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“Figli dell’orrore cosmico”, ai Magazzini Fotografici il 25 febbraio la Cineteca di Babele celebra cinema e saggistica horror

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C’è un momento, nel buio della sala, in cui l’orrore smette di essere semplice spavento e si fa vertigine cosmica, senso di insignificanza, percezione di un Male antico e insondabile.

È a quel momento che guarda “Figli dell’orrore cosmico”, l’iniziativa in programma mercoledì 25 febbraio (a partire dalle ore 17) presso i Magazzini Fotografici di Napoli, a cura dell’associazione culturale La Cineteca di Babele.

Un appuntamento che intreccia cinema e saggistica, immagini e pensiero critico, per esplorare l’eredità di H. P. Lovecraft e la sua influenza sull’immaginario filmico contemporaneo.

Il culto delle immagini: Dark Waters di Mariano Baino

Alle ore 17 sarà proiettato Dark Waters (GB/Italia/Russia, 1994), unico lungometraggio del regista napoletano Mariano Baino, opera di culto all’estero e ancora oggi sorprendentemente poco conosciuta in patria.

Girato tra atmosfere plumbee e architetture monastiche che sembrano emergere da un incubo metafisico, il film racconta il viaggio di Elizabeth in un monastero sperduto su un’isola del Mar Nero, dove un culto demoniaco consuma rituali omicidi nelle catacombe. Ma ridurre Dark Waters a una trama significherebbe tradirne la natura più profonda: Baino costruisce un horror ieratico e monumentale, fatto di silenzi, ombre e carrellate ipnotiche, in cui l’orrore si manifesta come presenza primigenia, insondabile, mai del tutto nominabile.

L’ascendenza lovecraftiana – in particolare l’eco de La maschera di Innsmouth – non si esprime tanto nella lettera quanto nello spirito: l’idea di una divinità più antica del cristianesimo, di un male cosmico che trascende l’umano e lo sovrasta. Il film dialoga idealmente con certo horror italiano degli anni Settanta e Ottanta, da Dario Argento a Lucio Fulci, ma lo fa con una radicalità visionaria che lo avvicina anche alle esperienze più estreme del cinema sperimentale.

Un’opera “magmatica e oltranzista”, capace di trasformare il monastero in un antro infernale e lo schermo in una soglia verso l’abisso.

L’orrore come sistema cosmico: Il Cinema di Cthulhu di Claudio Gargano

Alle 18:30 la riflessione proseguirà con la presentazione del volume Il Cinema di Cthulhu, pubblicato nel 2025 da Martin Eden Editore.

Nel suo saggio, Claudio Gargano – critico, docente di Storia e Critica del Cinema presso l’AOVA Academy e profondo conoscitore dell’immaginario fantastico – analizza l’influenza di Lovecraft sul cinema e sulle serie televisive, soffermandosi non solo sugli adattamenti ufficiali ma soprattutto sulle opere che, pur non dichiarandosi tali, respirano l’atmosfera dei Miti di Cthulhu.

L’assunto di partenza è tanto semplice quanto vertiginoso: la concezione lovecraftiana di un universo indifferente, in cui l’uomo occupa una posizione marginale rispetto a forze cosmiche insondabili, ha trovato nel nostro presente – segnato da guerre, pandemie e crisi identitarie – un terreno sorprendentemente fertile. L’orrore cosmico non è più soltanto finzione, ma metafora del nostro tempo.

Il volume è arricchito dalla presentazione di Davide Pulici e dalla prefazione di Sebastiano Fusco, tra i maggiori divulgatori italiani dell’opera lovecraftiana.

Gli ospiti e il dialogo

A rendere ancora più prezioso l’appuntamento sarà la presenza degli stessi protagonisti: il regista Mariano Baino e l’autore Claudio Gargano dialogheranno con il pubblico, moderati da Enrico Manzo, docente dell’AOVA Academy.

“Figli dell’orrore cosmico” non è soltanto una rassegna o una presentazione editoriale: è un attraversamento dell’abisso, un confronto tra chi il cinema lo fa e chi lo analizza, tra visione e teoria, tra immagine e parola. Un’occasione per riscoprire un cult dimenticato e per interrogarsi su quanto l’ombra di Cthulhu continui a proiettarsi, silenziosa e tentacolare, sulle nostre immagini contemporanee.

Mercoledì 25 febbraio, ai Magazzini Fotografici di Napoli, l’orrore non sarà soltanto spettacolo: sarà esperienza cosmica.

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