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LET'S GO
di Antonietta De Lillo

Il ritratto di un essere umano allo sbando in un'opera didocumentazione su questa Italia contemporanea.

Luca Musella è stato un fotografo di un certo successo, più o meno ai tempidella Milano da bere: le sue istantanee hanno illustrato le copertine deL'Espresso, di Sette, anche di alcune riviste straniere. Ha messo su famiglia,ha investito in un paio di attività a metà fra l'intellettuale e ilcommerciale, e poi è arrivata la crisi, che si è portata via il lavoro, ilnegozio, la famiglia, la casa. Oggi Luca vaga per le strade di Milano campandodi lavoretti occasionali e frequentando i "sottoproletari" come (èdiventato) lui.
Antonietta De Lillo, con la collaborazione di Giovanni Piperno e dello stessoMusella alla fotografia, racconta l'odissea minima di un uomo che, nel 2013 e aoltre quarant'anni, si ritrova a mani vuote. Ma poiché Luca ha un passato da"uomo del Mulino Bianco", un'istruzione e un'educazione al bello, ilsuo racconto è colto e raffinato (tant'è vero che è diventato pagina scritta,prima che monologo cinematografico), e nel sottoscala dove vive il fotografodisoccupato ha un Mac gigante che gli serve per gestire il poco lavoro chetrova (ancora attinente alle sue qualifiche) e addosso, ogni tanto, porta unaLacoste.

Per la prima volta sullo schermo si racconta la storia di un lavoratore delsettore dell'editoria, uno dei primi ad andare in rovina sia per la pocaconsiderazione che il settore riveste in Italia sia per l'avidità di chi hacapito che quello era un limone da spremere, poiché chi fa un lavorointellettuale o artistico si sente un privilegiato e accetta condizioni chealtri rifiuterebbero. De Lillo racconta la facilità (e velocità) con cui nelpresente italiano si "scivola via" e ci si ritrova al largo, con"la riva che si allontana".
Soprattutto, ci si ritrova soli, se sicerca di tenersi agganciati alla "vecchia vita" e non si riesce percultura - anche qui un handicap invece che un vantaggio - a ritarare la propriavita sulle nuove (im)possibilità.Luca è animato da "ottuso ottimismo", e questo gli fa sperare inun'uscita futura dal tunnel e lo salva dalla depressione, ma è anche abbastanzarealista da capire che rivedrà raramente i suoi figli e che la sua nuovafamiglia è quella che ha incontrato per strada: soprattutto immigrati, giacchélui stesso è diventato un "clandestino" nel proprio Paese.
De Lillocompie il piccolo miracolo di rompere il silenzio su una situazione cheriguarda ormai moltissimi, e di cui ci si vergogna, a maggior ragione se si è conosciutoun mondo diverso in cui l'etica del "vincente" era strettamentelegata alla produttività e allo status sociale. Dal punto di vistacinematografico, il racconto è nitido e incisivo, senza abbellimenti estetici osentimentalismi ricattatori, soprattutto senza falsi moralismi: una narrazionepulita, corretta, persino elegante nel dipingere la parabola di una vita, e diun cuore, irrimediabilmente spezzati. De Lillo fa "a fette" latestimonianza di Musella stringendolo in mezzo a due "neri",verticali e orizzontali, aumentando la claustrofobia che percepiamo mentre Lucaracconta.

Ma la regista è anche abbastanza sottile da ricollegare il destino individualedell'ex fotografo al destino collettivo di una città, e poi di una nazione, cheè entrata nella crisi fino al collo senza quasi accorgersene, negandola finoall'ultimo, affondando sempre più nelle sue sabbie mobili perché si agitavainconsultamente (e "improduttivamente"). Nella Milano dell'Expo 2015i senzatetto si trascinano per le strade del centro, il precariato è la regola,la piccola criminalità visibile.

Tutto quello che Luca vorrebbe, oggi, è"un lavoro dignitoso e una composta sopravvivenza", perché sa,finalmente, che il sogno della stabilità, del benessere e della sicurezzaeconomica è destinato a restare tale. Quel che trova, invece, è un mercato nerodi cui si rende complice, e "un intero segmento produttivo scomparso"e dedito allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Let's Go è il ritratto di un essere umano allo sbando, come lo sono introppi, oggi, in Italia. Un "neopovero" che insieme alla suacondizione sociale ha perso (quasi) tutto. E che però, dopo aver preso atto ecoscienza della sua situazione (giacché "le nuove realtà hanno problemi adessere metabolizzate") ha trovato una quotidianità fatta di incontri e didettagli, invece che di privilegi e sicurezze "borghesi".

Nella sua opera di documentazione, indispensabile per raccontare ai posteriquesto nostro tempo scellerato, De Lillo si è circondata di professionisti diprim'ordine: da Roberto De Francesco come voce narrante fuori campo al giàcitato Giovanni Piperno, da Giogiò Franchini al montaggio a Daniele Sepe allemusiche. Perché la modernità va raccontata con rigore formale e maestria, anchequando parla di saltimbanchi contemporanei (e la "sigla finale",cantata da quel bardo della Milano ai margini che è stato Enzo Jannacci, è unvero tocco di classe).
 
let's-go-antonietta-de-lillo Locandina di Let's Go
SCHEDA TECNICA

documentario

drammatico, Italia 2014

regia: Antonietta De Lillo

produttore: Marechiaro Film

fotografia: Giovanni Piperno, Luca Musella

montaggio: Giogiò Franchini

musiche: Daniele Sepe

voce narrante: Roberto De Francesco
"C'è una storia umana e direlazioni dietro a questo film, perchè Luca è un amico da anni e un collaboratore che ha spesso, in passato, lavorato con me. Nonostantele sue disavventure, non ci siamo persi di vista, e l'ho visto scivolare via con grazia, senza parlarne più di tanto. A un certo punto Lucapensava addirittura di fare un film su di me, sulla mia difficoltà a tornare al cinema di finzione: ma quando ci siamo incontrati, ho capitoche dovevamo fare il contrario, e ho lentamente e naturalmente girato la macchina da presa verso di lui"
Antonietta De Lillo
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