MARCHIO_WEB_NAPOLINELCINEMA

Gli anni 1914-1915 
e l'incontro tra la letteratura e il Cinema
francesca bertini
ASSUNTA SPINA.PNG
sperduti nel buio
Il biennio 1914-1915 fu il periodo in cui la produzione napoletana realizzò opere fondamentali per la cinematografia nazionale, distaccandosi sempre da quelli che furono i temi dei film prodotti nel resto d'Italia: niente film storici e drammi passionali di gran dame, ma storie di povera gente che lotta contro la prepotenza di ricchi e camorristi, con attori presi dalle strade o dai teatri popolari. Opere, queste, tratte spesso dai romanzi degli autori più rappresentativi del verismo quali Roberto Bracco, Salvatore Di Giacomo e Matilde Serao.

Il testo letterario, infatti, fu la fonte principale a cui il Cinema attingeva per trovare storie da raccontare sullo schermo, avvicinando così il grande pubblico, sopratutto quello meno acculturato, alla letteratura e alla storia degli antichi. Tuttavia gli intellettuali in un primo momento mostrarono scarsa simpatia per il nascente cinematografo, sia perché non credevano nel suo valore artistico, sia perché avvertirono i "pericoli estetici" che potevano derivare dal'adattamento cinematografico delle loro opere.

Ben presto però finirono per cedere alle lusinghe del grande schermo (anche per esigenze economiche) e divennero dei punti di riferimento essenziali per l'industria cinematografica.
Due pellicole che possiamo definire sicuramente storiche, per aver dato inizio a quella che sarà la scuola neorealista del dopoguerra, furono: Sperduti nel buio  e Assunta Spina.
Sperduti nel buio, girato nel 1914 da Nino Martoglio per la Morgana Film, e interpretato da Giovanni Grasso, Maria Carmi e Virginia Balestrieri, fu tratto appunto dall'omonimo romanzo di Roberto Bracco.

Giornalista, drammaturgo e scrittore, Bracco collaborò alla realizzazione di molti soggetti cinematografici ricavati dalle sue opere teatrali; tra il 1912 e il 1922 gli si possono attribuire una ventina di film, tra i quali Don Pietro Caruso, Il piccolo santo, La piccola fonte; ma di questa produzione sopravvive una sola pellicola: La fine dell'amore, del 1920.


Nonostante ciò, dalle interviste e dagli articoli di Bracco sul cinematografo pubblicati in vari giornali dell'epoca emerse un atteggiamento contraddittorio dello scrittore, comune a tanti altri intellettuali: da un lato distacco e quasi repulsione, dall'altro simpatia e interesse a partecipare da vicino all'ascesa della nuova arte. L'avvento del fascismo cambiò radicalmente la condizione di Bracco: schieratosi apertamente contro il regime, dovette piegarsi ad una censura che lo allontanò del tutto da ogni attività teatrale e cinematografica.

Sperduti nel buio, primo esempio di film "ad indirizzo realista" , era ambientato nei miseri vicoli napoletani dove vivevano i due protagonisti della storia, Nunzio e Paolina, destinati a soccombere di fronte alla crudeltà degli uomini forti e potenti. La pellicola è purtroppo oggi introvabile, in quanto fu razziata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale; resta la sceneggiatura curata da Alfredo Barbina, con un'appendice dedicata alla corrispondenza intercorsa tra Bracco e Martoglio durante la lavorazione del film.

Nel 1947 fu girato un remake di Sperduti nel buio, con la regia di Camillo Mastrocinque e interpretato da Vittorio De Sica.

Dall'incontro tra letteratura realista e Cinema nacque l'altro capolavoro del Cinema muto: Assunta Spina, del 1915. Tratto dal romanzo omonimo di Salvatore Di Giacomo fu diretto da Gustavo Serena e interpretato da Francesca Bertini e dallo stesso Serena. Di Giacomo scrisse anche una seconda parte dell'Assunta Spina, in versione cinematografica, mai portata sullo schermo. Furono invece realizzati dei rifacimenti del film, uno nel 1928, con la regia di Roberto Roberti e interpretato da Rina De Liguoro e Febo Mari; l'altro, più famoso, nel 1947 con la regia di Mario Mattoli, interpretato da Anna Magnani e Eduardo De Filippo.

Il film, proiettato per la prima volta a Napoli nel marzo del 1915, dove registrò il tutto esaurito per diverse settimane, fece molto discutere per la rappresentazione di quadri sin troppo realistici. Esso è comunque da ricordare sopratutto per l'interpretazione magistrale della Bertiniche apportò anche delle innovazioni alla sceneggiatura originale aggiungendo al prologo un episodio di vita vissuta di cui era stata testimone.

Francesca Bertini, alias Elena Saracini Vitiello, fu la prima grande diva del Cinema muto, anzi si dice che proprio per lei fu coniato questo termine nell'accezione comune. Divine furono considerate alcune tra le prime attrici del cinematografo che si distinsero particolarmente per bellezza, fascino e determinata volontà di emergere, diventando per l'immaginario popolare degli esseri immateriali e inavvicinabili. L'accentuarsi del fenomeno divistico fu anche conseguenza degli avvenimenti legati al conflitto mondiale. In quegli anni la diva, costantemente seguita sullo schermo durante le licenze, divenne il necessario conforto e l'ultima consolazione dei soldati sacrificati al fronte. In più dilagava nella società l'esaltazione dell'individuo, le donne fatali esistevano non solo nei film ma anche nella realtà e i gentiluomini avevano come modello da emulare Gabriele D'Annunzio.

Di origini modeste, come la maggior parte delle attrici di quel periodo, Francesca Bertini nacque a Firenze l'11 aprile 1888 - l'attrice contestava questa data affermando di essere nata il 5 gennaio 1892 - crebbe però a Napoli dove cominciò a recitare molto giovane in piccole compagnie dialettali. Ben presto - consigliata e aiutata anche da Di Giacomo - passò al cinematografo esordendo nel 1906 in un film comico di Roberto Troncone: Marito distratto e moglie manesca.


di Chiara Masiello - tratto da Napoli, una città nel Cinema edito dalla Biblioteca Universitaria di Napoli


SOCIAL1SOCIAL2

facebook
twitter
vimeo
Create a website