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Nastri d’Argento DOC 2026: premi a “Sotto le nuvole”, “Nino.18 giorni” e “Quarant’anni senza Giancarlo Siani”

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Napoli al centro del racconto: tre sguardi partenopei tra memoria, musica e impegno civile premiati ai Nastri d’Argento Documentari 2026

Ai Nastri d’Argento Documentari 2026 si è palesato nuovamente il momento d’oro attraversato da Napoli nel comparto cineaudiovisivo. Stavolta la ribalta l’hanno meritata lavori basati su memoria, identità, musica e coraggio civile. Nella cornice del Cinema Barberini, i Giornalisti Cinematografici Italiani hanno premiato dieci titoli – su 195 documentari visionati.

A emergere con forza sono tre opere profondamente legate a Napoli e alla sua storia: Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, premiato come Miglior documentario nella sezione “Cinema del reale”; il Nastro speciale (selezione Musica) assegnato a Nino. 18 giorni di Toni D’Angelo; e il riconoscimento speciale (selezione Cinema del Reale) a Quarant’anni senza Giancarlo Siani di Filippo Soldi. Tre film diversi per linguaggio e materia narrativa, ma uniti da radici comuni e da uno sguardo che affonda nella verità.

Rosi e il “Cinema del reale”: la poesia sotto le nuvole

Con Sotto le nuvole, Gianfranco Rosi conquista il Nastro per il “Cinema del reale”, categoria che celebra la capacità del documentario di trasformare l’osservazione in racconto, la cronaca in esperienza cinematografica. Il suo è uno sguardo che non si limita a registrare, ma scava, attende, restituisce complessità.

In un’edizione che ha visto trionfare anche Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello come “Documentario dell’anno”, il riconoscimento a Rosi conferma la centralità di un cinema capace di interrogare il presente con strumenti autoriali rigorosi. E in quella tensione tra cielo e terra evocata dal titolo, si coglie anche un’eco meridionale, un senso di appartenenza che affiora tra immagini e silenzi.

Toni D’Angelo e il racconto di Nino, il celebre padre: una storia popolare e intima

Tra i tre Premi speciali assegnati dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici, spicca quello a Toni D’Angelo per la regia di Nino. 18 giorni, ritratto del padre Nino D’Angelo. Un racconto che attraversa mezzo secolo di musica, cinema e cultura popolare, dagli esordi nei “musicarelli” al successo travolgente, passando per le cadute e le delusioni.

Il film è insieme confessione familiare e affresco collettivo: la parabola di un artista che ha incarnato, nel bene e nel male, l’anima di una città spesso fraintesa. Napoli, qui, non è solo sfondo ma destino, matrice emotiva e culturale. E Toni D’Angelo sceglie uno sguardo partecipe ma mai indulgente, capace di restituire la fragilità dietro l’icona.

Filippo Soldi e la memoria di Giancarlo Siani: il dovere del racconto

Ancora più esplicito il legame con la storia civile partenopea nel Premio speciale a Quarant’anni senza Giancarlo Siani. Il documentario di Filippo Soldi rende omaggio al giovane cronista de Il Mattino, assassinato dalla camorra nel 1985 per il suo lavoro d’inchiesta.

La figura di Giancarlo Siani torna così al centro dell’attenzione in un’opera che non si limita alla commemorazione, ma rilancia la forza di un esempio. Siani pagò con la vita il rifiuto di piegarsi alle intimidazioni, trasformando il mestiere di giornalista in un atto di responsabilità radicale. Il riconoscimento dei Nastri assume, in questo contesto, un valore che va oltre il cinema: è un gesto di memoria attiva, un richiamo alla funzione pubblica del racconto.

Napoli, tra Arte e Coscienza

In un palmarès che ha assegnato anche il “Nastro della Legalità” a Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti e celebrato opere dedicate al cinema, alla cultura e alla musica, la presenza delle tre opere partenopee disegna una traiettoria precisa.

Napoli emerge come laboratorio di storie: città capace di generare arte popolare e cinema d’autore, ma anche memoria civile e denuncia. Dalla dimensione poetica di Rosi, alla confessione generazionale di Toni D’Angelo, fino all’impegno giornalistico rievocato da Soldi, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani ha riconosciuto non solo tre film, ma tre modi di narrare il reale.

E forse è proprio questa la lezione dei Nastri 2026: il documentario, quando affonda le radici in una terra viva e contraddittoria come Napoli, diventa specchio e coscienza, memoria e presente. “Sotto le nuvole”, appunto, ma con i piedi ben piantati nella storia.

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