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LA GRANDE CRISI 1921-1928
streetAngel
inaugurazione stabilimenti Cines (ministro Bottai Stefano Pittaluga).JPG
La prima guerra mondiale aveva provocato la chiusura di molti stabilimenti cinematografici , ma fu tra il 1921 e il 1928 che, sopratutto per il Cinema napoletano, iniziò una profonda crisi che portò il Cinema muto al definitivo tramonto.
La catastrofe fu originata dalla concorrenza hollywoodiana, ma anche da quella tedesca e francese. 

In questo periodo, e precisamente nel 1928, fu prodotto e girato interamente a Hollywood un film su Napoli, da gente che però a Napoli non era mai stata. Street Angel (Gli angeli della strada)  fu tratto dal romanzo Cristilinda di Monkton, la regia era di Frank Borzage, gli attori Janet Gaymour, Charles Farrell ed un "nostrano" Alberto Rebagliati. Il film è la storia d'amore di due ragazzi: Angela si mette nei guai con la giustizia per procurare le medicine alla madre malata e dopo aver trovato rifugio in un circo si innamora di Gino, un pittore per il quale posa in un ritratto della Madonna.
La ragazza però viene arrestata. Uscita di prigione riconosce il suo ritratto in una chiesa e ritrova finalmente Gino.

Street Angel  fu proiettato per la prima volta a New York il 9 aprile 1928; la critica coeva fu abbastanza dura con il film, che venne giudicato noioso e con una trama inconsistente, originale solo la fotografia e bravissimi gli attori, che da soli dovevano sostenere il peso del lungo film.

Mentre all'estero Napoli era comunque motivo di interesse cinematografico anche negli anni della crisi, in Italia e nella stessa città di Partenope l'entusiasmo suscitato dalle prime esperienze andò scemando.

Mentre nell'Italia settentrionale sorgevano grossi gruppi finanziari e Roma diventava il fulcro dell'industria cinematografica nazionale, a Napoli la paura dei forti investimenti che ormai richiedeva il Cinema e la censura fascista (il dilagante culto della virilità portò infatti a denigrare l'immagine della città dei guappi, degli scugnizzi e dei vicoli sporchi) furono le cause principali che le tolsero il primato di una volta. Il colpo di grazia fu dato dall'avvento del sonoro.

L'uso della parola comportava una diversa preparazione, un'accurata sceneggiatura ed efficienti teatri di posa che l'industria cinematografica napoletana non poteva permettersi. Per fronteggiare la crisi fu creato a Roma un consorzio tra le più grandi case produttrici, per iniziativa dell'avvocato napoletano Giuseppe Barattolo: Unione Cinematografica Italiana. "Da questo trust cinematografico restano però fuori tutte le case produttrici napoletane, cominciando dalla Lombardo Film il cui stabilimento è aperto ad importanza di primissimo ordine".


Nel 1926 l'UCI scomparve, assorbita da una grande organizzazione: la "Società Anonima Stefano Pittaluga", che nel 1930 lanciò la produzione sonora.
La cinematografia napoletana era ormai alle corde: durante gli anni del fascismo e con la nascita di Cinecittà, nel 1937, non si produsse più a Napoli.
La città rimase però ancora luogo immaginario dei film che venivano girati a Roma.

Solo nel secondo dopoguerra tornarono a riaprirsi molti stabilimenti cinematografici e si ricominciarono a produrre film che rappresentarono un vero e proprio ritorno alle origini: la macchina da presa corre per le strade, accanto agli attori veri c'è tanta gente comune e la canzone ritorna ad essere il leitmotiv dei film, riportando così sul grande schermo le vicende napoletane del Cinema muto.
 


(di Chiara Masiello da Napoli, una città nel Cinema della Biblioteca Universitaria di Napoli)
Guarda STREET ANGEL di Frank Borzage un film hollywoodiano ambientato a Napoli
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