David di Donatello 2026: le candidature con Napoli protagonista tra autori, interpretazioni e maestranze

Il filo “partenopeo” che attraversa con forza le candidature ai David di Donatello 2026 è un intreccio di autori, interpreti e tecnici che racconta quanto il cinema italiano contemporaneo continui a parlare — e spesso a pensare — in napoletano. La 71ª edizione dei premi, in programma il 6 maggio, consegna infatti un panorama dominato dai grandi titoli della stagione, ma anche da una presenza significativa di opere legate a Napoli, sia per firma autoriale sia per identità artistica.
Al centro della scena si impone Paolo Sorrentino con La grazia, forte di 14 candidature, tra cui Miglior film, regia, Toni Servillo e Anna Ferzetti come Protagonisti e Milvia Marigliano non Protagonista, oltre che per la sceneggiatura originale. Accanto a lui, Mario Martone con Fuori (8 candidature) entra nella cinquina per Miglior film, regia e sceneggiatura non originale confermandosi tra le voci più solide del cinema civile italiano. Non meno rilevante è la presenza di Pietro Marcello con Duse (8 nomination), candidato tra l’altro per la sceneggiatura originale, mentre Elisa (2 nomination) di Leonardo Di Costanzo si distingue nella categoria della sceneggiatura non originale. Quattro sguardi diversi, ma accomunati da una radice culturale precisa: Napoli non è solo geografia, ma grammatica cinematografica.

Tra i dati più significativi spicca la doppia presenza di Valeria Golino, candidata sia come Attrice protagonista per Fuori sia come Attrice non protagonista per Breve storia d’amore. Un riconoscimento che conferma la centralità dell’attrice e regista nel panorama italiano, capace di attraversare ruoli e registri con rara naturalezza. Nella categoria Miglior attore non protagonista c’è la candidatura di uno degli attori di maggior talento del teatro e del cinema contemporaneo, Lino Musella, per Nonostante di Valerio Mastandrea.
Non solo volti e registi: Napoli si fa sentire anche nelle maestranze. Il montatore Giogiò Franchini è candidato al Miglior montaggio per Il Maestro di Andrea Di Stefano. Una candidatura che ribadisce l’importanza di una scuola tecnica spesso meno visibile ma decisiva nella costruzione del linguaggio filmico, tra l’altro Franchini è collezionista di candidature ai David di Donatello.
Accanto ai grandi nomi, emergono anche segnali importanti dalle categorie spesso considerate “collaterali” ma sempre più centrali. Tra i candidati al Miglior documentario figura Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, un’opera in bianco e nero girata a Napoli e dedicata alla vita quotidiana tra il Golfo e il Vesuvio, già premiata a Venezia e capace di restituire un ritratto poetico e stratificato della città.



Sul fronte delle nuove generazioni, sa già di riconoscimento la candidatura al Miglior esordio alla regia per Tienimi presente di Alberto Palmiero, giovane autore campano che si inserisce in una cinquina fortemente orientata verso il rinnovamento del cinema italiano.
Nel complesso, le candidature 2026 restituiscono un’immagine chiara: il cinema napoletano — nelle sue molte declinazioni — non è più una corrente, ma una componente strutturale dell’industria culturale nazionale. Dalla scrittura di Sorrentino alla sensibilità storica di Marcello, dal cinema civile di Martone al rigore di Di Costanzo, passando per interpreti, tecnici e nuove leve, Napoli continua a essere una fucina inesauribile di talenti. E se i David di Donatello restano lo specchio del nostro cinema, quest’anno riflettono senza esitazioni un volto preciso: quello, stratificato e potentissimo, di una città che non smette di raccontarsi — e di provare a vincere.


