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ASSOLO
di Massimo Piccolo

Un retropalco affollato di ricordi,musicisti e belle donne, qualche rimorso e pochissimi rimpianti. Danny Caputoprova gli ultimi passaggi per scaldare il sax, quando un amico, per ingannareil tempo, gli chiede se la sua donna è in sala. Mancano cinquanta minuti algrande debutto a New York, solo cinquanta minuti alla consacrazione inmondovisione, quando Danny scopre che “rispondere a una domanda è un po’ comeaprire una porta: cominci a parlare e all’improvviso ti ritrovi in un altroluogo”. Le città e i luoghi si confondono nella sua mente, come in un dejà vu,momenti indefiniti, eppure nitidi e reali, si presentano ai suoi occhi, come seil passato e il presente si fondessero per far fronte a quell’ultima attesa.Passaggi di una commedia, a tratti brillante a tratti malinconica, sembranocostringerlo a rivivere sempre la stessa storia. Solo quando alla fine potràesibirsi nel suo “assolo”, Danny comprenderà che non è il ritmo dei suoidesideri a dominare la scena, ma quello della sua inadeguatezza: il nonriuscire a far coincidere la sua realtà interiore con l’insensatezza di quantolo circonda. A un certo punto devi scegliere, cedere alle lusinghe della vita ocontinuare a inseguire un’impossibile perfezione. 

assolo locandina
SCHEDA TECNICA

drammatico, Italia 2014

regia: Massimo Piccolo

sceneggiatura: Massimo Piccolo

fotografia: Valentina Caniglia

montaggio: Stefano Cocca

costumi: Francesca Palumbo

colonna sonora: Claudio Passilongo

cast: Antonio De Matteo, David Power, Gaia D'Angelo, Maddalena Stornaiuolo, Zaira De Felice, Adriana Cardinale

Il regista Massimo Piccolo parla di ASSOLO

Volendo ascrivere ASSOLO in un genere specifico, potremmo rifarci al “dramma”romantico sentimentale in ambiente musicale, con un qualche debito al Mo’ Better Blues di Spike Lee, anche seuna certa disinvoltura nel gioco continuo che il protagonista fa con irealissimi fantasmi della sua memoria e con i ricordi stessi, entrando euscendo da situazioni del passato, non limitandosi mai al semplice flashback oal racconto di un episodio ma interagendo con questi fino a perderecompletamente la cognizione del “tempo” del presente sostituendola al “tempo”della sua mente, ci porta in una dimensione prossima a quelle di C. Kaufman(specie per il suo Eternal Sunshine ofthe SpotlessMind).

Mentre, riferendoci all'aspetto ironico e distaccato eal complicato rapporto tra la vita e la sua rappresentazione che caratterizzail protagonista, è d'obbligo citare Woody Allen, almeno per il suo Deconstructing Harry.
È rilevante però che il modo con il qualeil sassofonista Danny sweettouchCaputo si pone nei confronti del “tempo perduto” abbia però ben poco del saporedi una recherche proustiana o diquella bergamaniana de Il posto dellefragole, la sua è una malinconia tutta proiettata al futuro, è la ricercadel superamento del limite, dell'incapacità a collocarsi nel mondo così com'è,è il volontario rinunciare alla necessaria perdita d'umanità per condurreun'esistenza normale.

E così “i dolori del giovane Danny”diventano l'impossibilità a godersi le cose più semplici e scontate senzacorazzarsi di una forte dose di cinismo e indifferenza rispetto ai drammi chesenza sosta si consumano in ogni momento ad ogni longitudine, in Paesilontanissimi nello spazio e sulla carta geografica, come a pochi metri dalproprio letto, all'angolo della strada in cui vive. E la musica (comel'infinita e diffusa coazione a ripetere degli individui nell'amore) diquell'assolo di sax che dovrebbe essere il compimento di una vita di studio esacrificio, il passaporto per lasciare la selva dei musicisti di talento ediventare una star nel firmamento mondiale, viene continuamente rimandata,destinando alla ricercatezza e alla purezza dell'arte il ruolo dell'unica eultima oasi di completa realizzazione e umanità.

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