MARCHIO_WEB_NAPOLINELCINEMA
CAROSELLO NAPOLETANO
di Ettore Giannini

Film musicale di Ettore Giannini girato nel 1953, narra le vicende della famiglia di un cantastorie che fanno da cornice a vari episodi, ognuno dei quali prende spunto da una canzone o da un numero coreografico, e ripercorrendo la Storia di Napoli dalle scorrerie dei mori al secondo dopoguerra.
Carosello Napoletano, sceneggiato da Giuseppe Marotta, è tratto dall'omonimo lavoro teatrale di Ettore Giannini e all'epoca rappresentò per l'Italia uno dei primi film-rivista che non fossero veri e propri documentari. Una specie di romanzo storico che, chissà perché, al cinema è arrivato più di cento anni dopo dai successi che aveva mietuto in letteratura. 
E proprio nell'ottica del romanzo storico, Giannini offre un'immagine di Napoli che è difficile trovare altrove, nella quale c'è senz'altro una spruzzata di folklore, ma è quel tanto necessario e non diventa mai banale. Il ruolo di Pulcinella è interpretato dal grande ballerino e coreografo russo Leonide Massine: una nuova prova della eguale grandezza di Pulcinella.
(Roberto Ormanni)

carosello napoletano
SCHEDA TECNICA

commedia musicale, Italia 1953

regia: Ettore Giannini

sceneggiatura: Giuseppe Marotta

fotografia: Piero Portalupi

montaggio: Niccolò Lazzari

scenografia: Mario Chiari

musiche: Raffaele Gervasio

cast: Paolo Stoppa, Tina Pica, Sophia Loren, Leonide Massine, Clelia Matania, Maria Pia Casilio, Giacomo Rondinella, Dolores Palumbo, Vittorio Caprioli, Antonio Cifariello, Nadia Grey, Tino Buazzelli, Aldo Giuffrè
carosello napoletano locandina d'epocaCarosello_napoletano scena
Immagine9Immagine8Immagine7Immagine6Immagine5Immagine4Immagine3Immagine2Immagine1
Analisi critica di Gian Piero Brunetta 
(storico e critico cinematografico)

Nella ricerca di una via tipicamente italiana per film che intendono competere o confrontarsi con esempi contigui americani nel secondo dopoguerra, va citato e considerato senz'altro Carosello Napoletano (1954) di Giannini.
Ettore Giannini cerca di realizzare prima con lo spettacolo teatrale e poi con il film quell'idea di "spettacolo totale" a cui il teatro pensa da Wagner in poi. Di tutti i film musicali degli anni 50 è l'unico degno, per invenzione scenografica, legame con la tradizione nazionale, ricchezza dei costumi (di Maria De Matteis, grande presenza di costumista in 50 anni di storia dello spettacolo teatrale e cinematografico), consapevolezza delle possibilità complessive dello spettacolo a livello figurativo e recitativo, di confrontarsi senza complessi di inferiorità, con il grande musical americano.
Tutta la tradizione della canzone napoletana popolare è portata sullo schermo, ricorrendo a grandi effetti e mezzi spettacolari, in una sorta di "Songbook", che è anche la storia della città attraverso i secoli. Dalle invasioni medievali dei pirati saraceni (Michelemmà è la prima canzone), fino al dopoguerra, il film è raccontato attraverso le vicende di una povera famiglia di saltimbanchi che rappresentano lo spirito del popolo napoletano, la sua capacità di sopravvivenza alle avversità. Al di là dei colori, delle danze e delle canzoni, scorre per tutto il film il senso di un cammino dolente, il racconto di una fame e di una miseria mai superate e mai vinte, di un viaggio destinato a continuare.
Viene citato Gene Kelly di On The Town (Un Giorno a New York - 1948) nello sbarco a Napoli del marinaio americano, ma è la tradizione di Pulcinella e del grande Antonio Petito che diventa il momento di scoperta profonda di una cultura dello spettacolo popolare, capace di trasmettersi anche al cinema.
Questo mi sembra il punto più alto della metamorfosi in quel segmento particolare di pubblico, che guarda all'America non in modo passivo ma sa modificare tutti gli elementi dedotti dall'esterno per rifunzionalizzarli, dando loro un nuovo potere significante.


(tratto da STORIA DEL CINEMA ITALIANO - DAL NEOREALISMO AL MIRACOLO ECONOMICO di Gian Piero Brunetta)
 
Create a website