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GOMORRA
di Matteo Garrone

Gomorra è un film del 2008 diretto da Matteo Garrone, basato sull'omonimo best-seller di Roberto Saviano.
Il film si apre in un centro abbronzante. Mentre alcuni uomini sono esposti alle lampade a raggi ultravioletti sopraggiungono dei loro amici che, dopo averli salutati e aver scherzato con loro, li uccidono brutalmente a colpi di pistola. 
POTERE, SOLDI E SANGUE: questi sono i "valori" con i quali gli abitanti della provincia di Napoli e Caserta devono scontrarsi ogni giorno. Quasi sempre non puoi scegliere, quasi sempre sei costretto a obbedire alle regole del Sistema, la Camorra, e solo i più fortunati possono pensare di condurre una vita "normale". 
Cinque vicende si intrecciano in questo paesaggio violento, un mondo spietato, apparentemente lontano dalla realtà, ma ben radicato nella nostra terra, da Sud a Nord, con affari loschi che portano morte e che coinvolgono tutto il territorio italiano e da ormai molti anni affondano i tentacoli anche all'estero.

GOMORRA ha ricevuto numerosi premi nazionali ed internazionali:
2008 - Festival di Cannes 
Gran Premio della Giuria a Matteo Garrone 
Premio Arcobaleno Latino a Matteo Garrone

2008 - European Film Awards 
Miglior film a Matteo Garrone e Domenico Procacci 
Miglior regia a Matteo Garrone 
Miglior attore protagonista a Toni Servillo 
Miglior sceneggiatura a Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni di Gregorio, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso e Roberto Saviano 
Miglior fotografia a Marco Onorato 

2008 - Satellite Award 
Miglior film straniero

2009 - David di Donatello 
Miglior film a Matteo Garrone e Domenico Procacci 
Miglior regia a Matteo Garrone 
Migliore sceneggiatura a Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Matteo Garrone e Roberto Saviano 
Miglior produttore a Domenico Procacci 
Miglior canzone (Herculaneum) a Robert Del Naja e Neil DavidgeMiglior montaggio a Marco Spoletini 
Miglior montaggio sonoro a Maricetta Lombardo

2009 - Nastro d'Argento 
Nastro d'argento speciale dell'anno a Matteo Garrone 
Miglior sonoro a Maricetta Lombardo

2009 - Globo d'Oro 
Miglior film a Matteo Garrone e Domenico Procacci 
Miglior attore protagonista a Toni Servillo 
Miglior fotografia a Marco Onorato

2009 - Ciak d'Oro
Miglior film a Matteo Garrone e Domenico Procacci 
Miglior sceneggiatura a Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio e Matteo Garrone
 


 
gomorra
SCHEDA TECNICA

drammatico, Italia 2008

regia: Matteo Garrone

sceneggiatura: Maurizio Braucci, Matteo Garrone, Roberto Saviano, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Massimo Gaudioso 

produttore: Domenico Procacci

fotografia: Marco Onorato

montaggio: Marco Spoletini

musiche: Massive Attack

scenografia: Paolo Bonfini

costumi: Alessandra Cardini

cast: Toni Servillo, Salvatore Cantalupo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Striano, Carmine Paternoster, Italo Celoro, Ciro Petrone, Gigio Morra, Marco Macor

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recensione a cura di Paco De Renzis
 
Piùdi un film; Gomorra è un trattato sociologico, antropologico, unanarrazione di un concetto perverso di vita malsana divenuta quotidianità enormalità; se vedendolo la sensazione d’angoscia è fine a sé stessa e gliargomenti e le condizioni trattate vi sembrano lontane anni luce dal vostro mondoe da ciò che vi circonda allora fatevi un esame di coscienza: se sietenapoletani non potete sfuggire alla realtà che inquina da decenni Partenope, sesiete di altre città siete coinvolti esattamente alla stessa maniera di chicome me vive a contatto con questo “cancro”.

Garroneesemplifica in immagini il libro di Saviano, rendendolo decisamente piùindigesto perché la crudezza e l’orrore di ciò che la realtà ti mostra è quasisempre più devastante di come la si possa immaginare: anche per questo l’operadello scrittore napoletano aveva per molti, troppi, più le sembianze di unromanzo che di una cronaca fedele dei fatti malavitosi che accadono ormai datempo, quasi si cercasse in questo modo di allontanare la verità mettendo inprimo piano la magnifica prosa e non ciò che raccontava.Perquesto sono convinto che il regista con il suo film abbia integrato, definitoed esaltato il lavoro di Saviano, che ha preso parte alla stesura dellasceneggiatura con Braucci, Chiti, Gaudioso e Di Gregorio.   

Seleggo il giornale di oggi, se ascolto e guardo i telegiornali, mi accorgo checiò che ho visto al cinema in Gomorra racconta vicendetragicamente contemporanee e purtroppo molto presenti nella nostra società: laguerra di Scampia con clan egemoni e scissionisti, crisi rifiuti edegenerazione delle condizioni di umana civiltà dovuta ad affari ed interessieconomici, criminalità giovanile che aspira a conquistare un posto ai verticidella malavita locale, mercati sommersi di merce falsificata e di contrabbandocon investimenti e connessioni internazionali; tutto questo con la violenza afarla da padrona, con le armi come protagoniste , con lo scopo primario disoggiogare o fregare i propri simili per diventare più ricchi, più potenti,incutere timore.  

Lagiungla malavitosa ha però aspetti imprenditoriali che ramificano in tuttaEuropa, in tutto il mondo: e nel film il personaggio del cosiddetto“stakeholder” (letteralmente portatore d’interessi) che  offre alle aziende settentrionali di smaltirei loro rifiuti tossici a prezzi stracciati è l’emblema dell’universo economicocreato dalla camorra, e l’interpretazione di Toni Servillo, la sua aria damanager sicuro e distaccato, ne descrive appieno l’indifferenza verso ilcrimine che sta perpetrando, consapevole dell’essenzialità di ciò che fa, eparadossalmente convinto di essere dalla parte della ragione (“Non sono io che ho inventato l’amianto, iorisolvo problemi creati da altri”). 

In questo momento di crisi rifiutiinfinita per Napoli sentire certe parole e vedere alcune scene, come quelladelle cave e della scelta dei siti per lo smaltimento, fa crescere una rabbiaindescrivibile oltre a far aumentare la consapevolezza che in Gomorra,libro e film, si sia raccontato minuziosamente uno dei motivi che haportato alla situazione critica che si è vissuta, ed è forse l’episodio narratoche più avvicinerà emotivamente i non napoletani al film visto che da decennile industrie settentrionali si accordano con la camorra per sversare il loromarciume in Campania. 

Lapellicola è da giudicare almeno sotto due aspetti ben distinti: il prodottocinematografico, la sua fattura, e l’argomento trattato. L’operadi Garrone può straordinariamente divenire un collante tra cinema d’autore ecinema popolare, con il successo al botteghino, grazie alla spinta del libro,all’eccezionalità delle tematiche trattate, all’interesse suscitato neglispettatori di qualsiasi rango e nazionalità; e ciò che penso sia importante èche sia proprio un lavoro di questo regista ad essere visto da tante persone,magari non abituate a tale concezione di cinema. 

Garrone, come ne L’imbalsamatoree Primo amore, governa le scene rendendo essenziale l’occhiodello spettatore, facendogli prendere parte alla devastazione fisica che puòavvenire in un’esecuzione così come a quella morale sprigionata dal terrore dichi vi assiste; le scenografie scarne e spesso squallide, siano esse d’internio paesaggistiche, vengono riprese come i protagonisti, divengono importantinella narrazione quasi a sottolineare l’imprescindibile legame tra il chi e ildove.Leinterpretazioni amplificano il realismo delle situazioni, oltre a Servilloattori navigati e di estrazione teatrale quale Gianfelice Imparato e SalvatoreCantalupo, l’intensa Maria Nazionale, finora apprezzata cantante di melodienapoletane; e su tutti comunque vanno lodati i ragazzi, gli attori improvvisaticome Ciro Petrone, Marco Macor e Carmine Paternoster, in una cornice cheGarrone ha voluto accostare a un capolavoro del neorealismo come Paisàdi Roberto Rossellini.

Proprioil solco del grande cinema italiano rende devastante l’impatto che può averel’arrivo in sala di un film come Gomorra: tornare a raccontare ilpaese così come facevano Francesco Rosi, Elio Petri, unendo lo sguardoartistico a quello critico e di inchiesta, palesando lo stato delle cose, anchedelle peggiori non banalizzando le ragioni sociali ma integrandole e rendendoleessenziali nella narrazione, può infondere coraggio ai nostri cineasti e ancordi più a chi prende le decisioni nell’industria cinematografica.Perquesto non secondario è il plauso da fare a Domenico Procacci che in tempi nonsospetti si assicurò i diritti per la trasposizione sul grande schermo dellibro di Saviano, e senza spese eccessive ma con scelte oculate come quella diaffidarsi a Matteo Garrone ha prodotto un’opera di ottima fattura e di eccezionaleimpatto emotivo.

Gomorraè stato presentato alFestival del Cinema di Cannes e giustamente insignito del Gran Premio dellaGiuria, oltre a raccogliere commenti entusiasti ed elogi per il tipo di cinemarivelato con quest’opera; l’importanza di ciò che è accaduto a questo film èrivelatoria, non perché sia tradizionalmente bello, ma perché era una pellicolanecessaria e a maggior ragione girata in questo modo, agghiacciante, crudo, conil dialetto veloce a mordere lo spettatore turbato e ansioso di leggere i sottotitoliper capire, con il paesaggio e gli ambienti squallidi e il fruscio dei soldi afare da protagonista. 

Speroche come il libro anche il film dia vita a discussioni sull’argomento camorra,generi disagio e prese di posizione, porti quanta più gente possibile arendersi conto di essere ostaggio di questa vergogna a prescindere che abiti aNapoli o a Cannes (paradossalmente legate dallo stesso tipo di costruzioni progettateda Di Salvo: le Vele…a Scampia simbolo di degrado e malavita, sulle costefrancesi emblema del lusso).

Inevitabilecitare Roberto Saviano e le parole usate da lui per concludere il libro che hadato origine a tutto:

Sononato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d’Europa, nelterritorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se nongenera potere. Dove tutto ha il sapore di una battaglia finale. Sembravaimpossibile avere un momento di pace, non vivere sempre all’interno di unaguerra dove ogni gesto può divenire un cedimento, dove ogni necessità sitrasformava in debolezza, dove tutto devi conquistarlo strappando la carneall’osso. In terra di camorra, combattere i clan non è lotta di classe,affermazione del diritto, riappropriazione della cittadinanza. Non è la presadi coscienza del proprio onore, la tutela del proprio orgoglio. È qualcosa dipiù essenziale, di ferocemente carnale. In terra di camorra conoscere imeccanismi d’affermazione dei clan, le loro cinetiche d’estrazione, i loroinvestimenti significa capire come funziona il proprio tempo in ogni misura enon soltanto nel perimetro geografico della propria terra. Porsi contro i clandiviene una guerra per la sopravvivenza , come se l’esistenza stessa, il ciboche mangi, le labbra che baci, la musica che ascolti, le pagine che leggi nonriuscissero a concederti il senso della vita, ma solo quello dellasopravvivenza. E così conoscere non è più una traccia di impegno morale.Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancorauomini degni di respirare.”
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