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PRIMA DI CINECITTA'
Le Origini del Cinema a Napoli


Brevettato dai fratelli Lumiere, il cinematografo nasceva ufficialmente il 15 febbraio del 1895; anche se già in precedenza furono effettuati alcuni tentativi di riprese e di proiezioni di immagini in movimento. C'è chi ha fatto addirittura risalire le premesse per la nascita del cinematografo a Giambattista Della Porta, che nel 1558 compì le prime osservazioni sulla camera oscura nella sua celebre Magiae naturalis, e al gesuita Athanasius Kircher, che nel libro Ars Magna Lucis et Umbrae (1646) descrisse dettagliatamente la lanterna magica.

A Napoli le prime proiezioni del cinematografo Lumiere vennero effettuate nei caffè-concerto, locali di ristoro importati dalla Francia, che offrivano alla propria clientela spettacoli di varietà. Il Salone Margherita dei Fratelli Marino fu il primo ad inserire nel proprio programma il cinematografo Lumiere. In quegli anni i giornali napoletani - Il Mattino, Il Giorno e soprattutto il Corriere di Napoli - furono attenti testimoni e sostenitori dell'attività cinematografica; nelle pagine dedicate agli spettacoli teatrali si riportavano infatti anche i titoli dei film e le notizie relative alle proiezioni, che continuarono fino al maggio 1898, quando il cinematografo Lumiere venne trasferito a Torino, da dove vi fece ritorno nel settembre 1899.

La prima vera sala cinematografica fu aperta da Mario Recanati. Padovano, Recanati mise da parte i suoi studi giuridici e partì per gli Stati Uniti d'America. Tornato in Italia, venne a Napoli dove acquistò alcuni locali nella Galleria Umberto che adibì alla vendita di grammofoni e dischi; proiettò poi alcuni film fatti venire da Parigi insieme alla macchina Lumiere, per fare pubblicità ai suoi prodotti.

I documenti dell'epoca non concordano sulla data di apertura: primi mesi del 1897 per Paliotti-Grano, 1896 per il periodico napoletano Cafè Chantant e la Rivista Fono-Cinematografica; ma, se si considera che gli annunci dei Magazzini Mele erano datati 1898 e che probabilmente era Recanati a interessarsi della pubblicità dei loro prodotti, sembra più attendibile proprio tale data. 

A Recanati si fa anche risalire la creazione della prima ditta italiana per la distribuzione e il commercio dei film. Nel 1901 sorse la Sala Iride ad opera di Menotti Cattaneo: "proprietario di un baraccone di legno a Foria dove gli sfaccendati con la modica somma di qualche centesimo potevano ammirare ed inorridire davanti a pezzi anatomici del corpo umano ricostruiti in cera...pensò di sostituire la sua lezione di anatomia con la proiezione di un film...". Cattaneo tentò la prima sonorizzazione ingaggiando due attori di prosa che, ai lati del palco, recitavano le didascalie dei film.

Per Silvio Pappalardi i primi cinema furono la Sala Recanati e il Marconi, in Piazza Cavour, e cita la Sala Iride solo dopo otto locali che l'avevano preceduta: "Il successo della nuova industria ebbe subito i suoi impresari e si aprirono in San Giuseppe e l'Orientale in via Guglielmo Sanfelice; il Gaité e il Centrale in Via Depretis; il Parisien a Piazza Municipio; l'Internazionale e Gheischa a Piazza Carità; il Depretis a Piazza Nicola Amore, allora Piazza Depretis; la Sala Iride, il Carlo III, il Volta, il Garibaldi, l'Edison, la Sala Italiana, l'Elgè, in Via Poerio...In seguito si aprirono: il Sannazaro, nella Piazza omonima; il Moderno in Via Medina; il Mercadante in Via Foria; lo Scotto Jonno e il Monte Majella nella Galleria Principe di Napoli; l'Olimpia in Via Chiaia; il Gambrinus a Piazza Plebiscito, negli attuali locali del caffè omonimo e dell'agenzia n°8 del Banco di Napoli; l'Umberto in Piazza Bovio; il Regina, la Sala Floridiana, il Vomero al Vomero".

Nella Sala Elgé fu proiettato, nel 1907, il primo film prodotto a Napoli: Il Delitto delle Fontanelle dei Fratelli Troncone.
Nel panorama cinematografico delle origini fu determinante la figura di Roberto Troncone. Pioniere della produzione, girò a Napoli il suo primo cortometraggio: Il Ritorno delle Carrozze da Montevergine (1900), e nel 1906, fedele documentarista quale era, si recò sul Vesuvio con il fratello Vincenzo per filmare l'eruzione avvenuta nell'aprile di quell'anno.
L'Eruzione del Vesuvio ebbe un successo strepitoso e Roberto Troncone andò sempre più organizzandosi, fino a fondare nel 1908 la Partenope Film che sarà una delle più importanti case produttrici dell'epoca.

La produzione del Cinema partenopeo di questo periodo fu imperniata sui soliti scenari naturali del golfo e su aspetti del folklore (altari ex-voto, duelli, amori passionali, processioni dei santi) e si distinse dal resto della produzione italiana per questa sua vicinanza al contesto locale, tanto da avere, in seguito, problemi con il regime fascista: "...i cineasti a furia di girare per i cortili di Napoli, incorsero nella censura fascista ma, trasferiti a Roma, vi portarono i germi del neorealismo". 

Una delle più caratteristiche industrie cinematografiche napoletane fu la Dora Film della famiglia Notari: ne facevano parte il padre Nicola regista e operatore, il figlio Eduardo (Gennariello) attore, la madre Elvira soggettista e regista. Punto di forza della Dora fu proprio Elvira, donna colta e decisa che volle a tutti i costi rappresentare nei suoi film la verità: "Il suo interesse principale verte sulle donne che cercano di sfuggire alla loro condizione di origine...Nonostante le sue eroine siano tutte condannate ad una fine ignobile, le tratta con tale ambiguità da lasciar intravedere accenni di sorellanza... Gli Uomini non sono considerati esseri autonomi, ma oscillano continuamente tra la madre e l'amante".

Durante la Prima Guerra Mondiale la Dora produsse con successo documentari e film patriottici: Preparativi guerreschi a Napoli - Eroismo di un aviatore a Tripoli - Addio mia bella addio l'armata se ne va; iniziò poi una serie di film ispirati a fatti realmente accaduti e alla tradizione letteraria e musicale: Il Barcaiolo d'Amalfi, tratto dal romanzo di Francesco Mastriani; Chiarina la Modista, dal romanzo di Carolina Invernizio; Medea di Portamedina, dal romanzo di Francesco Mastriani; 'A Legge, dalla canzone di E.A.Mario e Pacifico Vento; E' Piccerella, dalla canzone di Libero Bovio e Nicola Valente.

Proprio per la loro ambientazione naturalistica, i film della Dora ebbero un enorme successo in America dove gli emigranti facevano le code davanti ai cinema per rivedere i luoghi della patria.
Erano gli anni in cui l'emigrazione permanente cresceva in tutta l'Italia meridionale: già nel 1901-1902 gli italiani che partivano per gli Stati Uniti erano 115.704 con una percentuale di analfabetismo del 48,2%; da Napoli in particolare ne partivano ogni anno almeno 80.000 e fino al 1921 la gran parte di essi si imbarcava dal porto di questa città. Ciò indusse la succursale americana della Dora a produrre per le comunità degli emigranti, piccoli documentari sui loro paesi di origine venduti per 5 dollari a testa.

L'avvento del fascismo con le sue leggi censorie fu la causa principale del fallimento della Dora Film.
Lo scenario sociale e culturale e l'uso del dialetto erano elementi che non collimavano con il disegno di rinascita nazionale del regime che nel 1928 vietò definitivamente la produzione di film dialettali. L'introduzione del sonoro contribuì non poco alla crisi del Cinema che, iniziata con la guerra, provocò la chiusura di molti stabilimenti cinematografici, soprattutto napoletani. Non si produsse più a Napoli, anche se molti film continuarono ad essere improntati al suo folklore. L'industria cinematografica nazionale si stabilì definitivamente a Roma, dove si trasferirono anche tutti coloro che avevano fatto grande il Cinema napoletano.

Uno di questi fu Guastavo Lombardo, il primo produttore che utilizzò criteri scientifici nella propria attività. Fondò nel 1909 la prima rivista cinematografica, la Lux, che oltre a presentare interessanti articoli sull'attività cinematografica in genere, fu un ottimo canale pubblicitario per i suoi film. Lombardo iniziò questa attività come pubblicista e distributore: "Con la sua lungimiranza, mise in evidenza nuove idee ed esigenze battendosi contro il dilagare di prodotti di bassa qualità, e per la costituzione di un organismo unitario, capace di eliminare la concorrenza straniera e di imporre al mercato criteri di razionalità".
Il 3 dicembre 1910 fondò la SIGLA, una società che aveva l'obiettivo di gestire il noleggio dei film di tutte le case per l'Italia meridionale e centrale. Nel 1911 si impegnò, con la propria organizzazione e con la rivista Lux, nel lancio del primo lungometraggio del Cinema italiano, l'Inferno: "Il clamoroso successo ebbe importanti conseguenze sia per il Cinema italiano, sia in campo internazionale dove nel giro di pochi anni il lungo metraggio sancì il successo e il futuro dello spettacolo cinematografico". 

Nel 1917 dopo aver rilevato la casa di produzione Polifilms di Di Luggo, fondò la Lombardo Film che anche negli anni più critici per la cinematografia impose la propria supremazia: nel 1921 su 25 film napoletani, 11 uscirono da questo stabilimento. A tale successo contribuì molto la presenza della diva ufficiale della casa di produzione, Leda Gys, che fu compagna anche nella vita di Lombardo. Gisella Lombardi, questo il suo vero nome, fu scoperta dal poeta romano Trilussa; amico di famiglia, assecondò le ambizioni cinematografiche della ragazza anagrammandole prima il nome in Leda Gys e presentandola poi all'avvocato Mecheri della Celio Film. Esordì accanto a Francesca Bertini con Histoire d'un Pierrot di Baldassarre Negroni, lavorò poi con la Caserini facendo coppia fissa con Mario Bonnard, divo del momento, e pur essendo romana divenne una delle più famose e ricercate attrici del Cinema napoletano. 

Quando intorno al 1928 iniziò il crollo del Cinema napoletano Lombardo trasferì a Roma la sua attività e, sia pure con opere non ambiziose, fu l'unico produttore napoletano a resistere alla bufera della crisi. Qui acquistò gli ex stabilimenti della Scalera Film e una ventina di sale cinematografiche napoletane, dando vita il 12 giugno 1928 alla società Titanus destinata a diventare una delle più importanti case di produzione d'Europa. Alla società Lombardo spetta anche il merito storico di aver scoperto uno dei più grandi attori del Cinema: Totò, che esordì proprio nel 1937 con la Titanus nel film Fermo con le Mani.

   
                                            (di Chiara Masiello tratto da Napoli, una città nel Cinema edito da Biblioteca Universitaria di Napoli)

 
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