una riedizione di una farsa intitolata Una strana somiglianza fra Pulcinella contadino e Pulcinella disertore, attribuita a Filippo Cammarano (1764-1842) autore teatrale e librettista ma, soprattutto, celebre interprete della maschera di Pulcinella. In origine, protagonista della farsa era proprio la maschera napoletana che Scarpetta, nella nuova versione, sostituì con il personaggio di Felice Sciosciammocca.

La commedia in tre atti riprendeva il classico tema dello scambio di persona tra due fratelli gemelli e, con alcune modifiche, lo stesso plot viene riproposto nel film.

Felice Sciosciammocca si è appena sposato ma deve abbandonare i festeggiamenti per sostituirsi al fratello gemello, il caporale Fortunato. Quest’ultimo è fuggito per amore dall’accampamento militare, lasciando in difficoltà lo zio capitano.

Felice, spogliatosi dell’abito da sposo e indossata la divisa, partecipa, suo malgrado, alla campagna contro il brigantaggio durante la quale viene creduto l’uccisore del capo dei briganti.

A quel punto, pentito, il fratello disertore torna in tempo per essere festeggiato come un eroe e ricevere un premio di 500 lire. Alla fine i due fratelli riprendono ognuno il proprio posto e il tutto si conclude con il classico lieto fine.

La provenienza teatrale del film viene svelata già nella sequenza iniziale dove, anche se le immagini sono molto danneggiate, si vede Vincenzo Scarpetta, con in una mano un cilindro e nell’altra un cappello militare, che si rivolge direttamente ad un ipotetico pubblico come a voler introdurre i personaggi e presentare la storia.

Sul palcoscenico l’attore protagonista doveva destreggiarsi tra i due ruoli alternandoli sulla scena, e anche in Tutto per mio fratello per quasi l’intero film avviene la stessa cosa tranne che nel finale, dove un semplice trucco cinematografico (split screen) diede la possibilità al pubblico dell’epoca di vedere, introdotti dalla didascalia "Ritorno dei due fratelli Sciosciammocca", Felice e Fortunato finalmente insieme.

Il ruolo di protagonista nel film è interpretato appunto da Vincenzo Scarpetta, figlio di Eduardo, a cui si affiancano gli attori della sua compagnia.

Dopo questa esperienza, negli anni successivi, Vincenzo sarà protagonista di altre due pellicole mute, Il gallo nel pollaio (1916) e Scarpetta e l’americana (1918) entrambe per la regia di Enrico Guazzoni.

Ma, come ricorda Eduardo Scarpetta in un’intervista pubblicata sul primo numero della rivista Lux (dicembre 1908), Vincenzo era stato già attirato dalla novità del cinematografo "per produrre alcune cinematografie comiche". Probabilmente si tratta dei film Marito distratto e moglie manesca di cui curò la regia e in cui pare esordì una giovanissima Francesca Bertini e Il suonatore di chitarre di cui fu anche soggettista e interprete.

L’importanza del ritrovamento di Tutto per mio fratello e del conseguente intervento di restauro consiste nel fatto che, purtroppo, dell’attività cinematografica della famiglia Scarpetta durante il periodo del muto sono rimaste pochissime tracce.

Oltre ai film interpretati da Vincenzo, si sa che Eduardo nel 1914 aveva firmato un contratto con la casa di produzione milanese Musical Film (Renzo Sonzogno & C.) per la trasposizione cinematografica di cinque sue commedie: Miseria e nobiltà (1914) di Enrico Guazzoni; La nutrice (1914) di Alessandro Boutet; Un antico caffè napoletano (1914), Tre pecore viziose (1915) e Lo scaldaletto (1915) diretti da Gino Rossetti.

Di questi film, tutti interpretati da Eduardo, sono sopravvissute, quale unica testimonianza, solo alcune foto di scena nelle quali compare lo stesso Scarpetta.

Certamente il teatro dialettale di Eduardo Scarpetta, fatto soprattutto di battute, di giochi di parole e di doppi sensi non era il più adatto a essere riprodotto in un film muto e infatti queste pellicole all’epoca non ebbero molto successo. Ma è grazie a testimonianze filmate come Tutto per mio fratello che ancora oggi possiamo avere un’idea di quell’abilità mimica e istrionica proprie della antica tradizione del teatro comico napoletano di cui la famiglia Scarpetta è stata una delle migliori interpreti.

(grazie al Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale)


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