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“Ho voluto esordire alla regia con una storia coinvolgente” – intervista a Giovanni Esposito

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Susy Del Giudice e Giovanni Esposito (foto Napoli nel Cinema)

Attore teatrale e cinematografico, cabarettista per alcuni dei programmi cult della tv italiana, Giovanni Esposito ha da poco esordito anche come regista con un piccolo grande film apprezzato da pubblico e critica. Nero, presentato in anteprima al Torino Film Festival e uscito in sala nel maggio del 2025, è una parabola grottesca e spirituale, una sorta di viaggio mistico, tra redenzione e dannazione, in una delle tante periferie del mondo dove spesso avvengono i miracoli oscuri dell’anima. Grazie alla sua prima prova da regista Giovanni Esposito è stato premiato al XV Social World Film Festival, diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo, per il Miglior Esordio a Tematica Sociale. Nelle giornate dell’evento di Vico Equense, divenuto appuntamento fondamentale per il Cinema Sociale italiano e internazionale, l’attore-regista napoletano ci ha confessato che è stato tutt’altro che semplice esordire dietro la macchina da presa con un film del genere.

Ho avuto tante difficoltà con NERO. Avevo intenzione di esordire alla regia con questa storia anche se è un film che nessuno si aspettava da me. Mi interessava fare qualcosa che piacesse a me, regalarmi e regalare dei personaggi: volevo raccontare una storia che coinvolgesse. E la sceneggiatura che ho scritto con Francesco Prisco e Valentina Farinaccio mi è parsa subito potente: il personaggio che interpreto, Paride detto Nero, e Imma, sua sorella (interpretata magnificamente da Susy Del Giudice), sono due persone scassate che però hanno dentro un’umanità che ha bisogno di una scintilla per venire fuori. Paride, principalmente…Imma ha un suo codice personale incomprensibile al mondo e la sua umanità, come tante altre cose, l’ha regalata al fratello.

Per fortuna il soggetto, e poi la sceneggiatura, sono piaciuti subito a Massimo Di Rocco di Bartleby Film: lui è uno di quelli che viene dalla gavetta, ha fatto il runner sui set, l’ispettore di produzione, ed è uno dei pochi produttori che legge le sceneggiature. Così una notte, dopo che gli avevo fatto avere il soggetto, mi chiama e mi dice ‘domattina alle 9 vieni in ufficio’. Pensavo mi prendesse in giro e invece…lo trovo in ufficio col soggetto pieno di note e appunti e con l’intenzione di finanziarmi la sceneggiatura. Scritta la sceneggiatura con Francesco e Valentina, Di Rocco mi chiede chi avevo pensato per il protagonista e io senza pudore gli dico ‘Elio Germano’. Lui mi risponde: ‘nun t’allargà…fallo tu!’. Le pretese si sono dovute abbassare, diciamo così.

Giovanni Esposito intervistato da Paco De Renzis al Castello Giusso (foto di Claudia Esposito)

Se la storia ha fatto subito breccia nel produttore, quali sono stati gli ostacoli maggiori per “Nero“?

Le grosse difficoltà di cui ti parlavo prima sono venute a film già realizzato, al momento di farlo uscire al cinema. Due tra le più grosse società di distribuzione italiane, di cui non faccio i nomi, dopo aver visto il film mi fanno i complimenti…’hai fatto un piccolo capolavoro’. Mi dicono: ‘peccato, se l’avesse girato un giovane regista straniero, americano, saremmo usciti con 300 copie’. Pensa che discorso del cacchio, assurdo…e mi è successo ben due volte. I pregiudizi ce l’hanno loro non la gente che va a vedere il film. Certo devi riuscire a portarle le persone in sala, ma dopo non conta più quello che si aspettavano o meno da te, conta quello che vedono sul grande schermo come sta succedendo con NERO.

Mi dovevo chiamare John Espon così il film poteva avere una distribuzione massiccia. Oppure, come mi disse una volta un tecnico di un teatro: ‘tu ti dovresti chiamare Joe Suarez, è più esotico. Addò vai cu stu nomme? Giovanni Esposito…’.

Quindi nel mercato cinematografico, distributivo italiano di oggi, nel terzo millennio, ci si basa ancora su preconcetti per portare avanti dei progetti?

Il problema del pregiudizio, dell’aspettativa, c’è stato e c’è senz’altro…per fortuna non più per NERO perché dopo la partecipazione al Torino Film Festival, dopo le recensioni, vive di vita propria e le soddisfazioni sono tante. Penso ad un’eventuale nuovo film che mi potrebbe venire in mente, una nuova idea magari più costosa e non è detto me la farebbero fare nonostante abbia dimostrato qualcosa all’esordio. Mi chiederebbero di cercare di fare qualcosa di più consono a quello che la gente si aspetta da me, dall’attore comico conosciuto dal pubblico….un’idea più ‘sicura’. A proposito di questo l’altro giorno Giovanni Veronesi mi ha detto: ‘se non ti fanno fare il film che vuoi, tu non cambiare idea, cambia produttore’.

Hai lavorato a molte produzioni internazionali recitando in inglese, la più recente è “Jay Kelly” di Noah Baumbach al fianco di George Clooney e Adam Sandler; per non parlare dei molteplici film di alcuni tra i più importanti autori del Cinema italiano contemporaneo: eppure quando si pensa a Giovanni Esposito è difficile non venga in mente la tua “napoletanità”. A tal proposito Sergio Rubini, anche lui ospite del Social Festival, ci ha detto che è contento di non aver perso il suo accento, che è importante per chi fa il vostro lavoro mantenere il legame con le proprie radici. In base alla tua esperienza, che opinione hai in merito?

Sono d’accordo con Sergio Rubini quando parla dell’importanza delle proprie radici, di mantenere forte il legame con le origini, di mantenere il proprio accento. Per me è fondamentale, personalmente è la base da cui parto sempre; anche quando recito in inglese io penso in napoletano, i personaggi li penso così. Anche quando ho recitato a teatro, diciamo, tragedie o drammi shakespeariani io mi domandavo come si sarebbe comportato il personaggio, un personaggio radicato a Napoli e quindi sono sempre partito dalle mie radici. Poi dopo se vuoi te ne puoi pure dimenticare. Io non me ne dimentico mai perché poi mi piace moltissimo essere vero e libero e ritengo che una dizione eccessiva mi tolga spontaneità, genuinità, mi renda meno vero…ma forse è soltanto una mia sensazione.

Ho sempre pensato, da quando facevo l’Accademia, che grandi attori come Peppino, come Eduardo, soprattutto Peppino che ritengo uno dei più grandi attori che abbiamo avuto nel Novecento, non hanno mai perso questa loro unicità rimanendo veri e legati alle origini. Questo lo continuo a credere. Mi viene in mente Peppino che recita Pinter, lui era un personaggio pinteriano perfetto…il suo ‘guardiano’ era strepitoso. Eppure Peppino De Filippo è l’emblema dell’artista profondamente legato alle proprie origini: un artista vero!
E questo si ricollega anche all’annosa questione dell’attore divenuto popolare come comico che poi fa ruoli drammatici disorientando l’opinione pubblica. Sono paletti che in realtà non esistono, vengono messi all’occorrenza dalle persone o dagli addetti ai lavori per superficialità, pigrizia.

Infatti il pubblico una volta superato il pregiudizio iniziale se ne frega se fino ad allora lo avevi fatto ridere, pensa a quanto sei bravo in quel momento se viene coinvolto dal film, dalla storia. Ma ve lo ricordate Alberto Sordi in ‘Un borghese piccolo piccolo’? Un’interpretazione dilaniante! E Totò per Pasolini quando steso nella discarica spiega a Ninetto Davoli ‘cosa sono le nuvole‘? Straordinario! E ho voluto citare due grandi interpretazioni drammatiche di due che certamente nella loro carriera ci hanno fatto ridere a crepapelle. Alla faccia dei paletti comico e drammatico.

Susy Del Giudice e Giovanni Esposito in una scena di “Nero

Torniamo a parlare di Napoli: negli ultimi anni la città pare aver assunto un ruolo centrale per le produzioni cinematografiche e televisive, non solo italiane. Di pari passo è avvenuta una incredibile crescita a livello turistico. Come la vedi questa sovraesposizione di Napoli? Sta portando solo benefici?

Napoli in questo momento pare davvero essere diventata il centro del mondo per l’audiovisivo: le produzioni internazionali ormai da anni sono interessate a girare nella nostra città; le star di tutto il mondo fanno a gara per venire qui…ho letto oggi di Whoopi Goldberg a ‘Un posto al sole’. Io credo che tutto questo possa solo far bene a Napoli e principalmente ai lavoratori del comparto audiovisivo: non ci dimentichiamo che si sono vissuti momenti drammatici recentemente. A parte il periodo del Covid, per il blocco del tax credit io so di persone che sono state costrette a cambiare lavoro.

Invece da un po’ di tempo gli operatori, i tecnici, la manovalanza tutta del settore audiovisivo lavora tanto, e questo sta facendo bene anche alla città in generale che, per quanto possibile, pare essersi riordinata in parecchi settori. Mi è capitato molte volte vedere turisti al tavolo che riprogrammavano il viaggio per tornare a Napoli: per me questa è una cosa meravigliosa. Noi abbiamo mostrato Napoli in tante produzioni televisive, soprattutto attraverso film, molti dei quali di buona qualità. Credo sia importante e utile ciò che sta avvenendo nella nostra città in questo periodo storico.

Prima di salutarci volevo chiederti: hai saputo che, quest’anno, c’è un altro Esposito tra gli ospiti del Social World Fim Festival?

Vi giuro che non sono parente di Giancarlo Esposito…non sono raccomandato…lui è Mandalorian, io so’ Mandolinian

Giovanni Esposito al photocall del XV Social World Film Festival (foto Napoli nel Cinema)

Diplomatosi all’Accademia D’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli, Giovanni Esposito è stato diretto in teatro da numerosi registi come Renato Carpentieri, Armando Pugliese, Gigi Dall’Aglio, Silvio Orlando, Roberto Andò, Giancarlo Sepe, Vincenzo Salemme, Alessandro D’Alatri, Filippo Dini. Sul grande schermo ha avuto l’opportunità di lavorare con grandi autori come Antonio Capuano, Vincenzo Terracciano, Giovanni Morricone, Edoardo De Angelis, Alberto Negrin, Rocco Papaleo e Giulio Manfredonia.

In Tv lo si ricorda per le sue partecipazioni al Pippo Chennedy Show e a Mai Dire…con la Gialappa’s Band, ed è uno dei personaggi fissi su cui ruota il fortunatissimo show Rai Stasera tutto è possibile. Ha preso parte a diverse fiction di successo dirette da Alberto Sironi, Guido Chiesa, Alberto Negrin, Ricky Tognazzi. Ha lavorato con produzioni internazionali, in The Tourist diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, Omamamia diretto dal regista tedesco Tomy Wigand e To Rome with love di Woddy Allen.

È uno dei protagonisti del film Si accettano miracoli di Alessandro Siani. Ha lavorato in film come Non c’è più religione di Luca Miniero, Ammore e malavita dei Manetti Bros, Bob & Marys di Francesco Prisco, Metti la nonna in freezer di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. In Loro di Paolo Sorrentino Giovanni Esposito ha interpretato Mariano Apicella. Nel 2020 ritorna nella serie I bastardi di Pizzofalcone 3 di Monica Vullo (tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni) nel ruolo di Frate Leonardo, in Cops: una banda di poliziotti di Luca Miniero nel particolarissimo ruolo di Anaconda. È protagonista di Benvenuti in casa Esposito commedia di Gianluca Ansanelli e ancora in Maradona: sueño bendito diretto da Alejandro Aimetta, Edoardo De Angelis, Roger Gual.

Nello stesso anno è in Piano Piano, opera prima di Nicola Prosatore e nella commedia Falla girare di e con Giampaolo Morelli. Nel 2022 partecipa al film Book Club 2: The next Chapter diretto da Bill Holderman con Diane Keaton, Jane Fonda, Candice Bergen, Mary Steenburgen ed Andy Garcia. Negli ultimi anni ha avuto modo di sperimentare la sua versatilità in film come La divina cometa di Mimmo Paladino, Shakespea Re di Napoli di Ruggero Cappuccio e Nadia Baldi, Black Parthenope di Alessandro Giglio (recitato in inglese), Cattiva coscienza di Davide Minnella, Falla girare 2 di Giampaolo Morelli e Zamora di Neri Marcorè.

All’82ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia verrà presentato “Jay Kelly” il film di Noah Baumbach in cui Giovanni Esposito ha recitato al fianco di George Clooney e Adam Sandler.

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