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CERTI BAMBINI
di Andrea e Antonio Frazzi

Dal romanzo, Premio Campiello (2001) di Diego De Silva.
Come Rosario, orfano dodicenne, alla periferia di una Napoli innominata, diventa un sicario al servizio della camorra.
Aperto da una splendida e metaforica sequenza all'aria aperta, il percorso di questo Bildungsroman in negativo avviene in metropolitana sul filo dei ricordi: al capolinea Rosario scende, esegue il suo omicidio su commissione con una pistola e va a giocare a pallone con i coetanei.
Puntiglioso, nitido nel suo distacco, ma anche coinvolgente...è un'analisi della doppiezza infantile e dell'incapacità di distinguere il bene dal male. Premio Europeo come film Rivelazione nel 2004. (Morandini)
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SCHEDA TECNICA

drammatico, Italia 2004

regia: Andrea e Antonio Frazzi

sceneggiatura: Fratelli Frazzi, Diego De Silva, Ferdinando Vicentini Orgnani, Marcello Fois

produttore: Rosario Rinaldo

fotografia: Paolo Carnera

montaggio: Claudio M. Cutry

effetti speciali: Gianluca Dentici

musiche: Almamegretta

scenografia: Mario Di Pace

costumi: Mariolina Bono

cast:
Gianluca Di Gennaro, Miriam Candurro, Sergio Solli, Arturo Paglia, Nuccia Fumo, Patrizio Rispo, Rolando Ravello, Carmine Recano, Mario Giordano, Marcello Romolo, Emanuela Garuccio, Peppino Mazzotta, Imma Villa, Monica Carmen Comegna, Marialaura Rondanini

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recensione a cura di Paco De Renzis
Il futuro segnato di "certi bambini"


Rosario ha undici anni e vive inuna casa popolare con la nonna Lillina, ormai anziana e non piùautosufficiente. Le sue giornate passano in compagnia di altri bambini delquartiere tra partite di pallone e scorrerie in giro per la città: un balordodiabetico di nome Casaluce sfrutta la piccola gang indicandole le case dasvaligiare e prendendosi la refurtiva liquidando i piccoli con poco e niente.Ritrovo della banda è la sala giochi Las Vegas, il loro piccolo regno, e acircondarli una città in balia di camorra e malavita.

Un giorno Rosario, dopoaver sistemato la nonna per il pranzo e dopo aver preparato una quanto maiparticolare borsa da calcio, si avvia a prendere la metropolitana per unviaggio che gli cambierà la vita. Durante il percorso gli tornano in mente levicende che ha vissuto nel suo recente passato: l’ambiente in cui è cresciuto,la sua vita divisa tra i piccoli amici e i volontari di Casa Letizia, il centrodi accoglienza per disadattati in cui lo ha portato Santino, uno dei volontariche vuole togliere il bambino alla strada. In questo centro, per la primavolta, prova un forte sentimento nei confronti di una ragazza, Caterina, che loemoziona e lo attrae perché, come dice lui, è ‘ncazzosa.

Ma le cose belle nellavita si pagano, ed anche un’emozione così piacevole diventa dolorosa quandoRosario scopre che Caterina è incinta ed ha una relazione col suo amicoSantino; come se questo non bastasse, la ragazza , con un probabile passato diviolenze e soprusi subiti, si sente male al punto di arrivare in fin di vita,dopo un’estenuante corsa, in ospedale, morendo, sotto gli occhi del piccoloamico in lacrime, nella prolungata attesa di un dottore che arriva troppotardi.
Rosario medita vendetta e si ricorda di una rivoltella trovata nelborsello scippato coi suoi amici ad uno che li voleva abbordare: lui non ha maisparato, non ha neanche mai tenuto una pistola tra le mani. La sua vendetta,infatti, non va a buon fine e per rimediare torna in ospedale a minacciare ilmedico dicendogli di appartenere a persone con cui è meglio non avere a chefare; ma questo gesto il giovane lo pagherà caro visto che le voci girano e luine ha fatta girare una che ha dato fastidio “a persone con cui è meglio nonavere a che fare”.

È così che conosce Damiano, un ragazzo poco più che ventenneche filosofeggia sulle regole della strada, sulla legge del più forte, sullepaure codarde della gente, sul come trattare le donne: è un killer dellacamorra, e gli dice che gli errori che si commettono si possono sempre ripararecosì come l’errore che ha commesso Rosario. Ma a quale prezzo?

Il viaggio finisce, il trenoarriva alla stazione prestabilita per l’incontro: Rosario fa quello che gli èstato detto di fare – va al bar – prende un succo di carote – aspetta – gliviene detto che le luci si spegneranno – quello sarà il segnale. Alloras’incammina nel sottopassaggio - si guarda attorno – incrocia un gruppo diragazze – poi resta solo – le luci si spengono – in lontananza vede il suo uomo– il panico lo assale – dalla borsa estrae la rivoltella, quella rivoltella –prende la mira e poi…va a giocare a pallone.    

I fratelli Frazzi, alla secondaregia cinematografica, si rifanno al neorealismo rosselliniano dirigendo questapellicola, con un occhio al cinema a tinte forti di Capuano e a film duri ecrudi come City of God. La scelta dei flashback durante il lunghissimoviaggio in metropolitana risulta un’affascinante trovata che esalta ilmontaggio e le doti dei due registi, arrivati tardi al cinema dopo una pluridecennalecarriera nell’ambito televisivo.

Bellissime le canzoni e la musica, quanto maiazzeccata, che accompagnano le immagini: gli Almamegretta di Suddd, ‘O cielope’ cuscino, Sole e Terra descrivono Napoli senza oleografia ocompromessi che nascondano le storture dei dolorosi paradossi checontraddistinguono questa straordinaria città.

Il cast sembra aver avutoqualche esagerata forzatura: il napoletano stentato di un paio di personaggi(compreso il bravo Rolando Ravello nel ruolo dell’ambiguo obiettore dicoscienza) falsa alcune situazioni rasentando la parodia dei partenopei che,chi è nato e cresciuto in questa città, conosce fin troppo bene.
Questo nonoscura la bella interpretazione del piccolo Gianluca Di Gennaro (Rosario),tanto spontaneo che non sembra che reciti, e il gioiellino che ci regala NucciaFumo interpretando la nonna arteriosclerotica in quel modo familiare che hacontraddistinto tutto il suo percorso d’attrice.  
 

Certi bambini è una storiaamara che, giustamente, non ha lieto fine ed anzi il finale, apparentementetranquillo, è impietoso e fa ancora più male: l’infanzia bruciata tra pedofili,criminali, sfruttatori diventa la normalità per “certi bambini”, e se nonvengono aiutati in tempo il loro diviene un futuro inevitabilmente segnato.

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