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Napoli nel Cinema degli anni '50:
un magnifico set "en plein air"


Agli inizi degli anni '50 l'attività cinematografica nel Golfo era diventata incredibilmente intensa. Dai vicoli di Montesanto a Capodimonte, da Ravello a Capri, da Ischia a Torre del Greco, innumerevoli sono i siti partenopei fotografati dal Cinema italiano ed internazionale.

"Quanta Napoli nei film americani!" titolavano molti quotidiani cittadini. Nel 1949 Robert Siodmak gira gli esterni di DEPORTED (Il deportato, 1950) tra la Stazione Marittima e Via San Liborio optando in seguito, con THE CRIMSON PIRATE (Il Corsaro dell'Isola verde, 1952), per gli ameni paesaggi di Procida ed Ischia.


Nell'agosto dello stesso anno il cineasta d'origine tedesca William Dieterle affida ai propri collaboratori il curioso incarico di procurargli un numero di pecore tale da bloccare l'accesso alla strada verso l'aeroporto di Capodichino costringendo - come previsto dal copione di SEPTEMBER AFFAIR (Accadde in settembre, 1951), s'intende - Joan Fontaine e Joseph Cotten a perdere l'aereo, poi precipitato in mare, e a prolungare la permanenza in Italia.


In qualche caratteristico sobborgo del capoluogo campano hanno luogo le riprese di THE GOLDEN MADONNA (La Madonnina d'oro, 1949) di Ladislao Vajda, il cosmopolita autore di MARCELLINO PANE E VINO, a quel tempo al servizio della cinematografia inglese.

Nel suo VIAGGIO IN ITALIA (1953) Roberto Rossellini ci conduce, al fianco della Bergman, in una vera e propria visita guidata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (oltre che negli Scavi di Pompei, nell'antro della Sibilla Cumana e alle falde del Vesuvio).


Luoghi incantevoli sono altresì filmati da John Huston durante la lavorazione di BEAT THE DEVIL (Il tesoro dell'Africa, 1954) in costiera amalfitana; è l'occasione per immortalare scenari magnifici di eccezionale interesse naturalistico, quello offerto ad esempio a Ravello da Villa Cimbrone, rinomata per l'emozionante belvedere e - come ricorda l'iscrizione sistemata nel viale d'accesso alla residenza - per essere stata teatro, nel 1938, della fuga d'amore di Greta Garbo e del celebre direttore d'orchestra Leopold Stokowski.


Ed è proprio l'amore a spingere Silvana Pampanini alla disperata ricerca del marinaio Girotti per le strade ed i vicoli del quartiere Montesanto, in pieno centro a Napoli (UN MARITO PER ANNA ZACCHEO di De Santis, 1953), mentre di lì a poco, in una Sorrento da cartolina, l'indomito (ex) maresciallo Carotenuto avrà il suo bel da fare per tenere testa alla smargiassa Loren (PANE, AMORE E... di Risi, 1955).

Di tutt'altro tenore le vicende vissute dai protagonisti de IL MOSTRO DELL'ISOLA (1953) di Roberto Bianchi Montero, girato ad Ischia, che annoverava nel cast, manco a dirlo, il "mostro" per antonomasia Boris Karloff.


Si giovano inoltre di ambienti partenopei LA MACCHINA AMMAZZACATTIVI (1952) di Roberto Rossellini, SUOR LETIZIA (1956) e VACANZE AD ISCHIA (1957) di Mario Camerini, IL MULATTO (1950) e GLI AMANTI DI RAVELLO (1950) di Francesco De Robertis, DUE SOLDI DI SPERANZA (1951) di Renato Castellani, quest'ultimo interamente girato a Boscotrecase, paesino alle falde del Vesuvio.


Le cronache di quegli anni registrano persino una SISSI A ISCHIA (Scampolo, 1958) di Alfred Weidenmann, film prodotto dalla tedesca UFA International ed interpretato da Romy Schneider, che nulla ha però in comune con la celeberrima saga dell'imperatrice d'Austria (si trattò, in realtà, di una sagace trovata dei distributori italiani).


E, ancora, THE FLAME AND THE FLESH (La fiamma e la carne, 1954) di Richard Brooks, I LADRI (1959) di Lucio Fulci, LA CITTA' CANORA (1952) di Mario Costa, I SETTE DELL'ORSA MAGGIORE (1953) di Duilio Coletti, UN PO' DI CIELO (1955) di Giorgio Moser, in parte ambientato a Capri...


Senza dimenticare infine tutta quella copiosa produzione a carattere folcloristico, distribuita perlopiù solo su scala regionale, e spesso senza troppa convinzione, che proponeva, sullo sfondo di incantevoli paesaggi, impalpabili storielle interpretate da uno stuolo di attori e caratteristi molto amati presso il grande pubblico, da Nino Taranto a Tina Pica, da Tecla Scarano ai fratelli Maggio, da Enzo Turco a Virgilio Riento; tra belle donne, baruffe sentimentali e l'inevitabile lieto fine, si sviluppava, al ritmo dei motivi musicali del momento, la consueta e del tutto convenzionale vicenda amorosa.


L'attore americano Errol Flynn, impegnato tra i boschi e le valli del comune di Lauro, in provincia di Avellino, nella lavorazione del MAESTRO DI DON GIOVANNI (Crossed Swords, 1952) di Milton Krims, profetizza per la città di Napoli un luminodo avvenire nel Cinema.

Dichiarandosi innamorato dei suoi colori, ne esalta l'ideale posizione geografica, a breve distanza da Francia, Spagna ed Inghilterra, auspicandole di divenire di lì a poco la Hollywood italiana.


Un altro mito del Cinema statunitense, il regista Cecil B. De Mille, dichiara: "Ho un grande desiderio di fermarmi qualche tempo a Napoli. Ho tanto letto dell'opera instancabile del Sindaco della capitale del Mezzogiorno, grazie alla quale Napoli gode di una situazione di privilegio non solo in Italia, ma anche nel mio paese, che vorrei avere la possibilità di girare un film negli incantevoli luoghi mille volte portati sullo schermo. Soltanto vorrei parlare del lato migliore di Napoli, di quello morale, poichè ho notato che quasi tutti invece si sono soffermati ai margini della magnifica città".


Il Sindaco di cui parlava De Mille era Achille Lauro, e pare chiaro che il pensiero espresso dal grande regista sposi perfettamente quello che il Sindaco-Monarca idealizzava per il Cinema da fare a Napoli e su Napoli: solo cartoline e leggerezza, i panni sporchi e le problematiche non devono essere fatte vedere nei film.


   
                                            (di Gaetano Fusco tratto da "Le mani sullo schermo" Liguori Editore)

 
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