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“Napoli-New York”: il film di Salvatores tratto da un soggetto di Fellini e Pinelli

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“Napoli-New York”, il film diretto da Gabriele Salvatores che racconta il viaggio di due bambini napoletani dall’Italia del secondo dopoguerra alla grande promessa americana. Una storia di emigrazione, amicizia e speranza che, a distanza di anni dalla sua uscita nelle sale, conserva una sorprendente attualità

C’è una Napoli ferita dalla guerra, povera e affamata, ma ancora capace di custodire sogni e speranze, al centro di “Napoli-New York”, il film di Gabriele Salvatores tratto da un soggetto scritto da Federico Fellini e Tullio Pinelli. Una storia rimasta a lungo quasi dimenticata e ritrovata dallo stesso Pinelli nel 2005, prima di essere pubblicata da Marsilio nel 2013, che Salvatores ha trasformato in un racconto cinematografico capace di unire avventura, emozione e memoria.

La vicenda ha inizio nella Napoli del 1949, appena uscita dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Tra le macerie di una città che cerca faticosamente di ricominciare, vivono Celestina, interpretata da Dea Lanzaro, e Carmine, interpretato da Antonio Guerra. Celestina è una bambina povera che ha perso la casa sotto i bombardamenti. Sua zia Amelia non riesce più a occuparsi di lei, mentre sua sorella Agnese è emigrata in America e suo fratello Sasà sembra incapace di tenersi lontano dai guai.

Accanto a lei c’è Carmine, ragazzino scapestrato ma dal cuore buono, con il quale Celestina condivide la quotidiana lotta per sopravvivere. Il destino dei due cambia quando un marinaio americano, in procinto di partire per New York, chiede a Carmine di occuparsi di un cucciolo di giaguaro promettendogli una ricompensa. Ma l’uomo salpa senza pagarlo e i due bambini, nel tentativo di inseguirlo, finiscono a bordo del piroscafo diretto negli Stati Uniti.

È così che comincia il loro viaggio verso New York, verso una terra sconosciuta e apparentemente piena di possibilità. Dopo lo sbarco a Ellis Island, Celestina e Carmine dovranno trovare il modo di costruirsi una nuova vita, affrontando un mondo completamente diverso da quello che hanno lasciato alle spalle.

Nel cast, accanto ai due giovani protagonisti, troviamo Pierfrancesco Favino, Anna Ammirati, Antonio Catania, Omar Benson Miller, Anna Lucia Pierro e Tomas Arana. Ma “Napoli-New York” non è soltanto il racconto di un’avventura ambientata nel passato. È proprio questo uno degli aspetti che colpisce maggiormente nelle parole dei due giovani protagonisti intervistati da Napoli nel Cinema durante il XV Social World Film Festival di Vico Equense, nel 2025.

Dea Lanzaro ha raccontato il rapporto nato sul set con Gabriele Salvatores e Pierfrancesco Favino, ricordando il regista come un vero maestro e sottolineando la disponibilità e la simpatia di Favino: “Lavorare con Salvatores e Favino per me è stato bellissimo. Salvatores è diventato come un maestro, mi ha fatto capire tante cose ed era sempre interessante ascoltarlo e pensare a quello che mi diceva. Pierfrancesco era sempre divertente e gentile e faceva diventare un piacere e una gioia stare sul set”.

Per Antonio Guerra, invece, l’esperienza sul set è stata innanzitutto un gioco, ma anche una vera scuola di recitazione. Il giovane interprete ha ricordato il modo con cui Salvatores lasciava spazio ai due ragazzi, permettendo loro di sperimentare e trovare una propria naturalezza davanti alla macchina da presa: “Prima di tutto la cosa importante è che mi sono divertito tantissimo, perché penso che se non lo prendi un po’ come un gioco il lavoro dell’attore non lo puoi fare”.

E parlando di Pierfrancesco Favino ha aggiunto: “Stare con Pierfrancesco è stata proprio una scuola, mi ha fatto capire tanto di come si deve fare questo mestiere e infatti dopo questo film sono maturato tantissimo”.

A distanza di tempo, però, sono soprattutto le riflessioni dei due giovani attori sul significato della storia a restituire a “Napoli-New York” una dimensione che va oltre quella cinematografica.

Guardando il film, Antonio Guerra ha riconosciuto nelle vicende di Celestina e Carmine una realtà ancora presente nel mondo contemporaneo: “Ho capito che avevamo raccontato anche la realtà di oggi: esistono ancora tantissimi bambini dell’età di Celestina e Carmine che lasciano, in molti casi scappano dal loro paese…magari non più da Napoli verso New York, ma da tante altre parti del mondo e molte volte proprio per venire in Italia”. Una consapevolezza che lo aveva profondamente colpito: “Vedendo il nostro film mi sono reso conto di tutto questo e…mi è venuto il freddo addosso”.

Anche Dea Lanzaro aveva sottolineato questo parallelismo tra il passato raccontato dal film e il presente: “Mentre giravo il film ho capito che sia a quell’epoca che oggi è stato ed è molto difficile perché ci sono tante persone che emigrano e non hanno un vero e proprio posto in cui andare e vanno incontro a molte difficoltà…niente è facile per loro”.

Ed è forse proprio qui che risiede una delle ragioni della forza di “Napoli-New York”. La storia di due bambini che partono da una Napoli devastata dalla guerra per attraversare l’oceano e cercare un futuro non appartiene soltanto al 1949. Le loro paure, la separazione, la ricerca di una casa e il desiderio di una vita migliore sono sentimenti che continuano a parlare al presente.

Salvatores racconta tutto questo attraverso gli occhi di Celestina e Carmine, mantenendo lo sguardo dei bambini anche davanti alle difficoltà del mondo degli adulti. E attraverso quello sguardo il viaggio diventa una storia universale sull’infanzia, sull’amicizia e sulla possibilità di ricominciare.

“Napoli-New York”, una storia che parte da Napoli, attraversa l’oceano e arriva fino ai nostri giorni. Un viaggio iniziato tra le macerie della Napoli del dopoguerra e diventato, attraverso il cinema, un racconto di speranza che continua a parlare al pubblico di oggi.

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