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FUORI CAMPO
di Sergio Panariello

In Italia la parola rom è quasi sempre associataa una condizione di precarietà e “al campo nomadi”. Le stime parlano di meno di200.000 rom residenti in Italia. Di questi circa 40.000 vivrebbero insituazioni di disagio abitativo, che siano baracche, container, “centrid'accoglienza” in muratura o edifici fatiscenti occupati. La maggior partedei rom, invece, non vive nei campi, ma nelle case e affronta i problemiquotidiani come tutti.

“Fuori Campo”racconta alcune di queste storie, diverse tra loro, nelle premesse,nel contesto, nelle prospettive, ma tutte qui e ora, nell'Italia di oggi. Ildocumentario – come la metafora cinematografica che lo intitola – si pone fuoridal campo visuale classico degli stereotipi sui rom e fuori dalcampo nomadi, cercando e raccontando la vita quotidiana di donne e uomini romin Italia: la casa, i rapporti familiari, il lavoro, la crisi, le battaglievinte e quelle perse.

Un lavoro collettivo di ricerca e documentazione il cuiobiettivo è contribuire a scardinare i pregiudizi radicati nell'opinionepubblica e nelle amministrazioni e, anche, a spronare i rom a credere nelleproprie forze e nella possibilità di un cambiamento. Con l'intento di rovesciareil registro del dibattito attuale.

Da Cosenza a Bolzano, passando per Firenze eRovigo, la telecamera del regista Sergio Panariello segue le vite deiprotagonisti (Sead Dobreva, Kjanija Asan, Leonardo Landi, Luigi Bevilacqua)svelandone a poco a poco la loro quotidianità.

Fuori campo è prodotto da Figli del Bronx con le associazioni OsservAzione e Compare/Mammut, realtà impegnate da annisul tema dei diritti di rom e sinti in Italia. Da febbraio il film saràproiettato in diverse città italiane. 
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SCHEDA TECNICA

documentario, Italia 2015

regia: Sergio Panariello

da un'idea di Francesca Saudino

soggetto: Antonio Ardolino, Marco Marino, Srgio Panariello, Caterina Miele, Francesca Saudino

fotografia: Salvatore Landi

suono presa diretta: Daniele Maraniello

montaggio: Alessandra Carchedi

assistente alla segreteria e sottotitoli in romanes: Argentina Dragutinovic

organizzazione: Giovanna Crispino, Serena Bracuti Monaco

musiche: Marco Cappelli

con: Sead Dobreva, Kjanija Asan, Luigi Bevilacqua, Leonardo Landi

 

 
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Perchè FUORI CAMPO?
Fuoricampo è un esperimento di co-ricerca, iltentativo di un gruppo composito di documentaristi, giuristi, antropologi,attivisti rom e non rom di raccontare l’altra realtà dei rom in Italia - quelladi cui i giornali non parlano e di cui la politica non si occupa – girandol’Italia alla ricerca di realtà altre, raccogliendo storie divita di donne e uomini rom che non hanno mai vissuto in un campo o hanno sceltodi uscirne, spesso contando solo sulle proprie forze, tra milleostacoli e difficoltà, non ultimo il pregiudizio.
Il regista Sergio Panariello,coadiuvato da attivisti rom residenti in diverse città italiane (Bolzano,Rovigo, Firenze,Cosenza), ha realizzato il documentarioFuoricampo che sarà proiettato in diverse città italiane, durante festivalcinematografici ed  eventi organizzati da associazioni locali e nellescuole. Le stime parlano di meno di 200.000 rom residenti in Italia. Di questicirca 40.000 vivrebbero in situazioni di disagio abitativo, che siano baracche,container, “centri d'accoglienza” in muratura o edifici fatiscenti occupati.Eppure per il senso comune essere rom, ancora, vuol dire “campi nomadi”.

Chi vivenei campi è costretto da una società che proprio sui rom ha recuperato vecchiconfini e inventato nuove forme di confinamento. Oltre che un mezzo diesclusione, il campo è un potente dispositivo discorsivo che trasforma in causaciò che, invero, è l’effetto di una lunga e attuale storia di discriminazioni,esili coatti e resistenza. Il campo costringe molti rom in condizioni diestrema marginalità sociale e allo stesso tempo avalla la comune opinione perla quale sono loro stessi a sceglierlo come stile di vita. Diceva BernardShaw:”l’Americano bianco, in sostanza, relega il negro al rango dilustrascarpe: e ne conclude che è capace solo di lustrare scarpe”. Fuoricamposfata l’ingannevole rappresentazione mediatica dei rom fondata sul comunepregiudizio che li vuole popolo votato al nomadismo, all’illegalità eall’asocialità; dimostra l’infondatezza delle politiche nazionali e locali chein Italia da più di vent’anni pensano queste popolazioni solo come un problemadi ordine pubblico e all’integrazione come un processo che passa per lacontinua delega al terzo settore investito di un ruolo di mediazione con lasocietà di accoglienza.

Fuoricampo interpella i politici, gli operatorisociali, gli attivisti, i semplici cittadini e gli studenti, raccontando la complessitàdell’essere rom, attraverso storie di vita donne e uomini dal Nord al Suddell’Italia nelle loro case, nei condomini, nelle fabbriche, nei sindacati,nelle associazioni, nei luoghi di culto, nell’intreccio delle loro relazionidentro e fuori la famiglia, nelle lotte quotidiane contro il pregiudizio, nelloro protagonismo politico e sociale. Un acuto e sensibile attivista come PieroColacicchi a cui Fuoricampo è dedicato notava che il campo nomadi è stato ilprototipo dei centri di identificazione ed espulsione e degli altri dispositividi segregazione ed esclusione dalla cittadinanza che proliferano nell’Italiacontemporanea.

Il campo nomadi è specchio dell’Italia di oggi, un Paese in cuisi rafforzano i sistemi di repressione, l’istituzionalizzazione delladeportabilità di alcuni gruppi sociali, la sovrapposizione tra meccanismidisciplinari, securitari e assistenziali, la complicità tra politica, sistemagiudiziario e forze di polizia. Allo stesso modo, le piccole grandi storieraccontate in Fuoricampo di donne e uomini rom che scelgono di non vivere in unghetto, che rifiutano un’integrazione intesa come passiva accettazione deidiktat della società di accoglienza, che percorrono strade complesse eoriginali di resistenza ed emancipazione parla del nostro paese, del suorapporto nevrotico con l’alterità, del senso vero della partecipazione politicae del complesso e mai risolto rapporto con le proprie radici.
  
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