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NAPOLISLAM
di Ernesto Pagano

La forza dell’Islam non sta nelle bombe e nel terrorismo, manella sua capacità di fare proseliti. I convertiti sono in aumento e il messaggiodel Corano è arrivato anche a Napoli, grande porto di mare, aperto e sensibileai cambiamenti della Storia. Una città dove il miscuglio di cultura e religioneproduce metamorfosi inattese.Succede così che un bel giorno Napoli si sveglia e si scopreislamica: dietro le barbe lunghe dei giovani e sotto i veli islamici delleragazze non ci sono più solo arabi, ma napoletani, figli di cattolici,cattolici loro stessi fino a qualche anno prima. I loro nomi adesso sonocambiati: Francesco è diventato Muahammad, Claudia è diventata Zeynab. AncheNapoli è diventata Napolislam.

Le sue Chiese esistono ancora, ma perdonofedeli. In altre chiese sconsacrate sorgono delle
moschee, come a piazza Mercato. Anche dai movimenti diestrema sinistra, ormai in crisi profonda, ci sono dei fuoriusciti. Salvatore èdiventato Muhammad e adesso preferisce Maometto a Che Guevara, perché ha capitoche l’unico modo di portare la giustizia nella società è instaurare la sharia.Napolislam sta al centro del Mediterraneo e quando gli arabicimettono piede si sentono a casa. Walid è venuto dall’Algeriae ha sposato Alessandra. Adesso Alessandra ha un nome arabo: Amina. Sua madreFrancesca non riesce ad accettarlo; quando Alessandra le mostra come si indossalo hijab lei rimane contrariata, anche se deve ammettere che adesso queifoulard in testa vanno sempre più di moda.

A piazza Mercato, invece, ai costumi islamici ci hanno fattol’abitudine. Ogni venerdì la strada di fronte alla moschea viene invasa daitappeti. Sopra, centinaia di uomini scalzi aspettano il sermone dell’ImamYassin, al secolo Agostino Gentile. Adesso le sue orazioni in perfetto araboclassico sono richieste in tutta la provincia vesuviana, dove le moschee stannospuntando come funghi. I giocattolai di piazza Mercato, ancora devoti allaMadonna del Carmine, devono ammettere che la religiosità dei musulmani è piùforte: per venire alla preghiera lasciano pure il lavoro, come se di lavoro aNapoli ce ne fosse da buttare. Francesco ne sa qualcosa: per trovareun’occupazione sta partendo per Londra. Adesso si chiama Muhammad e nasconde
le sue braccia tatuate sotto il qamis, la tunica bianca cheportano i musulmani osservanti. Nel suo basso del rione Sanità recita il Coranoin arabo, muovendo la sua barba lunga e nera al ritmo di una cantilena melodiosa.Le sorelle, rimaste impressionate da quel cambiamento, adesso pendono dalle suelabbra.

Prima Francesco pensava solo alle donne, alle lampade solari e allescarpe firmate: tutti trucchetti di Satana per farti perdere la retta via,spiega a tavola alla sorella Teresa. Adesso anche lei ha cominciato a leggereil Corano e a fare le preghiere, ma non ha messo il velo perché altrimenti nelquartiere la crederebbero pazza. Lina, l’altra sorella di Francesco, il maritoinvece lo ha lasciato e si mantiene da sola con la figlia adolescente cucendo nelsoggiorno di casa colli di camicie per dieci ore al giorno. Anche lei trovasollievo nel pregare “a faccia a terra”. Perché Islam vuol dire sottomissione aDio. Una sottomissione che riporta ordine e moralità in una società ingiusta ecorrotta dal consumismo, il gioco d’azzardo e i costumi lascivi: Dino Muhammadnel suo negozio di parrucchiere ha la missione di farlo capire a tutte le sueclienti. Sua moglie e i suoi figli lo hanno già seguito nella sua conversioneall’Islam.


Altra musica per la moglie di Giovanni Yunis: lei a questoIslam
proprio non ci crede. Per la verità non crede neanche più inDio.Perché se Dio esistesse non permetterebbe di uccidere innome suo, come hanno fatto i terroristi a Parigi.Ma l’attentato a Charlie Hebdo non c’entra con l’Islam.Vaglielo a spiegare alla gente, pensa Danilo Alì, uno che ha sempre invocato Allah,(non in arabo, ma in dialetto napoletano) per cantarlo nei suoi pezzi hip hop.Spesso va a cercare Dio in un suo posto segreto sotto i piloni dellatangenziale di Napoli. Si guarda verso l’alto tra il cielo e il cemento eannota sul taccuino i versi per il suo nuovo brano: pe’ sta a sto munn – scrive– e’ sapé campà, bismillah”. Per stare a questo mondo devi saper vivere, nelnome di Allah.

Napolislam è la città di Napoli guardata da un’altraprospettiva:
quella dell’islamizzazione dell’Europa, un fenomeno colquale stiamo già facendo i conti. Una telecamera segue i convertiti nelle lorovite; registra i piccoli e grandi scontri di civiltà all’interno delle mura domestiche,i drammi interiori, le confessioni intime. Un mosaico di storie, a voltetragiche, altre comiche, tutte diverse, eppure accomunate dall’esigenza direagire a una crisi spirituale ed economica che ormai investe l’intera società.Un modo per guardare l’Islam da un’altra prospettiva e chiedersi per qualemotivo la religione rivelatada Maometto ci sta lentamente conquistando.
napolislam
SCHEDA TECNICA

documentario, Italia 2015

scritto e diretto da Ernesto Pagano

produzione: Ladoc in collaborazione con Isola Film

prodotto da Lorenzo Cioffi

fotografia: Lorenzo Cioffi

montaggio: Matteo Parisini

suono: Francesco Amodeo

color: Stefano Annona

grafica e animazioni: Andrea Cioffi

musica: 
Marzouk Mejri e Danilo Marraffino
Napolislam
note di regia (Ernesto Pagano)
 “Napolislam è stato concepito nel corso di lunghi anni d’osservazionedei nuovi convertiti all’Islam. Un percorso cominciato nel 2007 che mi ha datola possibilità di stabilire un rapporto di fiducia con i convertiti, altrimentirestii a far entrare una telecamera nelle loro vite private. Il documentario èstato girato interamente tra il 2014 e il 2015, a cavallo degliattentati di Parigi.

Un momento più che mai attuale per guardare da vicino chiha scelto la conversione ed avere maggiori elementi per farsi un’idea delperché sempre più occidentali, al di là del jihad, stanno abbracciando ilmessaggio del Corano.
Con i suoi vicoli e i suoi campanili a forma di minaretoNapoli ci ricorda che la sua islamizzazione la sta già vivendo: dipende solo daquale prospettiva guardiamo la città.

Trovare dei napoletani “veraci” con le barbe lunghe o lohijab produce la sensazione di trovarsi già in una città islamica, a Napolislamappunto: avanguardia ipotetica di un’Europa che si sta lentamente islamizzando.
Da oltre quindici anni studio e osservo l’Islam di cui ho scrittosu riviste specializzate. Sono laureato in Studi arabo-Islamici proprio aNapoli e ho vissuto tre anni in Egitto, un paese a maggioranza islamica.

Pur essendolaico, la mia conoscenza teorica ed empirica dell’Islam mi ha permesso diguadagnare fiducia agli occhi dei convertiti, solitamente diffidenti neiconfronti dei giornalisti, visti spesso come portavoce di una propagandaislamofoba.”

NAPOLISLAM ha vinto il Biografilm Italia Award 2015 come migliore opera italiana



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