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PASSIONE  
di John Turturro


Canzonie cantanti, musicisti e poeti, personaggi reali e leggendari sono iprotagonisti di un film che attraversa Napoli, una delle metropoli piú belle,famose e controverse del mondo, una delle pochissime in grado di incarnareun'idea della vita.
Il regista John Turturro attraversa la città e le suemusiche, rievoca storie lontane e miti vicini, alterna l'amarcord allaricostruzione, i caroselli canori alle voci di strada, la sceneggiata alvideoclip, la storia della canzone alle storie che le canzoni narrano enascondono.

Immagini, spesso inedite, delle grandi voci di un passato ormairemoto si sovrappongono con quelle di interpreti moderni, capaci di proseguireuna tradizione gloriosa, ricreandola e rinnovandola.
Ogni canzone diventa unapiccola sceneggiatura, una cartolina sentimentale spedita da una città e dalleforze che la muovono: l'energia, i drammi, l'orgoglio, le ironie.
passione
"Ci sono posti in cui ci vai una volta sola e ti basta e poi c'è...NAPOLI"
(John Turturro)
Cast:
Raiz e gli Almamegretta, Enzo Avitabile, Mina, Pino Daniele, Gennaro Cosmo Parlato, Angela Luce, James Senese, Lina Sastri, Fausto Cigliano, Massimo Ranieri, Fiorello, Misia, Avion Travel, SpakkaNeapolis 55, Fiorenza Calogero, Lorena Tamaggio, Daniela Fiorentino, Pietra Montecorvino, Max Casella, M'Barka Ben Taleb, Sergio Bruni, Renato Carosone, Peppe Barra, Enrico Caruso e...John Turturro
SCHEDA TECNICA

documentario, Italia-USA 2010

regia : John Turturro

soggetto/sceneggiatura: John Turturro, Federico Vacalebre

produttore:Alessandra Acciai, Carlo Macchitella, Giorgio Magliulo, Patrizia Massa

casa di produzione: Skydancers, Rai Cinema, Cinecittà Luce, Squeezed Heart Production

fotografia: Marco Pontecorvo

montaggio: Simona Paggi

musiche: Max Carola

scenografia: Antonio Farina

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recensionea cura di Paco De Renzis
L’affascinante percorso di John Turturronella canzone napoletana  

È possibile raccontare la canzone napoletana in unfilm-documentario della durata di poco più di un’ora e mezza? Assolutamente no,e l’errore più grande nell’approccio e nella visione di Passione sarebbe quellodi considerarlo un sunto emblematico della storia della cultura musicalepartenopea: in fallo sono caduti in tanti parlando e scrivendo di quest’opera,arrivando persino ad ignorare l’indicazione che l’autore ha voluto dareaggiungendo un sottotitolo quanto mai significativo, “un’avventura musicale”.

Uno degli attori più eclettici della cinematografia moderna, John Turturro, èrimasto stregato dalla cultura napoletana, e dopo aver portato nei teatri ditutto il mondo Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo ha deciso di esplorarepiù che omaggiare la città di Napoli attraverso un’emozionante raccontoscandito dalla musica, la forma d’arte che più di ogni altra ha reso famosa lacittà di Partenope.Turturro si è avvalso della collaborazione del giornalista e studioso musicaleFederico Vacalebre, con cui ha scritto soggetto e sceneggiatura, per immergersie orientarsi allo stesso tempo nell’immaginifica vastità dell’universo dellamusica napoletana: l’avventura che l’attore esemplifica in ritmo ed immaginidescrive le sensazioni di chi si trova al cospetto di una città paradossale edestrema, maltrattata e derubata, morta e risorta più volte, teatrale epassionale, meravigliosa e geniale, ma soprattutto colta e magnetica tanto che“ci sono posti in cui ti basta essercistato una volta sola…e poi c’è Napoli”.

La voce narrante di Turturro fa da filo conduttore in un viaggio tra leggenda etradizione, portando lo spettatore tra le strade della Napoli contemporaneaevidenziando attraverso immagini di repertorio il passato tormentato vissutodal popolo napoletano tra guerre ed epidemie, eruzioni vulcaniche e terremoti.Se la città è protagonista principale di Passione, la magia e le emozionisprigionate dalle canzoni scelte dal regista per la messinscena di taleavventura sono l’ideale rappresentazione delle varie sfaccettature di Napoli;la scelta di collocare ogni esibizione in un luogo diverso ed emblematico dellacittà acuisce l’intensità delle canzoni rendendole a dir poco pedagogiche.

Da più parti si sono evidenziate le lacune e le dimenticanze nella selezionemusicale fatta per questo film: a mio parere, dando per scontatal’insindacabile valutazione personale dell’autore dell’opera e la competenza edenciclopedica conoscenza della canzone napoletana di Federico Vacalebre, è piùimportante sottolineare le interpretazioni che si possono vedere e sentire in Passione.

Prologo ed epilogo di questo film sono da brividi con l’immensa Mina che canta Carmela sulle note del piano di DaniloRea in apertura e con l’inno malinconico dedicato da Pino Daniele alla suacittà, Napule è, ad anticipare ititoli di coda.La teatralità di alcune performances attribuisce alle canzoni napoletane unaforza che non può essere limitata per rendere appieno il significato dei testi:per questo interpretazioni magistrali come quella di Peppe Barra in Tammurriata Nera (accompagnato daM’Barka Ben Taleb e Max Casella) mostrano l’arte del recitare una canzone nonsemplicemente del cantarla, tanto che lo stesso attore-cantante durantel’esecuzione di Don Raffaè di DeAndrè viene catapultato nella realtà narrata nel testo.Nel solco tracciato dal maestro Barra si collocano gli omaggi a Carosone diGennaro Cosmo Parlato con Maruzzellae la spassosa versione di Caravan Petrol,curata da Enzo Avitabile, cantata da Fiorello con la complicità coreografica diJohn Turturro e dell’attore italo-americano Max Casella; poi gliSpakka-Neapolis 55 con Vesuvio,Pietra Montecorvino con Dove sta Zazà(insieme a Max Casella) e Comme facettemammeta (versione quasi tarantolata con giovani danzatrici a scandire iltempo), la Malafemmena di Totòsceneggiata più che interpretata da Lina Sastri e Massimo Ranieri.

Tra le eccellenze interpretative del film va segnalata una delle canzoni piùbelle della storia recente della musica napoletana, Nun te scurdà, in una nuova versione riarrangiata dagliAlmamegretta che unisce le straordinarie voci di Raiz e Pietra Montecorvinoarricchendola con l’interpretazione sensuale di M’Barka Ben Taleb che canta inarabo la strofa conclusiva. La cantante tunisina è protagonista anche di untoccante salto temporale sulla canzone che più di tutte le altre ha reso famosaNapoli nel mondo: ‘O sole mio passadalla voce di Sergio Bruni e Massimo Ranieri (in immagini d’epoca) al cantoipnotico di M’Barka che nella sua lingua dimostra l’universalità di questocapolavoro.

Atmosfere morbide ed eteree vengono regalate dalla bellissima versione di Era de maggio che gli Avion Travelinterpretano con la cantante portoghese Misia, la cui pronuncia napoletana vienemessa alla prova anche in Indifferentementetrovandola pronta soprattutto nel trasmettere la giusta intensitànell’esecuzione alla stregua di un fado.Intensità che non manca a Fiorenza Calogero, Daniela Fiorentino e LorenaTamaggio in un’interpretazione quasi mistica oltre che vocalmente ineccepibiledel Canto delle lavandaie del Vomero.

Le immagini di repertorio fornite dagli archivi dell’Istituto Luce e della Raihanno permesso a John Turturro di ampliare il suo viaggio toccando gli eventiche hanno segnato negli anni il popolo napoletano, ma anche di scovareesibizioni come quella di Angela Luce nell’interpretazione di Bammenella di Raffaele Viviani.I reperti storici presenti in Passione non si limitano solo alleimmagini di repertorio ma anche a registrazioni audio come quelle di FernandoDe Lucia con Marechiare e di EnricoCaruso con ‘A vucchella, ed èistruttivo nel film ascoltare a riguardo i racconti dei fratelli Esposito,pionieri nella diffusione della musica napoletana con la loro Phonotype Record.

Ad unire leggenda e tradizione con racconti e musica ci pensano due musicistinapoletani, gli straordinari Enzo Avitabile e James Senese, che passano dallafamiliarità con cui viene trattato San Gennaro dai partenopei alle storie divita vissuta di un napoletano dalla pelle nera cresciuto senza padre in unbasso sognando il jazz: i loro sax e le loro voci regalano Faccia gialla, cantata da Avitabile con i Bottari, e Sangh’è e Passione, nell’interpretazione di quello che da piccolo venivachiamato Jamesiello.

L’avventura musicale di Turturro non esclude cantanti emergenti o conosciutiesclusivamente in ambito cittadino, così durante il film si possono ascoltareValentina in I te vurria vasà eRiccardo Ciccarelli in Dicitencello vuje;ma è nelle canzoni che trova il suo percorso ideale, nella capacità che Passioneha avuto nel contestualizzarle innalzando in tal modo esecuzione e luogo in cuisi svolge, e dimostrazione regina della riuscita di questo lavoro è Catarì cantata da Fausto Cigliano alcospetto delle Sette Opere della Misericordia di Caravaggio.

Il rischio che il film risulti una dichiarazione d’amore appiattitasull’oleografia convenzionale che si attribuisce a Napoli viene scongiuratodall’abilità registica di Turturro e dalla volontà di non mostrare l’immagineda cartolina che vorrebbe apparentemente nascondere i lati oscuri e leproblematiche della città.
 
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