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NOI CREDEVAMO
di Mario Martone

Noi credevamo è un film del 2010 diretto da Mario Martone, su sceneggiatura dello stesso regista e di Giancarlo De Cataldo liberamente ispirata alle vicende storiche realmente accadute e al romanzo omonimo di Anna Banti.

Il film ha concorso per il Leone d'Oro alla 67a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ed è uscito nelle sale cinematografiche il 12 novembre 2010
noi credevamo
SCHEDA TECNICA


storico-drammatico, Italia 2010

regia: Mario Martone

sceneggiatura: Mario Martone, Giancarlo De Cataldo liberamente ispirata al romanzo omonimo di Anna Banti

fotografia: Renato Berta

montaggio: Jacopo Quadri

scenografia: Emita Frigato

costumi: Ursula Patzak

musiche: Hubert Westkemper

cast: Luigi Lo Cascio, Toni Servillo, Renato Carpentieri, Andrea Renzi, Antonio Pennarella, Salvatore Cantalupo, Michele Riondino, Francesca Inaudi, Anna Bonaiuto, Ivan Franek, Valerio Binasco, Luigi Pisani, Andrea Bosca, Guido Caprino, Edoardo Natoli, Luca Barbareschi, Luca Zingaretti, Stefano Cassett, Marco Mario De Notariis, Roberto De Francesco, Enzo Salomone

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recensione a cura di Paco De Renzis
le ragioni della disunità d'Italia nel risorgimento raccontato da Martone


L’importanza diopere come Noi Credevamo di Mario Martone sta nel far riflettere sulleproprie origini mettendole a confronto con l’attualità: mentre erano in corso ipreparativi per festeggiare i 150 anni dall’Unità d’Italia arrivò in sala unfilm che chiariva situazioni che la storiografia più acclamata aveva preferitosemplicemente accennare se non addirittura omettere in molti casi.

Partendo dalla storia di tre ragazzi cilentaniche vedendo uccidere dei rivoluzionari repubblicani dall’esercito borbonicodecidono di affiliarsi alla GiovineItalia mazziniana, Martone attraversa con il suo racconto e le sue immaginiquasi un secolo di storia italiana: il Risorgimento di Noi Credevamo sottolineale incredibili differenze tra repubblicani e monarchici, tra chi da subitovedeva, con la cacciata dei borboni dal meridione, un annessione del sud alregno savoiardo e chi invece era spinto da ideali democratici a combattere perspodestare una monarchia di invasori così da unificare l’intero popolo italianosotto un’unica bandiera.

L’opera è composta da quattro parti che potrebberotranquillamente avere vita indipendente, quattro film intensi che mostranol’evoluzione dei protagonisti di pari passo con l’intensificarsi dellediscrepanze tra le fazioni che si preparano ad unificare l’Italia: tra congiuree attentati, riunioni e proclami si assiste al passaggio dalla teoriarivoluzionaria all’azione pratica che costa prigione e torture, tradimenti enumerose morti.

Il frammento finale di Noi Credevamo è il più devastante,l’Italia pare ormai unita con la graduale conquista dei territori meridionalieppure l’esercito dei Savoia trucida migliaia di contadini, di lavoratori, dipersone indifese accusate di essere briganti: arrivano i garibaldini e moltisoldati dell’esercito regolare disertano e si uniscono alle camice rosse perchéè il momento di fare la vera Italia repubblicana, di conquistare Roma e diliberarsi dopo l’autorità papale anche di quella monarchica; ma le truppepiemontesi sparano anche su di loro, li arrestano e giustiziano senza appello idisertori.

L’Italia è stata fatta ma a discapito e col sangue degli italiani enel Parlamento del Nord da alcuni di quei personaggi che avevano appoggiato larivoluzione repubblicana vengono pronunciate parole di condanna verso Mazzini ela sua idea di unificazione, tanto da renderlo esule in patria.

Per prepararequesto film Mario Martone ha lavorato sette anni, tra ricerche storiche,sceneggiature scritte e riscritte, fino a quella definitiva con Giancarlo DeCataldo ispirandosi oltre a fatti realmente accaduti anche al romanzo omonimodi Anna Banti.
L’aiuto regista Raffaele Di Florio ha rivelato che ci sonovoluti tre anni per scegliere il cast, e una delle forze maggiori di NoiCredevamo sta proprio negli interpreti che elevano la caratura di ognisingola scena, anche perché a parte i protagonisti, eccezionali Luigi Lo Cascioe Valerio Binasco, si è al cospetto di un gruppo d’attori che sorprende comeFrancesca Inaudi, Michele Riondino, Ivan Franek, Guido Caprino, StefanoCassetti, Franco Ravera, Edoardo Natoli, Luigi Pisani, Andrea Bosca, gliesperti Luca Barbareschi e Luca Zingaretti, ma soprattutto il gruppo diaffezionati del regista Mario Martone, quello che rende film come Mortedi un matematico napoletano, Teatro di guerra, cosi comequest’ultimo, risultati di un affiatamento e di un progetto in cui l’alchimia ela fiducia verso le persone con cui si lavora è totale: se Toni Servillo nelsuo Mazzini è addirittura mastodontico, vengono esaltati ripagando con maestriainterpreti come Renato Carpentieri, Andrea Renzi, Enzo Salomone, AntonioPennarella, Roberto De Francesco, Salvatore Cantalupo, Anna Bonaiuto, MarcoMario De Notariis.
Emblematico il racconto di alcuni di questi attori che perconfermare la loro assoluta fiducia nell’opera di Martone hanno detto di averatteso in certi casi anche tre giorni prima di girare una scena, in situazioniambientali non favorevoli come nelle riprese per le immagini della prigionia diMontefusco dei rivoluzionari, che sono avvenute in realtà nel paese pugliese diBovino in due settimane di pseudo - clausura tra set e albergo distanti traloro quaranta chilometri.

A differenza di un capolavoro della cinematografiaitaliana che si occupa dello stesso periodo storico, Il Gattopardo diVisconti, Mario Martone ha scelto di evitare l’estetismo, di non eccedere inmanierismi, anzi di sopprimerli dalla sua regia non eliminando nemmeno queimomenti di imperfezione delle riprese rendendoli anzi naturali, mostrandodissonanze storiche come uno degli interpreti con un orologio al quarzo,indugiando su un’inquadratura che dall’interno di un rifugio si sposta con ilprotagonista verso l’esterno rivelando che altro non è che la carcassa dellefondamenta di un edificio moderno abbandonato, evitando eccessivi movimenti dimacchina; il regista ha voluto dimostrare che in Italia è possibile fare unfilm storico, in costume, un’opera corale affidandosi ad un mondo cinematograficofatto di lavoratori egregi a cui spesso non è riconosciuto il giusto merito edè in balia costante di tagli governativi (vedi FUS - fondo unico per lospettacolo) oltre che di precarietà perenne.


Un film di tale imponenza erilevanza culturale va elogiato anche perché l’Italia a differenza di altripaesi, ad esempio America e Francia, ha quasi sempre evitato di raccontare glieventi storici che hanno portato alla propria nascita, come non si volesserischiare di rompere una pacificazione che in realtà non c’è mai stata vistoche una forza politica secessionista come la Lega Nord può essere statapiù volte parte integrante di governi che hanno guidato la nazione: NoiCredevamo è un’opera "didattica" che in un periodo in cui cisi deve destreggiare tra revisionismi di neo-monarchici, savoiardi e borbonicial tiro alla fune, e finti repubblicani con problemi di memoria sarebbe utilecome approfondimento per avvicinarsi alla spiegazione delle anomalie eperversioni sociali e politiche che in oltre 150 anni hanno fatto si chel'Italia risultasse un paese sempre più "disunito".

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